E' 'Jihad Lol' la propaganda glamour del brand "Isis"
Insomma, metter all’orrore il vestito della festa renderebbe «le cose più attraenti», al punto da render «queste le immagini più utilizzate come strumento di reclutamento», come ha dichiarato al settimanale francese L’Express Romain Caillet, consulente per le questioni islamiche.
Si presentano come normali pagine di Facebook condivise tra amici, per questo tali «messaggi spesso non vengono rilevati dai media occidentali [quando lo sono, vengono chiusi gli account – NdR], poiché il loro contenuto non è critico, però rappresentano una parte importante della strategia complessiva», afferma Charlie Winter, ricercatore in Siria e Iraq per conto della Quilliam Foundation, intervistato dal The Indipendent. L’immagine che si vuol far passare non è quella della lotta di un gruppo jihadista, bensì quella dei pionieri e degli eroi impegnati nella creazione di un nuovo Stato, in una splendida, accattivante «utopia». Cadere nella trappola è più facile di quanto si creda…
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