Lombardia privata del Santo Sacrificio per disposizione del vescovo - Corrispondenza romana
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Lombardia privata del Santo Sacrificio per disposizione del vescovo

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(Maurizio Blondet, Una Vox – 23 febbraio 2020) Non ho voglia di scrivere a lungo: sono  rimasto senza Messa domenicale. Stremato  dal viaggio della notte precedente (da Rimini  incredibili ore di treno fermo “per ordine dell’autorità  giudiziaria” per  una risorsa che  aveva attraversato i binari), vado nella mia parrocchia  prima delle 18 e sento per radio che l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini,  ha cancellato tutte le Messe con la scusa del coronavirus.

Così, come niente fosse, in tutta la diocesi,  non solo i paesi attorno a Codogno; la diocesi più  grande del mondo, dove mai fu sospeso il rito nemmeno durante la peste del Manzoni;  anzi, al centro del lazzaretto c’era una chiesetta aperta da tutti i lati per consentire ai  malati sotto il porticato di vedere la Presenza Reale.  Adesso per almeno due settimane lascia il popolo senza Messa alcuna.

Ho provato a  dire a uno dei sacerdoti:  voi la celebrate, per voi, la Messa? Lasciateci  essere presenti, a distanza…  Dobbiamo obbedire, altrimenti ci andiamo di mezzo noi.

Evidentemente si fa temere, il nuovo vescovo.  E la sua comunicazione della sua decisione spiritualmente gravissima, non sente nemmeno il bisogno di giustificarla:   bisogna togliere le occasioni di assembramento, quindi va  da sé: come fosse un prefetto o un ufficiale sanitario, senza dolore e senza suggerire modi e per adempiere all’onore che si  deve a Cristo col precetto.


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Le sue quattro parole sono tutte una benedizione agli uomini delle istituzioni e a “scienziati e ricreatori” che cercano il vaccino; sentendo il bisogno di  avvertire  che “la benedizione  di Dio non è una assicurazione sulla vita, una parola magica  che mette al riparo dei problemi e dai pericoli.
La sua cura insomma è di toglierci ogni superstizione.

Lo sappiamo, lo sappiamo che “Dio non è Mandrake e non ha la bacchetta magica”, come ha chiarito il Teologo di Santa Marta; avremmo preferito un po’ più di cura della Maestà divina, dolore del Sangue santificante di cui lascia priva la diocesi.
Qualcuno  di noi  è rattristato, ricorda che fu predetta  da Daniele  “l’abolizione del sacrificio quotidiano” come preludio all’erezione dell’Abominio della Desolazione, e vi vede un segno – posso dirlo? Anticristico.

Ma per fortuna un amico lettore mi gira l’accorato appello di don Gabriele ai suoi fedeli. Don Gabriele Bernardelli è parroco di Castiglione d’Adda, uno dei tre comuni della provincia di Lodi che sono nella quarantena stretta, dove  la gente è chiusa in casa e non  ha potuto andare a Messa. Ascoltatelo [si veda il testo del messaggio di Don Gabriele].


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Aggiungo le osservazioni di Fabio Adernò, Avvocato rotale e Dottore in Diritto Canonico presso l’Università Pontificia della Santa Croce a Roma.

Domenica 23 febbraio 2020

L’indecenza di non far celebrare la Messa in tempo di epidemia.


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Molte Diocesi del Nord si stanno affrettando a sospendere le celebrazioni, applicando evidentemente in modo supino il decreto legge varato ieri notte, quasi che le Messe fossero partite di calcio o manifestazioni sociali.

Tale decisione è un’offesa al Creatore, perché Lo si priva del culto dovuto e soprattutto è una manifestazione di mancanza di senso di trascendenza e di fiducia nell’opera salvifica della Provvidenza e dell’azione di Dio nella storia dell’Uomo.

Applicare criteri preventivi e cautelari è sacrosanto per tutelare il bene della vita, e vanno evitate le imprudenze e le superficialità, ma d’altra parte non ha alcun senso non fare celebrare la Santa Messa, che è Sacrificio anche espiatorio offerto per la remissione dei peccati, il ristabilimento dell’amicizia con Dio, ma anche per invocare la concessione di grazie come la corporale guarigione o debellare malattie e pestilenze.

Sospendere le celebrazioni delle Messe vuol dire abbandonarsi inermi alla desolazione, all’immanenza, vuol dire privare le anime del giusto conforto, del soprannaturale sostegno …. quando invece i frutti spirituali di quel Sacrificio gioverebbero senz’altro allo spirito.

D’altra parte, amaramente si constata come sia sempre più lontano dall’attuale modernistica visione “ecclesiale” concepire di celebrare la Messa e non distribuire la Santa Comunione… diversamente invece da come insegna la storia della Chiesa, da sempre saggia nel favorire la moltiplicazione delle celebrazioni anche in contemporanea, e prudente nel consigliare di evitare la distribuzione laddove le condizioni fossero sconvenienti per i più vari motivi.

Una tale visione nega la trascendenza di quel Sacrificio sublime, e lo riduce ad “azione” umana che “vale solo” se “partecipato”. Ma questa non è la Messa secondo la dottrina Cattolica. E la Messa non vale in proporzione al numero di comunioni che si fanno; la Messa ha un valore inestimabile e produce effetti infinitamente più grandi di tutte le nostre miserie.

Si celebrino, dunque, Messe su Messe, senza distribuzione.
I fedeli facciano comunioni spirituali e offrano al Signore questa rinuncia.
E Iddio abbia misericordia di noi.