La dittatura gay si impone anche nel calcio
Era stato Alessandro Cecchi Paone, ormai sempre più alla disperata ricerca di pubblicità, a rivelare che tra gli azzurri vi sarebbero alcuni gay. Ebbene, di fronte a simile provocazione, Cassano ha semplicemente auspicato che la notizia fosse falsa, confessando comunque che alla fine ognuno sotto le lenzuola fa quel che vuole. Certo, il calciatore, poco avvezzo a discorsi complessi, ha utilizzato un sinonimo di omosessuali che ai gay non piace e ha pure dichiarato che sarebbe stato meglio non rivelare in pubblico il suo vero pensiero in materia.
Ma da qui a considerarlo alla stregua di un delinquente ce ne vuole! Già subito dopo quella intervista sono scoppiate le polemiche, tanto da indurlo a ritrattare e scusarsi. Oggi, come se non fosse bastato il clamore mediatico, la Uefa ha comminato una multa di 15mila euro a Cassano. L’accusa è stata quella di essere andato contro l’articolo 11bis del Regolamento disciplinare, ossia dichiarazioni discriminatorie alla stampa. Visti gli introiti del giocatore si tratta di una sciocchezza, ma è il concetto che passa a spaventare.
Ha ragione Franco Grillini, presidente onorario dell’Arcigay, il quale ha evidenziato soddisfatto l’importanza del messaggio culturale dato dalla Uefa al mondo del calcio. Appunto. Una dichiarazione tutto sommato banale è stata ritenuta offensiva e discriminatoria, mentre carnevalate blasfeme, volgari e inneggianti al vizio sono amabilmente tollerate nelle nostre città e vengono persino finanziate pubblicamente. (Federico Catani)
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