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De Maria numquam satis

Il testo che riportiamo è tratto dal Capitolo II, La Mediatrice della nostra riconciliazione, ossia la Corredentrice, del libro La Madonna secondo la fede e la teologia, vol. II: La singolare missione di Maria SS. (Libreria editrice F. Ferrari, Roma 1953) del noto mariologo padre Gabriele Roschini osm (1900-1977), religioso dell’Ordine dei Serviti.

1. Mediazione e corredenzione

La Corredenzione – come abbiamo già rilevato – non è che un aspetto particolare della Mediazione intesa nel senso più ampio, ossia la cooperazione alla riconciliazione dell’uomo con Dio, in forza della quale la Vergine SS. viene salutata Corredentrice del genere umano.

Si tratta, come è facile comprendere, di un punto mariologico di fondamentale importanza. Non è già un punto marginale, ma centrale della Teologia cattolica. Va perciò preso in considerazione in modo del tutto particolare.

Ma può appellarsi veramente la Vergine SS. Corredentrice del genere umano?

È facile intuire la risposta spicciativa (troppo spicciativa, e quindi molto equivoca) data a questa domanda, specialmente dai nemici della Vergine, antichi e moderni, ed anche da alcuni di quei cattolici che il da Montfort chiamerebbe, forse, «devoti critici».

Primi ad insorgere contro la Corredenzione mariana furono e sono tuttora, naturalmente, i Protestanti. Per negare alla Vergine SS. un tale privilegio, essi si fanno forti delle celebri parole di S. Paolo, interpretate naturalmente a loro modo: «Uno è il Mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Gesù Cristo» (1 Tim. 2, 5). Non si può infatti attribuire ad uno solo ciò che viene fatto con la cooperazione di un altro.

Ai Protestanti fecero eco i Giansenisti del secolo XVII. Così Adamo Widenfeld (1618-1678), nei suoi Monita salutaria, nel monito 11°, metteva sul labbro di Maria SS. queste parole: «Bisogna guardarsi bene dall’attribuire a me, per iperbole o per zelo smoderato, qualcosa che è dovuto a Dio solo. Non mi chiamerai perciò Salvatrice o Corredentrice». E poco prima, nel monito 9°, faceva dire alla Vergine: «È stato Cristo che ha placato, coi suoi propri meriti, l’ira di Dio; Egli, da solo, ha stretto il torchio e nessuno era con Lui. Nessuno perciò attribuisca a me tali cose; poiché, se io piacqui a Dio, ciò non fu se non in Gesù Cristo, mio Redentore e Salvatore, e per mezzo di Lui. Sono stata forse io crocifissa per voi? Siete stati forse battezzati in nome mio?» (Monita salutaria B. V. Mariae ad cultores suos indiscretos, Gandavi 1637).

Nella lettera al P. Jobert, professa apertamente che «Maria non è Mediatrice se non in quanto prega per noi, e questa mediazione è comune ad essa e a tutti i Santi» (Lettre au P. Jobert, M. S. Marbourg, vol. I, n. 2, fol. 166; cfr. Hoffer, op. cit., p. 275, nota 3). Anche Adriano Baillet scriveva: «Mai la Chiesa, nel conferire [alla Vergine] questa qualità [di Mediatrice e Corredentrice], ha avuto intenzione di lasciare pensare che essa abbia placato l’ira divina coi suoi propri meriti… Gesù Cristo non ha unito a sé alcuna creatura nel mistero della nostra redenzione» (De la dévotion à la S. Vierge et du culte qui lui est dû, Paris 1693, in-4°, messo all’Indice il 4 agosto 1694 e il 6 luglio 1701).

Il celebre Dottor Pusey, capo dei ritualisti anglicani, concede alla Vergine SS. una cooperazione soltanto materiale (non formale) all’Incarnazione redentrice del Verbo, uguale a quella degli altri antenati di Cristo, con l’unica differenza che la cooperazione della Vergine SS. è prossima, mentre quella degli altri antenati è soltanto remota. E conclude che, come nessuno degli antenati di Cristo può dirsi corredentore, così neppure la Vergine SS. può dirsi Corredentrice.

L’atteggiamento dei cattolici d’oggi è vario. Qualcuno si ostina ancora a rigettare lo stesso titolo di Corredentrice, per ragioni che – come avremo occasione di vedere – stentano assai a reggersi in piedi. Così il Rivière, per esempio, qualifica il titolo di Corredentrice una pia esagerazione (Ephem. Theol. Lov., II, 1925, pp. 223-229).

La quasi totalità dei cattolici, tuttavia, specialmente dopo che tale titolo è apparso in non pochi documenti ecclesiastici, lo ammette senza esitare. Non tutti, però, gli danno la medesima estensione di significato. Tutti ammettono che Maria SS., nella nostra Redenzione, «non fu oziosa», come ha detto S. Bernardo. Non convengono però nel determinare che cosa fece, in particolare, quale contributo Ella abbia dato all’opera della nostra redenzione.

Il P. Lennerz S.I., seguito dal Goossens e da alcuni altri moderni, distingue la redenzione in oggettiva e soggettiva. La prima – quella oggettiva – consiste nell’acquisto dei benefici della redenzione, ossia delle grazie; mentre la seconda – la redenzione soggettiva – consiste nell’applicazione o distribuzione delle medesime, ossia nell’applicazione dei meriti e delle soddisfazioni di Cristo.

Suddivide poi la cooperazione alla redenzione oggettiva in cooperazione mediata o indiretta e immediata o diretta. Poste queste distinzioni, i suddetti teologi ammettono senz’altro la cooperazione immediata della Vergine SS. alla redenzione soggettiva, ossia alla distribuzione di tutte e singole le grazie, in quanto tutte passano per le mani di Maria.

Ammettono, inoltre, la cooperazione mediata o indiretta alla redenzione oggettiva, ossia all’acquisto di tutte le grazie, di tutti i benefici della redenzione, in quanto la Vergine SS. ci ha dato, col suo libero consenso alla maternità divina, il Redentore, il quale poi, da solo, ha acquistato tutte le grazie, compiendo – sempre da solo – l’opera della nostra redenzione.

Negano quindi la cooperazione immediata della Vergine SS. alla redenzione oggettiva. Questa sentenza non differisce gran che da quella del giansenista Adriano Baillet, come risulta dalle parole sopra riportate. Secondo questi teologi, dunque, la Vergine SS. non potrebbe dirsi, in senso stretto, Corredentrice del genere umano.

Questa conclusione così minimista ci sembra opposta all’insegnamento di molti teologi antichi e moderni, i quali sostengono che la Vergine SS. ha cooperato direttamente, immediatamente, alla redenzione oggettiva, soddisfacendo e meritando, con Cristo e dipendentemente da Cristo, per il genere umano, secondo il piano stabilito ab aeterno da Dio.

Per ben intendere la posizione di questi teologi e per incominciare ad intravedere l’inconsistenza delle opinioni negative, è necessario mettere in piena luce la natura della corredenzione che noi difendiamo.