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Zen: “Il segretario di Stato vaticano sbaglia”

(Sandro Magister per L’Espresso – 06 febbraio 2018) Questa che segue è la traduzione integrale dalla lingua cinese dell’intervento pubblicato il 5 febbraio sul suo blog dal cardinale Giuseppe Zen Zekiun, vescovo emerito di Hong Kong.

Zen replica qui alle reazioni vaticane a questo suo precedente intervento:

> Pericolo di scisma in Cina. Il cardinale Zen: “Il papa mi ha detto…”

Al quale erano appunto seguiti una dichiarazione del direttore della sala stampa vaticana, un’intervista del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin e delle anticipazioni su un imminente accordo tra la Santa Sede e Pechino, rilanciate anche dalla testata semiufficiale cinese “Global Times“.

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QUATTRO OSSERVAZIONI

di Giuseppe Zen Zekiun

Alcune persone che mi vogliono bene mi hanno consigliato di pregare di più e di non parlare troppo. Certo è giusto pregare di più, perché il Signore è la nostra speranza e abbiamo fiducia nell’intercessione della Madonna, Madre di Dio.

Mi hanno consigliato così probabilmente con il timore che se parlo troppo, sarò più facilmente attaccato. Ma non ne ho paura, purché le mie parole siano giuste e utili. Con l’età che ho, non mi importa se guadagnare o perdere.

Voglio parlare ancora perché ho l’impressione che fra poco tempo non potrò più parlare. Perciò chiedo il vostro perdono.

1. Nella lettura della messa di questa domenica, Giobbe deve sopportare la lunga notte della sofferenza, in cui lamenta di non vedere più la felicità con i suoi occhi. Ma il Salmo 146 ci invita a lodare il Signore che risana i cuori affranti. Nei giorni scorsi, i fratelli e le sorelle che vivono nel continente cinese hanno saputo che il Vaticano è pronto ad arrendersi al partito comunista cinese, e quindi si sentono a disagio. Visto che i vescovi illegittimi e scomunicati saranno legittimati, mentre quelli legittimi saranno costretti a ritirarsi, è logico che i vescovi legittimi e clandestini siano preoccupati per il loro destino. Quante notti di sofferenza sopporteranno i sacerdoti e i laici, al pensare che dovranno inchinarsi ed obbedire a quei vescovi che ora sono illegittimi e scomunicati, ma domani saranno legittimati dalla Santa Sede, appoggiati dal governo. Tanto più che un disastro è già iniziato oggi, senza aspettare l’arrivo del domani. Dal 1 febbraio sono entrati in vigore i nuovi regolamenti governativi sull’attività religiosa. I sacerdoti clandestini di Shanghai hanno chiesto ai fedeli di non andare più alle loro messe, perché altrimenti chi si ostina a farlo sarà arrestato! Ma non abbiate paura, perché il Signore risana i cuori affranti.

2. Il segretario di Stato della Santa Sede ha detto che “conosciamo le sofferenze subite ieri ed oggi dai fratelli e dalle sorelle cinesi”. Ma quest’uomo di poca fede capisce che cos’è una vera sofferenza? I fratelli e le sorelle del continente cinese non hanno paura di essere ridotti in povertà, di esser messi in prigione, di versare il sangue, la loro sofferenza maggiore è di vedersi traditi dai “familiari”. L’intervista di Parolin è piena di opinioni sbagliate (sperando che i suoi discorsi siano coerenti con i suoi pensieri). Ma non è decente per un alto dirigente della Santa Sede manipolare la lettera [ai cattolici cinesi] di un papa anche se già ritirato, citando la frase (4.7): “La soluzione dei problemi esistenti non può essere perseguita attraverso un permanente conflitto con le legittime autorità civili”, ma nascondendo che la lettera prosegue immediatamente dicendo che “nello stesso tempo, però, non è accettabile un’arrendevolezza alle medesime quando esse interferiscano indebitamente in materie che riguardano la fede e la disciplina della Chiesa”.

Durante la Giornata della gioventù in Corea, il papa ha detto ai vescovi asiatici che “il presupposto del dialogo è la coerenza alla propria identità”. Persone ben informate degli alti gradi della Santa Sede dicono ora con rammarico che “siamo come uccelli in gabbia, ma la gabbia può diventare più grande, noi chiediamo ogni spazio possibile”. Ma il vero problema non è la gabbia piccola o grande, ma chi si trova in questa gabbia. I credenti clandestini non sono dentro di essa. Ma ora voi volete costringere anche loro ad entrarvi, in modo che anche loro siano “riconciliati” con quelli che sono già dentro! Certo, in gabbia vi sono persone che vi si trovano costrette, ma anche persone servili e prepotenti che vi si trovano dentro molto volentieri. (Sono stato io il primo a dire che in Cina c’era una sola Chiesa e che tutti i credenti, sia della Chiesa ufficiale che di quella clandestina, amano il papa; ma ora non oso più dir così).

Siccome ho deciso di far prevalere la verità e la giustizia (tutto ciò che dico parte dal principio di custodire la reputazione del papa e di mettere in chiara luce la dottrina della Chiesa), non ho difficoltà a dire che queste mie opinioni sul “dialogo” le ho riferite a papa Francesco quando mi ricevette in udienza privata tre anni fa. Il papa mi ascoltò per quaranta minuti con attenzione, senza interrompermi. Nel momento in cui gli dissi che, obiettivamente parlando, la chiesa ufficiale del continente cinese è scismatica (in quanto amministrazione autonoma indipendente dalla Santa Sede e dipendente dal governo), il papa rispose: “Certo!”.

3. Ieri ci sono state non poche persone che sono venute a trovarmi o mi hanno telefonato per darmi qualche conforto, in seguito all’accusa rivolta contro di me dal portavoce del Vaticano. Ma hanno capito male, perché non ho bisogno di conforto. Sarebbe stato meglio per loro andare a confortare quel portavoce. È lui che è un uccello in gabbia, costretto a svolgere quella funzione così imbarazzante: questa volta è stato molto efficiente e ha criticato subito il mio intervento (e certo ha letto ciò che era stato scritto da altri). Si può ricordare che più di un anno fa, prima del IX Congresso dei Rappresentanti della Chiesa cattolica cinese, fu lui a dire che “la Santa Sede attende di giudicare in base a fatti comprovati”. Dopo più di un anno, stanno ancora aspettando di trarne dei giudizi.

4. Merita misericordia anche quel commentatore del “South China Morning Post” che ogni giorno trova qualcuno da criticare e su cui ironizzare: dev’essere un esperto che sa tutto e potrebbe dire la sua in tutti i programmi “de omnibus et aliquibus aliis”. Questa persona ha scritto che amo più la politica che la religione. Voglio svegliarlo un po’: “Where angels fear to tread, the fools rush in”, dove gli angeli temono di cadere, i pazzi ci vanno a razzo. Lui sa che cos’è la religione, che cos’è la fede? Ha detto che ho deciso di far soffrire i credenti del continente cinese. Ma lui capisce quale è la vera sofferenza per le persone di fede? Tuttavia l’ultima frase che ha detto era giusta: “The Vatican has to readjust its wordly diplomacy, whatever its spiritual preferences”; il Vaticano deve riaggiustare la sua diplomazia terrena, quali che siano le sue preferenze spirituali. Ma non sono soltanto preferenze, sono principi non negoziabili!