Come il Grande Oriente si appropria di Papa Francesco
Il Grande Oriente è la massoneria italiana maggioritaria, di tradizione risorgimentale e laicista, su cui il padre Paolo Siano FI ha recentemente fatto luce col suo libro Un manuale per conoscere la massoneria (ed. Casa Mariana, Frigento 2012, pp. 630, ϵ 20,00). Non vogliamo fare propaganda alla Massoneria. Non ne ha alcun bisogno. Considerato quanto e come permea la società. Non tanto di idee – da avversare, in base a quanto insegna il Magistero – ma di relazioni, di trame e di appartenenze.
In una parola, di oscurità, nonostante la trasparenza che declama e di cui si vanta. Né vogliamo impedire alla Massoneria di inneggiare e di decantare Papa Francesco. È facile amarlo! Lo fa continuamente Marco Pannella, perché non dovrebbe farlo il Gran Maestro Raffi, che all’indomani dell’elezione del nuovo Pontefice, diceva: «La semplice croce che ha indossato sulla veste bianca, lascia sperare che una Chiesa del popolo ritrovi la capacità di dialogare con tutti gli uomini di buona volontà e con la Massoneria che, come insegna l’esperienza dell’America Latina, lavora per il bene e il progresso dell’umanità, avendo come riferimenti Bolivar, Allende e José Martí, solo per citarne alcuni».
Ci limitiamo a sottolineare alcune questioni. La prima riguarda «la centralità dell’uomo», di cui parla Comunione e Liberazione – che non a caso ha deciso di far presentare l’edizione del Meeting di Rimini a Emma Bonino, tra le più ferree esponenti di quell’ideologia che pone il desiderio materiale al centro della vita dell’uomo ‒ e che viene esaltata dal Grande Oriente. Per chi ha fede in Dio, la “centralità” è un’altra: è quella di Cristo nella vita dell’uomo. Non è quella dell’uomo, né quella dei suoi progetti e dei suoi desideri terreni, ammantati di libertà. Solo attraverso Cristo, l’uomo diventa libero e trova la sua ragione di stare nel mondo e, insieme, di non appartenere al mondo, nella certezza della Resurrezione.
Il Gran Maestro intende contrapporre la “Chiesa-parola” alla “Chiesa-struttura” e utilizza, a questo fine, la Croce di ferro utilizzata da Papa Francesco. Non ci scandalizziamo. Essa rappresenta solo una scelta, che in quanto tale non intacca minimamente due millenni di storia della Chiesa – di Dio e non “del popolo” ‒ fondata da Cristo e fatta di splendori e bellezza, oltre che di simonie e di peccati. Il punto è un altro. Se quella Croce di ferro tanto piace, tanto la si ama, c’è da chiedersi perché il Gran Maestro e i massoni del Grande Oriente – e non solo loro – non agiscano, ora, per convertirsi. Escano dai loro interessi mondani e di consorteria e ci aiutino ad edificare sin da ora il Paradiso. Sia la mitezza dei cuori la loro meta. Il servizio all’altro, al più piccolo, il loro obiettivo. Che Cristo è Via, Verità e Vita, il loro proclama. Allora, sì che ameranno il Papa e gli Angeli in Cielo faranno festa! (Danilo Quinto)
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