“La vita non è negoziabile, il fine è abrogare la 194” - Corrispondenza romana
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“La vita non è negoziabile, il fine è abrogare la 194”

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(Tommaso Scandroglio, La Nuova Bussola Quotidiana – 11 maggio 2021) Il 22 maggio del 1978 veniva promulgata la famigerata legge 194 sull’aborto. Esattamente 43 anni dopo, il 22 maggio del 2021, si terrà la decima edizione della Marcia per la Vita. Una marcia che quest’anno, a causa delle restrizioni anti-Covid, diventerà una manifestazione in forma statica, la quale inizierà alle 10.30 a Piazza del Popolo a Roma.

Quarantatré anni di vita della legge 194 e sei milioni di bambini morti. Sono queste due cifre che alla fine spiegano il senso di questa iniziativa pro-life, la più importante in Italia. Ne abbiamo voluto parlare con la dottoressa Virginia Coda Nunziante, presidente della Marcia Nazionale per la Vita, membro del Board dell’associazione internazionale Voice of the Family e direttore dell’Associazione Famiglia Domani.

Virginia Coda Nunziante, qual è l’obiettivo principale della Marcia?
Come ben sappiamo, gli attacchi alla vita umana innocente sono sempre più numerosi e non risparmiano alcuna fase né della vita intrauterina né della vita al di fuori del grembo materno. Da oltre quarant’anni la legge 194/1978 regolamenta e incentiva l’uccisione deliberata dell’innocente nel grembo materno. Da allora i morti, anche a causa dell’uso intensivo di contraccezione e fecondazione artificiale, ormai non si contano più. La Marcia per la Vita è nata come la voce di un popolo che non si arrenderà mai di fronte al “fatto compiuto” dell’omicidio di massa legalizzato. Abbiamo continuato ad affermare, per dieci anni consecutivi, anno dopo anno, l’intangibilità della vita umana innocente, dal concepimento alla morte naturale, perché siamo convinti che nulla è irreversibile nella storia e che sia possibile ritrovare i princìpi della legge naturale e cristiana, calpestati negli ultimi quarant’anni in Italia. Per questo chiamiamo a raccolta tutti gli uomini di buona volontà per difendere il diritto alla vita come uno di quei principi non negoziabili su cui si fonda ogni convivenza civile. Finché non arriveremo ad abrogare la 194 non ci stancheremo a denunciare l’intrinseca iniquità di una legge che riteniamo non vincolante per la coscienza dei singoli, perché in contrasto con la legge divina e naturale. Esortiamo ogni difensore della vita a reagire con tutte le forze, ad ogni livello, contro questa normativa e contro ogni manipolazione mediatica e culturale che la sostenga.

Ha senso una Marcia pro-life che non può essere una marcia tenuto conto del rispetto delle misure anti-Covid?
Sono assolutamente convinta di sì, per quanto certamente la mancanza di una vera e propria marcia si faccia sentire. Non c’è dubbio che l’epidemia di coronavirus abbia cambiato molte nostre abitudini e ha avuto anche un forte impatto psicologico, creando un’atmosfera di incertezza e di scoraggiamento. Tuttavia i nostri avversari non hanno arretrato. Ultimamente abbiamo assistito ad un’escalation di violenza senza precedenti contro la vita umana innocente: dalle nuove linee guida del ministro Roberto Speranza sulla RU486, passando per l’ulteriore liberalizzazione della contraccezione d’emergenza (che sappiamo non essere esente da effetti cripto-abortivi), fino ad arrivare al pericolo stesso di una legislazione che introduca definitivamente l’eutanasia (anche attiva) nel nostro ordinamento giuridico. Neanche noi arretreremo, e combatteremo il processo di degradazione culturale e morale con tutti i mezzi naturali e soprannaturali a nostra disposizione. La Marcia è uno di questi. Evidentemente non l’unico.


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La sensibilità pro-life è cresciuta o diminuita in questi ultimi anni in Italia?
Certamente è cresciuta. Un chiaro indizio di questo risiede nei numeri della Marcia e delle associazioni che si sono sviluppate negli ultimi anni. È un chiaro segnale che la cultura della vita sta prendendo piede a livello locale e a livello nazionale. A mio avviso una grande speranza è data dal crescente numero di giovani sempre più attivi nel corso dell’anno nell’ambito delle loro realtà. Quest’anno purtroppo molti saranno assenti a causa delle restrizioni presenti in diverse regioni anche se non tutti sanno che una circolare del Viminale, inviata a tutti i Prefetti d’Italia, in seguito al DPCM del 2 marzo, autorizza a spostarsi anche dalle regioni rosse per raggiungere una manifestazione a carattere nazionale. E la Manifestazione per la Vita è a carattere nazionale: tutti dunque possono raggiungere Roma.

L’esperienza statunitense ci può insegnare qualcosa?
Sicuramente, a cominciare dall’influenza della Marcia per la Vita sull’opinione pubblica e sugli uomini politici degli Stati Uniti. La nomina di due giudici americani pro-life da parte del presidente Trump è stata una delle conseguenze di questa pressione culturale. Del resto, la prima Marcia per la Vita nel mondo è stata proprio quella di Washington. Loro hanno raggiunto livelli incredibili, ma questo è dovuto anche al fatto che cominciarono immediatamente dopo la sentenza Roe v. Wade che permise la legalizzazione dell’aborto negli Stati Uniti. È stato molto edificante per me vedere quanti giovani erano presenti nell’ultima edizione che si è tenuta nel gennaio 2020 e a cui ho avuto modo di partecipare con la fondatrice degli Universitari per la Vita, Chiara Chiessi, l’attuale presidente della stessa associazione, Fabio Fuiano, e il deputato Vito Comencini.

Quale dovrebbe essere l’obiettivo, magari non più importante, ma più urgente per il movimento pro-life oggi in Italia?
Senz’altro combattere senza compromesso alcuno. È ormai esperienza comune che la strategia del “cedere per non perdere”, o altrimenti, del “male minore”, non solo non ci ha consentito di ottenere risultati significativi, ma ha permesso alla cultura della morte di diffondersi quasi indisturbata nel nostro paese così da inquinare le menti e i cuori della gioventù. Non illudiamoci però: nessun risultato è possibile senza la preghiera. È per questo che la Marcia è preceduta ogni anno da una pubblica Adorazione al Santissimo Sacramento.


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In questi ultimi tempi si discute molto sulla liceità morale dei vaccini anti-Covid. Che ne pensa?
È un problema ampio e complesso, perché va al di là dei vaccini anti-Covid e si estende a ogni campo di ricerca sulle linee cellulari, non solo nel campo medico. Abbiamo intenzione di aprire un dibattito su questo punto, ma il nostro punto di riferimento resta la Congregazione per la Dottrina della Fede. La Marcia per la Vita, in quanto tale, non si porrà mai in aperto contrasto con le autorità ecclesiastiche. Personalmente ritengo che la vaccinazione contro il Covid-19 sia moralmente lecita, ma non obbligatoria, e che sia comunque necessario chiedere alle aziende farmaceutiche e alle agenzie sanitarie governative di produrre, distribuire e offrire vaccini eticamente accettabili che non creino problemi di coscienza, né agli operatori sanitari, né ai vaccinandi stessi. Mi sono personalmente occupata di questo già nel lontano 2010, invitando a parlare a Roma il professor Shin’ya Yamanaka, esperto nella creazione di cellule staminali pluripotenti indotte (IPSC) da cellule umane adulte per evitare l’utilizzo di cellule staminali embrionali.