Fake News e ‘Nuova’ Repubblica – Margiotta Broglio Scatenato - Corrispondenza romana
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Fake News e ‘Nuova’ Repubblica – Margiotta Broglio Scatenato

(Giuseppe Rusconi, rossoporpora.org – 14 maggio 2019) Stamattina, martedì 14 maggioRepubblica è uscita in veste grafica rinnovata, mentre per i contenuti ha addirittura accentuato il consolidato livore antisalviniano, nella cui speciale classifica è preceduta solo dall’ex-giornale cattolico Avvenire.

In prima pagina, accanto a una grande foto e a un maxi-titolo vagamente minaccioso verso il Ministro dell’Interno, spicca un richiamo dal titolo Pietro Parolin (in neretto) “Al Papa le scuse dell’Occidente“, che preannuncia un’intervista fatta dal vaticanista della casa, il noto Paolo Rodari. Roba forte, insomma, tale da far correre subito a pagina 25, dove al titolo di prima pagina viene aggiunto altro tritolo: Parolin:  “L’Occidente dovrà chiedere scusa a papa Francesco”.

A dir la verità, per quel che conosciamo dell’approccio pubblico del Segretario di Stato vaticano alle questioni politiche o sociali, ci è sorto qualche dubbio su un’eventuale forzatura (di solito del titolista). Scorrendo l’intervista, il dubbio non solo è cresciuto, ma è diventato anche constatazione: la proterva ingiunzione messa in bocca al cardinale Parolin era del tutto inventata. Nelle risposte date dal porporato non si ritrova da nessuna parte una frase del genere.

L’unico passo riguardante l’atteggiamento dell’Occidente lo si riscontra all’inizio del pezzo, quanto Rodari scrive: “Dice il Segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, che a volte ha “l’impressione (NdR: da notare che il virgolettato cardinalizio si apre solo a questo punto…) che le critiche rivolte in Occidente a Francesco somiglino a quelle del figlio maggiore della parabola del figliol prodigo, che vive come un’ingiustizia l’amore del Padre per il fratello che viene da lontano. (…) Ma l’attenzione a chi viene da lontano non è contro chi è più vicino. L’Occidente dovrebbe capire di più questa ‘geopolitica’ (…)”. Dove sono le richieste di scuse a Francesco che secondo Repubblica Parolin avrebbe chiesto all’Occidente?

Povero Turiferario tremebondo, con Parolin proprio non è fortunato! Stavolta ha trovato un titolista farfallone (nella migliore delle ipotesi e sempre che il titolo non l’abbia ‘suggerito’ lui stesso con l’incipit che abbiamo citato). Ma il 30 marzo scorso ci aveva messo del suo, quando in un articolo su una risposta grottesca del Papa sul Congresso di Verona, aveva richiamato la partecipazione del Segretario di Stato al Congresso precedente a Chisinau.

Scriveva allora il Turiferario tremebondo: ”Un anno fa Parolin fu presente allo stesso Congresso che ebbe luogo in Moldavia. Il cardinale fu invitato nel Paese dal presidente della Repubblica – e non dagli organizzatori del Congresso – per l’anniversario dell’erezione di una diocesi. Lo stesso presidente in quei giorni gli propose di parlare a un “incontro” di famiglie e Parolin, ignorando cosa fosse, vi andò più per delicatezza diplomatica che per altro.” (vedi https://www.rossoporpora.org/rubriche/italia/855-verona-famiglia-grandi-tartufi-squadristi-vecchi-e-nuovi.html ). 

Per l’occasione la finezza diplomatica di Rodari gli aveva suggerito di presentare il cardinale Parolin un po’ bonaccione, un po’ farfallone, un po’ tontolone. Si vede però che – per rispondere affermativamente alla richiesta della stessa Repubblica così impudente nei suoi confronti – il cardinale Parolin un po’ tanto bonaccione lo è… certo anche il Segretario di Stato non può ignorare che Repubblica è un quotidiano da curva bergogliana (in lotta con Avvenire)… 

Com’è come non è, l’intervista è però già sparita dalla pagina online visibile immediatamente del sito di Repubblica (dove di articoli segnalati ne abbiamo contato oltre 120). 

Magia elettronica o telefonata ben concreta? In ogni caso la ‘nuova’ Repubblica si è caratterizzata subito con una notizia falsa, proprio una fake news tanto indiscutibile quanto clamorosa. Nessuna sorpresa. Solo una conferma che la grande cagnara (fintamente) indignata sul dilagare delle fake news e la richiesta sempre più insistente di provvedimenti restrittivi della libertà di espressione derivano oggi non da una posizione eticamente apprezzabile, ma solo da calcoli di bassa cucina elettorale in funzione anti-leghista. In questo gli strilli di Repubblica – insieme con quelli dei cattofluidi di Avvenire, Famiglia (cosiddetta) cristiana, Tv 2000 e sacristia cantante – sono degni al massimo di essere interpretati da comparse in una famosa commedia di Molière.

 Sui giornali di stamattina però abbiamo trovato anche altro di assai interessante. Per esempio sul Messaggero appare un’intervista a Francesco Margiotta Broglio, professore emerito di diritto ecclesiastico presso l’Università di Firenze e presidente uscente (per la parte italiana) della Commissione paritetica per l’attuazione delle disposizioni contenute nell’Accordo italo-vaticano di revisione dei Patti Lateranensi, firmato il 18 febbraio 1984 e ratificato con legge del 25 marzo 1985. Il professor Margiotta Broglio fu parte fondamentale nei negoziati, avendo come controparte l’allora vescovo Attilio Nicora (morto da cardinale nel 2017). 

L’intervista è a cura di una penna arguta e pungente come quella di Mario Ajello. E Margiotta Broglio, opportunamente stimolato, non si trincera dietro ‘sì, ma., però, comunque, tuttavia, ecc….’.  Dice ad esempio ad Ajello: “Vuole che le suggerisca un titolo per la sua intervista?”. Ajello: “Prego”. Margiotta Broglio: “Il cardinale nel pozzo e i rom sulla sedia del Papa”. E’ evidente da una parte il riferimento all’impresa eroica del cardinale Krajewski che sabato sera 11 maggio ha personalmente rotto i sigilli e riattaccato i contatori della luce in un palazzo occupato di via Santa Croce a Gerusalemme. Dall’altra alla vicinanza che, anche in questi ultimi giorni, papa Bergoglio ha espresso alla comunità rom, protagonista di vicende molto controverse. 

Nonostante il suggerimento di Margiotta Broglio, il titolo appioppato all’intervista è un altro, certo non meno pesante: (papa Bergoglio) “Ha importato il Sudamerica a Roma, uno stile da Chiesa della liberazione”. Sentite come l’esperto di diritto ecclesiastico descrive Francesco: “Viene dal Sudamerica e il suo stile campesino lo ha piazzato a Roma. (…) Il Papa somiglia a quelli della Teologia della Liberazione, del resto da quel continente lì arriva.”. Non è finita: “Un gesto come quello dei contatori uno se lo può aspettare in Argentina o in quei posti ma non al centro di Roma. In più, con un cardinale polacco travestito da elettricista. L’avrei voluto vedere mentre si calava in quel pozzo. Non è che ha rischiato di restare impigliato con la veste?” Il professor Margiotta Broglio si dice “colpito dal valore simbolico. Che fa il paio con l’invito del Papa agli zingari in Vaticano. Con Francesco la Teologia della Liberazione è arrivata anche a liberare i contatori”.  Gli chiede Ajello: “Secondo lei, il Papa ha detto a don Corrado: vai?”. E Margiotta Broglio: “Ma certo. E’ un blitz che il Pontefice ha voluto far fare. Per colpire l’attuale politica sui migranti, su cui lui non fa che polemizzare e bacchettare”. Conclusione, rivolta ai cardinali che hanno eletto il collega Bergoglio il 13 marzo del 2013: “Volevano un Che Guevara? Ed eccolo”.

Si ricorderà che, come ha confermato più volte compiaciuta la vaticanista del Messagger(la Turiferaria dei Palazzi), papa Bergoglio legge il quotidiano romano. Chissà se l’ha fatto anche stamattina… se sì, imbarazz, tremend imbarazz…

E per oggi pensiamo che basti.