Alcune riflessioni bibliche su un articolo del teologo Andrea Grillo in merito all’intercomunione: appello al confronto - Corrispondenza romana
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Alcune riflessioni bibliche su un articolo del teologo Andrea Grillo in merito all’intercomunione: appello al confronto

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(Investigatore biblico – 8 novembre 2020) Il tema dell’Intercomunione – (Eucaristia condivisa tra cattolici e protestanti), è ampiamente dibattuto in questo periodo, in particolare all’interno del sinodo che si sta tenendo in Germania.
Numerosi teologi si esprimono a favore di questo processo che personalmente trovo completamente azzardato.
Per fare un esempio semplice, grazie all’intercomunione, un luterano può liberamente ricevere l’Eucaristia durante una Messa Cattolica, pur non avendo ricevuto i Sacramenti Cattolici.

Tra i teologi a favore dell’intercomunione vi è il Dott. Andrea Grillo, di cui vi propongo la lettura del seguente articolo, in cui è sintetizzato il suo pensiero a riguardo:(http://www.cittadellaeditrice.com/munera/lo-sguardo-sulla-comunione-eucaristica-un-cambio-di-paradigma/).

Nel suddetto articolo il Dott. Grillo cita una dichiarazione della Commissione mista tra Cattolici e Luterani, la quale – con la benedizione della Santa Sede – procede alla formazione di una “intercomunione” ecumenica con lo scopo di rendere realtà la partecipazione comune tra cattolici e protestanti ai diversi riti liturgici.
La Commissione lavora, pertanto, per dare la possibilità a entrambi – Cattolici e Protestanti – di unirsi in comunione alla “cena” o all’Eucaristia.

Un dato di fatto emerge palesemente: per questa Commissione l’Eucaristia e la “cena”, celebrata secondo i riti protestanti, sono sullo stesso piano.


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Leggiamo l’estratto:

Il Gruppo di lavoro ecumenico di teologi evangelici e cattolici considera teologicamente fondata la pratica della partecipazione reciproca alla celebrazione della Cena/Eucaristia nel rispetto delle tradizioni liturgiche altrui. Essa è pastoralmente opportuna specialmente nella situazione di famiglie di confessione mista. Sia in vista del caso singolo sia anche come normativa generale, nessuno può accontentarsi delle soluzioni finora esistenti. Questo parere implica il riconoscimento delle rispettive forme liturgiche, nonché dei servizi di presidenza, così come dati dalla comunità che celebra e invita alla celebrazione, in nome di Gesù Cristo, battezzati di altre confessioni. Non si auspica una nuova forma concordata di liturgia eucaristica al di là delle tradizioni cresciute nel corso della storia. Nella prassi da noi proposta si presuppone il riconoscimento del battesimo come vincolo sacramentale della fede e come presupposto nella partecipazione”.

Non appare un segreto, quindi, che questo sia un primo passo per una conseguente “liturgia” cattolico-protestante comune, alla quale sarà concesso partecipare in allegria.


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Il teologo Andrea Grillo ci parla di “cambio di paradigma” sottolineando il problema dei matrimoni misti (tra cattolici e protestanti): queste coppie, vivendo già una “comunione familiare”, dovranno poter vivere anche una “intercomunione” liturgica.

Tuttavia – è doveroso affermarlo – , tale cambio di paradigma ha diverse falle.
Intanto assurge a ragione primaria il solo “sentimento” (o sentimentalismo), unitamente al desiderio di vivere insieme l’esperienza dell’Eucaristia tra le diverse confessioni.
L’ardire di questa scelta non tiene conto minimamente dei fondamenti biblici dell’Eucaristia, che riguardano la Presenza vera, reale e sostanziale di Gesù Cristo nel Sacramento (cosa che non avviene nella cena protestante).

Come può un Cattolico equiparare L’Eucaristia alla “cena protestante”?
Di conseguenza come può pensare un Cattolico che partecipare all’Eucaristia (vera) sia la medesima cosa che partecipare alla “cena protestante”?


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Il cambio di “paradigma”, così lo chiama Grillo, ahimè, è impossibile a causa di due problemi cruciali.

In primis i protestanti non hanno ministri sacramentalmente ordinati avendo essi rinnegato l’istituzione del sacerdozio cattolico.

In secundis – correlato al primo – SOLO I SACERDOTI VALIDAMENTE ORDINATI POSSONO CONSACRARE VALIDAMENTE L’EUCARISTIA.

Su questo punto il Dott. Andrea Grillo potrebbe pormi una obiezione filosofica: parlare oggi di “cambiamento di sostanza” a livello metafisico non ha più senso in quanto categoria ormai incomprensibile alla maggioranza dei fedeli.
Probabilmente, al posto di “transustanziazione”, teologi del filone di Grillo preferiranno parlare di “transignificazione” o “transimbolizzazione”. In parole povere quel pane, dopo le parole della Consacrazione, subisce un semplice cambio di “significato”, l’atto di Consacrazione solamente un “simbolo”. Nulla più.

Pongo un quesito.
Per quale motivo la tendenza di diversi teologi contemporanei è cercare altre “categorie” per spiegare il mistero della Consacrazione Eucaristica?
Molto probabilmente perchè ritengono le categorie della “metafisica” di San Tommaso oramai superate, oppure non più comprensibili.
E qui sta l’errore.

Leggiamo le Parole di Gesù Cristo nell’Ultima Cena, dai testi originali, e rendiamoci conto di come sono molto chiare.
Esse non necessitano di ulteriori categorie o paradigmi per essere spiegate e comprese.

Andiamo sul testo: Vangelo di Matteo 26,26-27:
τοῦτό ἐστιν τὸ σῶμά μου” – “toutò èstin tò somà mou” – “questo è il mio Corpo”;
“ τοῦτο γάρ ἐστιν τὸ αἷμά ⸀μου” – “toutò gar èstin to aimà mou” – “questo è il mio Sangue”;

Le parole a cui dobbiamo prestare attenzione sono “toutò èstin”, tradotto “questo è”.

Per chi ha studiato a fondo il greco biblico non sarà difficile comprendere che in questa lingua antica, esprimersi con questo è ”, significa proprio che l’oggetto riferito – in questo caso il pane e il vino della Consacrazione- non sta cambiando di significatoNON sta divenendo un semplice simbolo, ma da quell’istante E’ IL CORPO DI CRISTO, E’ IL SANGUE DI CRISTO.
Infatti,il verbo greco “èstin” utilizzato in questo modo nella parìcope , è inequivocabilmente il verbo del cambiamento di sostanza. Quel pane è il Corpo di Cristo e quel vino è il Sangue di Cristo.

Dubito che i teologi moderni abbiano studiato questo passaggio, oppure lo avranno dimenticato.
Se avessero avuto il Professore di Greco Biblico che ho avuto io!
Sono certo che parlerebbero diversamente.

Qui non si tratta di idee nuove o di inventare nuovi paradigmi.
Si tratta di conoscere o meno le semplici regole della grammatica e semiotica greca.

A questo punto mi viene il dubbio che certi teologi abbiano proprio studiato a dovere il greco. Incredibile, non sapranno neppure di cosa sto parlando.
Spero di essere stato stato chiaro con i miei affezionati lettori.
Continuo a pensare ad Erik, chissà a che punto è con la ricerca di quel testo. Speriamo sia sano e salvo.