Malta: appello al card. Tomasi, non sia complice di un golpe - Corrispondenza romana
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Malta: appello al card. Tomasi, non sia complice di un golpe

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(Marco Eugenio Tosatti, Stilum Curiae – 4 novembre 2020) Tremano le poltrone della stanza dei bottoni di Via Condotti, proprio nel giorno in cui il Luogotenente interinale Fra’ Ruy Gonçalo do Valle Peixoto de Villas Boas (81 anni il prossimo 27 novembre) riceve la prima visita di Silvano Maria Tomasi, cardinale eletto da Bergoglio per il prossimo concistoro e Delegato speciale pontificio presso l’Ordine di Malta da domenica scorsa al posto di Giovanni Angelo Becciu, caduto in disgrazia.

Un gruppo di professi, con in testa l’ex Gran Maestro Fra’ Matthew Festing, ha inviato stamane una supplica al neo rappresentante della Santa Sede presso l’Ordine affinché si adoperi per sospendere la convocazione del Consiglio Compìto di Stato previsto per i prossimi 7-9 novembre nella villa magistrale sull’Aventino poiché, fanno presente, l’emergenza sanitaria impedisce di fatto a molti cavalieri professi residenti all’estero di poter prendere parte alla votazione, dato che gli spostamenti sono molto difficili se non – come nel caso degli Stati Uniti – impediti.

 

Ricevuta la notizia abbiamo fatto un giro di telefonate tra i nostri amici dentro e fuori l’Ordine e ci hanno detto che in realtà la lettera reca la prima firma di Festing non perché si pensi (o si voglia) a una sua ricandidatura ma perché ha un grado superiore a tutti essendo stato già capo dell’Ordine, e dunque spetta a lui la precedenza.

I nostri amici, poi, ci hanno un po’ spiegato cosa sta accadendo.


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Il Consiglio Compìto di Stato è l’assemblea che secondo la legge interna dello SMOM è chiamata ad eleggere il capo dell’Ordine ed è composta dal: “a) il Luogotenente Interinale; b) i membri del Sovrano Consiglio; c) il Prelato; d) i Priori o, in caso di vacanza, i loro sostituti permanenti (Procuratori, Vicari, Luogotenenti); e) i Balì Professi; f) due Cavalieri Professi delegati da ciascun Priorato; g) un Cavaliere Professo e un Cavaliere in Obbedienza delegati dai Cavalieri del “Gremio Religionis”; h) cinque Reggenti dei Sottopriorati a norma del Codice; i) quindici rappresentanti delle Associazioni, a norma del Codice.”; lo stesso articolo della carta costituzionale (art. 23) prevede che non vi sia un quorum in quanto “Per l’elezione del Gran Maestro è richiesto il voto della maggioranza più uno dei presenti aventi diritto.”.

Ciò significa che laddove al Consiglio Compìto si presentasse un numero ridotto di aventi diritto, l’elezione sarebbe comunque valida. Il che andrebbe bene se si dovesse votare per cambiare le lampadine delle scale di un condominio di quattro piani, ma non certo per eleggere il capo di uno Stato (sebbene “atipico”) e comunque il “Moderatore Supremo” di un Ordine religioso, come ricordano i professi firmatari della supplica al Delegato pontificio.

Le stesse fonti interne ci dicono che la lettera raccoglie il desiderio della maggioranza dei religiosi membri dell’Ordine, molti dei quali sono avanti negli anni per cui sarebbe molto imprudente affrontare un viaggio col rischio di mettere a repentaglio non solo la salute ma la vita stessa.


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Una richiesta di buonsenso e di ragionevolezza quella formulata al Delegato Tomasi, che lo mette anche davanti ad una scelta di campo: schierarsi ancora una volta coi suoi amici del governo dell’Ordine (che sicuramente hanno sponsorizzato la sua candidatura a quel ruolo, e chissà forse tessuto un po’ la sua porpora) oppure operare secondo giustizia e fare (finalmente) gli interessi della Santa Sede, che dovrebbe avere (almeno in teoria) un occhio di riguardo verso la correttezza delle procedure di elezione del superiore generale di un Ordine religioso.

Ci hanno spiegato che la partecipazione dei cavalieri professi è centrale nella elezione del capo dell’Ordine perché ad essi soli (giustamente, riflettevamo) spetta la redazione e l’approvazione (nella prima sessione del Consiglio Compìto) di una terna di nomi eleggibili da presentare poi (nella seconda sessione) al voto degli altri componenti dell’assemblea, così come elencati nella Costituzione.

Come già ricordavamo, il 30 ottobre scorso alcuni professi americani avevano ribadito di aver inoltrato un ricorso gerarchico al cardinale Braz de Aviz, titolare della Congregazione dei religiosi, nel quale rappresentavano la problematicità dello scenario in corso: segnalavano, infatti, che l’attuale meccanismo di elezione del rappresentante dei professi che, abitando in zone diverse, non fanno capo ai Priorati dell’Ordine (articolazione periferica del governo) ma sono ascritti a quello che si chiama “Gremio Religionis”, di fatto risulta essere improprio e ingiusto, perché produce un effetto incompatibile con quella che è la finalità del Consiglio Compìto, cioè eleggere un superiore religioso.


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Degli esperti che abbiamo contattato ci hanno spiegato che, di fatto, sono molti i cavalieri professi all’interno del Gremio (che comprende anche i “cavalieri di obbedienza”, laici, che per le stesse ragioni geografiche o personali non possono avere un superiore territoriale e che pertanto dipendono dal Gran Commendatore, che oggi è il Luogotenente) e la loro rappresentanza, però, si riduce a un solo cavaliere professo e a un solo cavaliere di obbedienza, eletti per corrispondenza.

Da un punto di vista tecnico ci dicono che la questione sollevata dal ricorso ha poco margine di accoglimento perché formalmente il meccanismo elettorale si attiene alla legge, ma di fatto pone una questione di legittimità più ampia, perché punta il riflettore sul fatto che, nella realtà delle cose, il superiore di uno dei più antichi ordini religiosi della Chiesa cattolica venga eletto da un maggior numero di laici (i cavalieri di obbedienza) a fronte di un minor numero di religiosi. Il che è una vistosa anomalia che riscontrerebbe persino un perito chimico. Non occorre, infatti, una laurea in diritto canonico per comprendere quanto sia assurdo ammettere che il superiore di un ordine religioso venga eletto da una maggioranza di terziari (perché di fatto tali sono i cavalieri di obbedienza) piuttosto che da una maggioranza di frati.

Naturalmente la legge attuale è stata modellata sul principio che i cavalieri di obbedienza suppliscono la mancanza dei religiosi in caso di necessità oggettiva, ma non di principio (come invece pare vorrebbe fare la riforma, come abbiamo già spiegato); ma la normativa attualmente vigente guarda forse a un Ordine che è stato e che, negli ultimi anni, non è più, in forza della pervasiva laicizzazione operata dalle scelte di governo di chi ha congegnato un meccanismo di strapotere soffocante del secondo ceto (i cavalieri di obbedienza) rispetto al primo (i cavalieri professi).

Le questioni sollevate, dunque, tanto dai professi americani ieri quanto da quelli inglesi oggi sono di centrale importanza e costituiscono una patata davvero bollente nelle mani del neo Delegato speciale, che sicuramente non ha il potere di cambiare le norme di rappresentanza dei professi, ma di certo può, in forza del mandato ricevuto, chiedere al Luogotenente interinale di rinviare la convocazione del Consiglio Compìto ad un momento meno drammatico per il mondo intero. Del resto nella lettera di nomina si dice espressamente: “Ella godrà di tutti i poteri necessari per decidere le eventuali questioni che dovessero sorgere per l’attuazione del mandato ad Ella affidato”.

Facilitare la partecipazione degli aventi diritto a un voto è un fatto di giustizia, specie quando gli impedimenti esulano dalla volontà dei singoli o è a rischio la vita. E le opere di giustizia, si sa, sono opere di Dio. Crediamo però non possa esserci lo stesso giudizio nel perseverare – come invece sembrano fare gli attuali esponenti di spicco del governo dell’Ordine – affinché si voti ugualmente, nonostante tutto, con l’evidente intenzione di blindare la carica di Gran Maestro con l’elezione di un candidato ventriloquo (identificato ormai da tutti nell’inerme sessantenne bresciano Fra’ Marco Luzzago) il cui compito sarebbe, in fin dei conti, solo quello di intonare il De profundis per il glorioso Ordine dei Cavalieri di Malta.

E mentre nelle caselle di posta elettronica dei membri dell’Ordine sparsi per il mondo circolano email che rivangano le responsabilità materiali mai chiarite degli apici dell’esecutivo dell’Ordine nella crisi istituzionale ormai cronicizzata che ha definitivamente spaccato i cavalieri in due fazioni contrapposte e incompatibili, con tanto allegati file di Wikileaks (che abbiamo potuto visionare e che ci lasciano davvero di stucco) che rispolverano, tra l’altro, le connivenze tra il partito degli affari e il neo Delegato speciale (che noi abbiamo già ricordato), crediamo che la Provvidenza abbia dato, ancora una volta, una prova di assistenza, vale a dire consentire a Tomasi di fare un’opera di bene che sicuramente gli potrebbe giovare per riscattare un bel po’ di maneggi.

C’è chi pensa, infatti, che la nuova eminenza rossa, nella considerazione delle altre “eminenze” che lo hanno tanto voluto e che finalmente lo hanno ottenuto come delegato, sia un po’ come il coperchio a un assai capiente vaso di Pandora di misfatti che si vuole accuratamente sigillare e occultare. Ma la storia morale ci insegna che Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia. Se ne fa tanto un gran parlare di questi tempi…  E poi, si sa che il diavolo fa le pentole e non coperchi.

Mediti, Eminenza, mediti e si passi una mano sulla coscienza evitando di farsi complice di un colpo di stato. Preferisca il Paradiso…