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De Maria numquam satis

Riportiamo alcune pagine dedicate a Maria Corredentrice del Servo di Dio padre Candido Amantini (Candido dell’Immacolata C.P.:1914-1992), religioso passionista, teologo ed esorcista della diocesi di Roma, tratte dalla sua opera Il mistero di Maria (Editrice Scala Santa, Roma 2018, pp. 196-200).

Principi oggettivi della corredenzione mariana

I postulati dottrinali, che portano con rigore di logica ad affermare la tesi della corredenzione mariana, procedono da quella mirabile congiunzione naturale voluta e sancita direttamente da Dio fra Maria Vergine ed il suo Unigenito, fra Maria Vergine e gli uomini, cui siamo anche ricorsi a proposito della mediazione oggettiva. Il vincolo creato con il quale Dio si compiacque di congiungere la Santa Vergine al suo Unigenito è talmente straordinario che non ne possiamo concepire uno più stretto, se si eccettua quello eterno che si realizza in Dio secondo il mistero trinitario. Per la maternità di cui Maria è decorata, non è soltanto la madre dell’uomo, ma la Madre vera del Verbo in tutto consustanziale a Dio, che si è apparentato con essa per il vincolo del sangue. Se allora il sangue fa vivere ad ogni madre e con diritto di natura i destini dei figli, ciò si dovrà realizzare tanto più in Maria per riguardo a Gesù, quanto più è singolare la sua maternità. Illustrammo già a suo tempo le singolari caratteristiche della maternità di Maria. Ché se allora Ella avesse dovuto subire per puro riflesso naturale le conseguenze del sangue, come quelle acerbissime che subì sul Calvario, senza tuttavia entrare intimamente nel fato del Figlio, verrebbe ridotta a semplice madre dell’uomo, ma non dell’Uomo-Dio.

Abbiamo esposto sopra inoltre come le proporzioni del fiat con il quale la Santa Vergine si dispose, in ossequio a Dio e con tutta la consapevolezza, al servizio dell’economia della salvezza umana, non si possono restringere se non arbitrariamente ad un atto di secondaria importanza. Avendola infatti impegnata imperscrutabilmente nei suoi consigli di misericordia e di salvezza, Iddio lasciò deliberare a Lei se il mistero della grazia, che Egli aveva predisposto, dovesse realizzarsi o no. 

Maria Vergine fu dunque congiunta all’Uomo-Dio per assolvere un compito ben preciso, un compito che si confaceva egregiamente a Lei come donna, ed un compito rivolto alla salvezza degli uomini direttamente. Per esso i suoi atti acquistarono quella dimensione sociale degli atti del suo Figliolo medesimo, ancorché, si capisce, in subordinazione a Lui. Per la maternità divina, accettata coscientemente, Maria non si sobbarcò solo all’onere fisico di partecipare la vita temporale ed umana al Verbo di Dio, come fosse un mero condotto, ma anche a restargli sempre vicina, ad assisterlo e condividere con Lui fino alla fine una stessa sorte. Per questo Lei lo offrì dapprima nel tempio; lo nutrì di sé e lo educò a Nazaret poi, prodigandosi quindi intorno a Lui per il resto della sua vita, passata quasi interamente nel nascondimento. Ma gli fu vicina specialmente nelle ore estreme della sua pubblica umiliazione, standosene ai suoi piedi a condividere la sua passione mentre, inchiodato alla croce, consumava il suo sacrificio per l’espiazione dei peccati degli uomini. Il fiat pronunciato dalla Vergine nel momento della sua annunciazione, non fu consumato per intero a Betlem dopo nove mesi, ma solo sul Calvario dopo poco più di trent’anni. Negare ciò significa reputare la Vergine come uno strumento passivo e contingente del corpo di Cristo e basta, estranea del tutto alla sua missione; ma ci si mette allora anche contro il sentimento mariano vivo ed inondante tutta la Chiesa cattolica in tutti i tempi, dalla parte delle dottrine antimariane care alla maggior parte dei teologi protestanti.

La partecipazione di Maria alla Passione del Figlio

Non crediamo che si trovi un solo autore veramente dotto e pio, il quale non abbia riconosciuto nella presenza di Maria Vergine sul Calvario durante tutta la Passione del Figlio una sicura disposizione divina. Ella seguì con gli altri le orme irrorate di sangue di Gesù Cristo: quei suoi passi però e quella sua presenza avevano una ragione diversa, anche se il racconto storico non si preoccupa di menzionarcela con un’avvertenza speciale. Sul Calvario si trovarono secondo gli evangelisti, i soldati, quali esecutori materiali della condanna di Gesù Cristo, poi alcuni degli amici più fedeli, sconvolti davanti a quel penoso spettacolo. Ebbene, gli uni e gli altri rappresentavano e ricapitolavano i propri simili. Nei carnefici erano gli uomini, la cui malizia aveva armato loro la mano contro l’Innocente. Negli amici erano invece gli uomini stessi, che si aspettavano la loro redenzione dal sangue di quell’Innocente che allora veniva versato. Né gli uni né gli altri però ebbero in quei momenti la capacità di capire il mistero di quanto accadeva per mezzo di loro e sotto di loro.

Là, dunque, ai piedi del Figlio Maria era sola con Lui: sola per la singolarità del suo ufficio che la separava dagli altri; sola perché soltanto Lei conosceva a fondo la ragione di quanto ivi avveniva. Sapeva bene, e ci rifletteva sopra nei suoi pensieri, che tutta l’opera prestata da Lei al Figlio aveva mirato, secondo i disegni del Padre, proprio a quell’ora cruciale. Le risonava ancora all’orecchio la profezia di Simeone ed aveva presenti nell’anima tutti i ricordi dell’infanzia di Gesù, sui quali aveva riflettuto continuamente (Lc. 2, 19; 2, 51). Capiva dunque bene che appunto in quell’ora culminava sia la missione di Gesù che la sua (Gv. 12, 27): infatti l’immolazione di Gesù quale vittima per il peccato era stato il fine completo della sua stessa umanazione. Quando da ultimo, giunto agli estremi aneliti, lo ascolterà gridare a gran voce: «Consummatum est», quel grido avrà un’eco immediata nell’anima di Lei e diverrà anche il suo grido. 

Nessuno potrà mettere in dubbio che Maria assistendo alla morte del Figlio, abbia assaporato il calice tormentoso della sua passione, sorbendone goccia per goccia insieme a Lui tutta l’amarezza. Il vincolo naturale del sangue la immedesimava al massimo con Lui. Il cuore di Maria e il cuore di Gesù erano perfettamente l’uno nell’altro e si scambiavano reciprocamente le ambasce di quei momenti. C’è stato chi ha osato equiparare le sofferenze di Maria a quelle di Giovanni e delle altre pietose donne, testimoni della passione e morte di Gesù, per metterle sullo stesso piano: questo confronto ci pare quasi blasfemo; è certo altamente offensivo della Vergine. Data la passibilità riconosciuta del cuore di ogni madre e tanto più dunque del cuore di Maria, ci potremmo domandare persino, senza alcun disdoro per Gesù, chi abbia più sofferto, umanamente parlando, in questi momenti tristissimi, se Gesù o la Madre sua.

Ma la passione della Vergine ebbe in sostanza anche lo stesso motivo di quella del Figlio: il volere di Dio cioè, e la salvezza degli uomini. Per certo anche Lei dovette prendere come Gesù lo stesso atteggiamento interiore di obbedienza alla volontà di Dio Padre, come lo aveva preso del resto già nell’annunciazione. L’ossequio dovuto al comando del Padre fu estremamente gravoso per l’umanità di Gesù, tanto che si ridusse in agonia e sudò sangue davanti alla prospettiva della sua passione (Lc. 22, 40-44).

Questo ci fa comprendere facilmente quale riflesso esso abbia avuto sul cuore sensibile di Maria, anche se gli evangelisti non ce ne parlano. Ma come Gesù mirò solo al beneplacito del Padre, contro ogni suo gusto (Rm. 15, 3), anche Maria, non considerando i suoi naturali sentimenti di madre, per quello stesso beneplacito accettò il martirio del cuore che le era domandato, ugualmente contro ogni suo gusto.

Nel contemplare sua Madre vicino a sé ferma ai piedi della sua croce, come per portarle il suo conforto materno, mentre si struggeva d’altra parte in cuor suo come immersa in un mare di pene sconfinato, Gesù ne provò certamente nell’animo di figlio immensa compassione ed una profonda trafittura. Nel consumare, perciò, il suo sacrificio Egli offrì certamente insieme col suo anche il martirio di sua Madre come una cosa sola, poiché era di fatto per Lui una cosa sola, e quell’offerta servì per certo all’umana redenzione. Ma simultaneamente anche la Vergine Santissima, rimirando il Figlio pendente in quel modo sul patibolo della croce, dal canto suo ne rifaceva al Padre l’offerta ed in quell’oblazione offriva anche sé stessa come una cosa sola, giacché mai come in quell’ora Ella si era sentita a Lui inseparabilmente unita. Non si tratta qui di riflessioni pie e devote prive di rigore teologico: è la fede cristiana che si svolge per un istinto occulto superiore, partendo però dalle testimonianze della Scrittura e della costante Tradizione. 

Si deve quindi concludere che non si può scindere la Madre dal Figlio, né le pene dell’una dalla Passione dell’altro anche in ordine alla Redenzione, senza offendere il proposito col quale Dio Padre aveva voluto affiancare la beata Vergine al suo Unigenito nella sua missione fra gli uomini.