Divorzio nazionale: orribile idea che distruggerà l’America

USA
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di John Horvat

Alcuni americani di mentalità tradizionale usano un’orribile metafora per descrivere un risultato che desiderano per la nazione. La metafora è il divorzio nazionale e il suo risultato è la separazione di un qualche Stato dall’Unione americana.

Proporre un divorzio nazionale è come immaginare figurativamente un aborto per risolvere un problema sociale indesiderato. Il divorzio e l’aborto non sono mai soluzioni, né letteralmente né metaforicamente. Finiranno sempre male. I bambini (reali e immaginari) soffriranno sempre.

Tuttavia, questo atteggiamento riflette uno spirito di disperazione per lo stato attuale delle cose. Un catalizzatore immediato della angoscia è il disfattismo ideologico del governo federale, che non è riuscito a proteggere gli Stati di confine da un’invasione di immigrati clandestini.

Diversi Stati lamentano situazioni disperate che richiedono un’azione drammatica, che si tratti di legislazione socialista, aborto, regolamenti ecologici e indottrinamento nelle aule scolastiche. C’è gente che vuole disperatamente uscire da queste situazioni e ora chiede a gran voce il divorzio nazionale.

La chiamata alla separazione

I liberal all’interno del governo federale e della società sembrano fare tutto il possibile per incoraggiare l’indignazione e la separazione. Ne traggono sicuramente vantaggio.

Un divorzio nazionale aiuterebbe la sinistra nello stallo della guerra culturale del Paese, cancellando i conservatori dal dibattito a permetterebbe ai conservatori di frantumare istituzioni nazionali che i liberal non sono riusciti a controllare completamente. Senza combattere il processo di divisione, vasti settori della nazione verrebbero consegnati ai liberal. Dunque, mentre la sinistra liberal fa provocazioni, alcuni conservatori disperati abboccano all’amo.

Soluzioni che finiscono sempre male

Attivisti come la rappresentante Marjorie Taylor Greene, personalmente divorziata di recente, sostengono che il Texas e gli altri Stati che godono di un trattamento analogo dovrebbero ottenere un divorzio nazionale dall’America. Secondo loro, non deve trattarsi di un brutto affare, ma di un accordo amichevole e senza recriminazioni, in cui si accetta di separarsi e di dividere i beni. Lasciamo che gli altri Stati facciano ciò che vogliono e che si autodistruggano. Gli Stati rossi (repubblicani) e in seguito le contee o le città rosse rimarranno di quel colore e determineranno i loro destini separatamente.

In questo modo, gli appelli alla separazione e alla secessione sono in aumento, poiché gli americani trovano sempre più difficile vivere insieme in pace. In effetti, cinque milioni di persone sono emigrate da uno Stato all’altro in uno dei più grandi spostamenti di popolazione della storia americana.

Allontanarsi dal problema

L’appello al divorzio amichevole si rivolge a una mentalità che rifiuta di approfondire i problemi e che riflette l’odierna società dell’usa e getta, in cui tutto può essere scartato a piacimento. Come quando in una relazione personale va male, il divorzio permette semplicemente la possibilità di allontanarsi e riprovare con un’altra persona.

La soluzione del divorzio nasce da una società liberale in cui gli obiettivi della vita sono massimizzare il piacere e minimizzare la sofferenza. Non appena la prospettiva di sofferenza o di sacrificio entra in gioco, la tendenza è quella di fuggire per trovare nuovi piaceri.

I promotori del divorzio nazionale credono che lo stesso possa essere fatto con gli Stati o le nazioni. Quando la scena nazionale diventa afflittiva e lavora contro l’interesse dell’individuo, è tempo di separarsi piuttosto che affrontare i problemi.

Una decisione egoistica di questo tipo rifiuta di esprimere un giudizio morale sul fatto che qualcosa sia giusto o sbagliato e, invece, si limita ad attuare una fuga. A questi individui non interessa come vivono gli altri e il loro impatto su tutta la società, purché possano continuare la loro vita senza ostacoli.

Per molti americani che sostengono questa posizione secessionista, il concetto di unione nazionale è quasi commerciale. Fortemente influenzato dal pensiero individualista dell’Illuminismo, questo settore del pubblico ha a lungo visto il legame di cittadinanza come quello di un azionista o di un socio di una cooperativa.

In questo modo, tutti sono pieni di entusiasmo patriottico quando le cose vanno bene. Nei momenti di crisi, però, subentrano il risentimento, le rivendicazioni e il rancore. Allora si cercano benefici gratuiti piuttosto che soluzioni e nessuno sembra disposto a sacrificarsi per gli altri.

Una mentalità pervasiva

Questa mentalità egoistica e cooperativa riguarda sia la sinistra che la destra. Entrambi condividono la convinzione liberale che tutto, compreso il governo, esista solo per il piacere e l’interesse personale dell’individuo.

Si tratta di un regime in cui tutti i piaceri sono giudicati uguali. La libertà (o licenza) di perseguire il proprio piacere è più importante dell’obiettivo effettivo. Per i conservatori, il piacere spesso significa la pratica di virtù che favoriscono i benefici materiali. Per gli altri, il piacere consiste spesso nell’appagare passioni più oscure.

Quello che sta accadendo oggi in America è uno scontro enorme in cui la ricerca della felicità di ciascuno avviene a spese dell’altro. L’unico modo in cui ciascuno può cercare piaceri sempre più consumistici è quello di distruggere l’America, liberandola dai vincoli imposti dai valori del passato.

Il vero obiettivo è la civiltà cristiana

Questo scollamento è ciò che non va nella soluzione del divorzio nazionale. Consiste nel lasciare che tutte le parti, destra e sinistra, perseguano separatamente i loro diversi tipi di piaceri. Combattere il liberalismo con altro liberalismo. Tutti si arruolano sotto la stessa bandiera liberale delle gratificazioni, alcune giudicate buone e altre sbagliate.

Non esiste più la preoccupazione per il bene comune. Non esiste una nozione oggettiva di bene e di male. Così, la società si disintegra, poiché non esistono principi e valori morali unificanti che tengano insieme le cose.

Finché il dibattito sarà impostato in questo modo, non ci sarà il ripristino di un ordine morale, ma solo una crescente discesa nel caos.

Il paradigma liberale di ognuno alla ricerca del piacere è alla base della modernità. Tuttavia, è sempre stata una finzione. Il regime liberale non è mai stato quello di permettere agli individui di fare ciò che vogliono bensì di sempre abbattere gli ostacoli che impediscono alle persone di fare ciò che le loro passioni desiderano.

Il bersaglio della sinistra liberal è quel poco che resta della civiltà cristiana e delle sue strutture morali, sia che si tratti della Chiesa Cattolica, della morale, della metafisica, dell’identità, del sesso, dei pronomi, dei confini, del linguaggio o della logica lineare. Queste reminiscenze quotidiane di un ordine naturale e cristiano devono essere sradicate.

Quale modo migliore per realizzare questo compito se non quello di far sì che i conservatori frantumino l’unità politica di coloro che combattono la guerra culturale su scala nazionale e ghettizzino la reazione in enclavi separatiste?

Riformulare il dibattito

Per impostare bene la vera lotta, questo è un dibattito che va riformulato. Deve consistere nella difesa di quei valori perenni che Russell Kirk chiamava “le cose permanenti”, quelle norme di coraggio, dovere, onore, giustizia e carità che devono la loro esistenza e la loro autorità a qualcosa di più alto dei piaceri o degli interessi personali, cioè a un Dio trascendente.

Gli americani devono sfidare il falso paradigma secondo cui lo scopo della vita è massimizzare il piacere e minimizzare la sofferenza all’interno di un modello di società per azioni o tipo coop. L’America deve tornare a quella società incentrata sulla famiglia e sulla comunità, ancorata a Dio e a una moralità basata sulla Sua legge. È il momento di riunire la nazione attorno a principi unificanti, non di frantumarla in milioni di frammenti individualistici.

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