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Europa cristiana risvegliati!!! (Recensione)

Il volumetto del professor Roberto de Mattei (nella foto in basso a sinistra) Europa cristiana risvegliatisi divide in tre parti: la prima parte è relativa all’attualità della battaglia di Lepanto; la seconda parte ben descrive l’eroicità e le gesta di Eugenio di Savoia, Feldmaresciallo dell’Impero che ricoprì, a soli trent’anni, la suprema carica militare nel Sacro Romano Impero; la terza parte ricorda lavittoria di Vienna, come lascito culturale, oltre che militare, della battaglia di Lepanto.

In appena 63 pagine di scritto, l’autore riesce a trasmettere grandi emozioni e forti suggestioni. 

La descrizione storica si presenta avvincente e coinvolgente, perché scritta in un linguaggioaffascinante e quasi epico «Vi sono giorni e luoghi nella storia in cui il tempo sembra arrestarsi e nello spazio di un attimo si decidono le sorti dei secoli futuri». Sembra di stare sulla tolda di una di quelle navi a fianco di Ferrante Caracciolo aspirando l’odore acre di fumo e di morte, con i boati dei cannoni, le grida dei feriti e dei morenti nelle orecchie, ma assaporando nel contempo ardore, entusiasmo e coraggio. La vasta conoscenza storica dell’autore, infatti, descrive con minuzia di particolari la presenza sul campo di personaggi più o meno illustri, che combatterono eroicamente, come  Sebastiano Venier o Antonio Pasqualigo.

E d’improvviso ci ritroviamo in Italia, in un’ampia sala, in compagnia di alti prelati e di Pio V che,sgranato il Rosario, annuncia la vittoria.

Nondimeno non si tratta solo di una descrizione storica, ma anche di una valutazione attuale su quegli accadimenti: «Ci si potrebbe chiedere se Pio V, piuttosto che promuovere ed intraprendere la guerra non avrebbe fatto meglio a tendere la mano all’Islam, cercando con esso una coesistenza pacifica, attraverso una politica di pace, di dialogo, di tolleranza. Oggi queste domande sorgono spontanee nella mente di chi, atterrito dagli scenari di distruzione del terrorismo e della guerra, ritiene che la guerra sia il male supremo da non evocare persino nel nome».

L’autore, però, ci ricorda che si tratta prima di tutto di una battaglia tra la verità e l’errore, la verità e la menzogna, battaglia che non si può combattere sotto lo stendardo del relativismo, o dell’irenismo, perché è una battaglia che richiede l’estremo sacrificio fino al sangue come fu per i nostri predecessori che per noi, il loro futuro, versarono il proprio sangue in battaglia.

Sembra di vederlo quel «ragazzo malaticcio e sgraziato», che fu Eugenio di Savoia; «destinato alla carriera ecclesiastica», ma divenuto in breve tempo l’uomo che avrebbe riunito in sé tutti i principali poteri nel Sacro Romano Impero. Luigi XIV avrebbe potuto annoverarlo tra le fila del proprio esercito, ma si rifiutò sdegnosamente di accogliervelo, quando il giovane di casa Savoia gli si presentò per servire in esso come ufficiale. Errore. Grave errore di prospettiva, che non fece l’imperatore asburgico alle grandezza del cui regno, Eugenio contribuì grandemente. I suoi successi e le sue strategie militari sono sapientemente pennellati dalle parole dell’autore, che, in poche pagine, ne esalta la sagacia, il coraggio e l’abilità strategica.

Infine Vienna, la battaglia a noi più vicina sia in senso temporale che geografico. Mai come alloral’Islam era giunto in profondità nell’Europa cristiana, minacciandone il cuore così da vicino. Dispiace che questo testo non sia più lungo e che ci lasci solo intravvedere le manovre diplomatiche, che sempre si dispiegano in questi frangenti e che furono attuate per salvare l’Europa cristiana; ma si legge bene come, a partire dal Papa, Innocenzo XI, fino all’ultimo combattente in campo, l’aiuto sia stato impetrato ed ottenuto dal Cielo.

Cosa dicono a noi oggi tutti questi fatti?

Perché rileggerli e riassaporarli in questo breve volumetto?

«Per ricordare che esiste un diritto alla legittima difesa e sopratutto per ricordare che esiste qualcosa che merita di essere difeso, qualcosa che vale più della nostra vita, perché è un bene spirituale che appartiene alle generazioni che ci hanno preceduto e a quelle che seguiranno: è la nostra fede, la nostra cultura, la nostra civiltà».

Da www.horsemoonpost.com