Francesco, Becciu e il giallo infinito

becciu.jpg_997313609
Print Friendly, PDF & Email

(Lucetta Scaraffia – La Stampa) 

Diciamo la verità: il Vaticano dà grandi soddisfazioni ai lettori di gialli che si sono abituati da tempo a vederlo al centro di complicate storie criminali. La realtà, infatti, sta superando di gran lunga la fantasia, aprendo scenari che un onesto giallista non avrebbe mai osato neppure immaginare. Innanzi tutto per la presenza di inquietanti figure femminili che sembrano avere un ruolo centrale nelle vicende giudiziarie al di là delle mura leonine. L’occasione di queste riflessioni è data dalle ultime notizie riguardanti il lungo e travagliato processo a carico del cardinale Becciu, in realtà innestato su un altro processo relativo alla nota faccenda della compravendita di uno stabile di lusso a Londra per la quale sarebbero stati utilizzati quelli che vengono definiti i soldi del papa per i poveri. Faccenda in cui per la verità Becciu svolge un ruolo marginale, tanto è vero che il processo a suo carico stava andando molto male per l’accusa che vedeva la sua istruttoria smentita ogni giorno da testimoni e documenti. Sicché i giornali, dopo avere all’inizio del caso titolato in prima pagina, se ne stavano ormai disinteressando, come del resto fanno sempre quando il processo smentisce le accuse lanciate dai media, cioè da loro stessi. Gli imputati, insomma, stavano tranquillamente avviandosi – tutto lasciava prevedere – verso l’assoluzione. È a questo punto che per riattizzare l’interesse mediatico vengono però diffuse nuove notizie su telefonate di Becciu al papa, purtroppo registrate all’insaputa del pontefice, nonché altre registrazioni di colloqui privati del cardinale con i suoi familiari nei quali ci si esprimeva, diciamo con una certa disinvoltura, nei confronti del vicario di Cristo in terra. Niente in realtà di attinente davvero alle questioni processuali, ma certo una discreta propaganda negativa nei confronti di Becciu. La diffusione delle telefonate serve comunque a concentrare nuovamente l’attenzione su di lui, cioè sull’imputato, e a distrarre dalla lunghissima deposizione del suo grande accusatore, Alberto Perlasca, che si stava mostrando molto in difficoltà davanti alle incalzanti domande della difesa. Soprattutto, alcune risposte di monsignor Perlasca stavano rivelando che molte delle sue affermazioni – riportate in un memoriale cardine dell’accusa – erano state suggerite dall’esterno, anche se l’interessato non ricordava da chi. Ma arriva l’ennesimo colpo di scena: scoppia la bomba delle donne fino a quel punto nell’ombra. Figure femminili che nessuno poteva neppure sospettare così decisive in questo universo di soli uomini. Ecco dunque la signora Genoveffa Ciferri, amica schierata a strenua difesa di Perlasca, la quale, vedendo il suo protetto agitato e imbarazzato, stretto fra le domande su chi gli avesse insufflato cosa dire da un lato e la consegna del silenzio dall’altro, prende la penna e scrive a Diddi, il promotore di giustizia vaticano (cioè il pubblico ministero), una lettera stupefacente. È appunto la notizia di ieri. Dopo avere giustificato la rivelazione che si accinge a fare con il suo buon cuore e con i buoni sentimenti che la animano, Ciferri rivela che è stata proprio lei a manipolare l’amico prelato, Perlasca, appunto, ma su consiglio di un’altra donna già coinvolta in oscure vicende vaticane e processata, la notissima Francesca Immacolata Chaouqui. Sarebbe stata insomma Chaouqui, molto vicina ai magistrati, a suggerire a Ciferri le risposte che a sua volta Perlasca doveva dare. Lei quindi ad aver pilotato la vicenda contro Becciu, sempre promettendo in cambio la totale assoluzione di Perlasca tanto caro alla Ciferri. Quest’ultima, per la verità, qualche dubbio sul vero mandante ultimo dei consigli ricevuti dichiara di averlo avuto, e soprattutto confessa il proprio imbarazzo per avere mentito a Perlasca dicendogli che i suggerimenti venivano direttamente dal magistrato invece che da Chaouqui, come ora ammette. Solo di recente, esasperata dal comportamento alquanto imbranato di Perlasca stesso durante il suo ultimo interrogatorio, gli avrebbe confessato la verità: chi la ispirava altri non era che Chaouqui. Decide allora di raccontare questa versione dei fatti in una lettera a Diddi, che lo stesso destinatario rende pubblica. E così, se già il processo, per come si era svolto, non dava certo molte garanzie di perseguire una giustizia super partes, adesso la situazione precipita. Si scopre infatti che due donne – un’anziana amica del prelato, e una signora diciamo molto discussa – tengono in pugno non solo i magistrati del tribunale vaticano, manovrando la testimonianza decisiva di Perlasca, ma in definitiva il papa stesso che afferma di essere in attesa di riscontro processuale prima di sciogliere il malcapitato cardinale da sospetti e accuse. Cherchez la femme funziona insomma anche dietro le mura dello Stato più patriarcale del mondo? Pare di sì. Anche se al sesso si sostituisce l’affetto materno esibito dall’anziana signora Ciferri. Ma forse, viene da pensare, le due donne potrebbero essere mosse anche dalla soddisfazione di essere proprio loro, due donne apparentemente escluse dal potere, a muovere pedine così importanti, arrivando perfino, chi lo sa, a influenzare un prossimo conclave.

Iscriviti a CR

Iscriviti per ricevere tutte le notizie

Ti invieremo la nostra newsletter settimanale completamente GRATUITA.