Youcat. Un catechismo dissacrante e confusionario

Youcat. Un catechismo dissacrante e confusionario
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Come viene tradotta la parola Youcat? Immediatamente, anche per chi va sul dizionario o, più velocemente, su Google traduttore, si legge in italiano: «Tu gatto». E invece no, secondo la Conferenza episcopale d’Austria, in accordo con la Conferenza Episcopale tedesca, la Conferenza episcopale svizzera e la Conferenza episcopale italiana, Youcat è da tradurre come abbreviazione di «Tu catechismo», un linguaggio giovanilistico, che dovrebbe catturare l’attenzione dei giovani. Sembrerebbe una barzelletta o una presa in giro, ma non lo sono per i realizzatori di questa idea tanto assurda, quanto inefficace.

Alla guida di questo progetto, frutto della collaborazione di alcuni teologi, troviamo l’arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schönborn. Coloro che hanno lavorato al progetto redazionale lo chiamavano «Ju-Kat» dalle iniziali di gioventù (Jugend in tedesco) e catechismo. Poi l’abbreviazione è stata traslata in lingua inglese con il risultato che si è detto.

Youcat italiano. Catechismo della Chiesa Cattolica per i giovani, nuova edizione riveduta e aggiornata, con una premessa di papa Francesco, è uscito il 24 gennaio u.s., esso ripropone, infatti, la pubblicazione uscita in tedesco nel 2010, poi approdata in Italia nel 2011 con la premessa di papa Benedetto XVI (riproposta anche nell’edizione attuale, subito dopo quella di papa Bergoglio). Il testo si apre con «Indicazioni per l’uso», come fosse un manuale delle istruzioni per l’uso di un apparecchio, di un elettrodomestico, uno scaffale da montare… Le “indicazioni” spiegano che il catechismo è scritto con linguaggio adatto ai giovani e la cui fonte è il «Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) pubblicato nel 1997, senza pretendere di raggiungere la completezza di quell’opera».

Il testo è strutturato in domande e risposte e il «commento che segue vuole offrire ai giovani un aiuto ulteriore per la comprensione del significato esistenziale delle domande via via trattate» (p. 4). Comprensione del significato “esistenziale” delle domande? Dunque si inizia, fin da subito, a confondere le carte, a non essere chiari, a produrre squilibri nella trasmissione dell’insegnamento della dottrina cattolica.

D’altra parte anche graficamente il testo è molto confuso nelle fotografie che nella maggioranza dei casi sono antropocentriche: si rincorrono le immagini di bambini, giovani, uomini e donne multietnici, tramonti, barche a vela, gente che ride, che si diverte, ebrei e musulmani che pregano, gente che cammina, persone che si abbracciano, che fanno festa… E poi una sposa sbracciata e scollacciata, in atteggiamento non consone alla sacralità del sacramento matrimoniale (p. 153), sulla quale è stato posto un corteo disegnato, che rappresenta dei pupazzetti dall’evocazione circense: infanti, adulti e anziani dalle fogge diverse che cantano, fischiano, ballano, fanno attività funambolica a testa in giù… tutti in fila indiana per andare a baciare la mano della sposa, accanto alla quale si trova lo sposo, il cui cappello a cilindro è posato per terra sul velo della sposa.

L’immagine del sacerdote non compare quasi mai in questo “cat”, se non in un luogo all’aperto, su un prato, dove si trova una specie di altare e intorno, in atteggiamento danzante, ci sono alcune persone (p. 127). Ben altra cosa è l’altare del Santo Sacrificio per la Chiesa cattolica. Afferma san Giovanni Crisostomo, grande Dottore del Sacerdozio: «Mosè levava le mani al cielo facendone scendere la manna, pane degli angeli. Il nostro Mosè, Cristo, leva le mani al cielo e ci procura un cibo eterno. Il primo percosse la pietra, facendone scaturire torrenti d’acqua. Questi tocca la mensa, percuote la mistica tavola e fa sgorgare le fonti dello Spirito. Ecco il motivo per il quale la mensa è posta al centro [della chiesa], come una sorgente, perché i greggi accorrano da tutte le parti ad essa e si dissetino alle sue acque salutari» (Catechesi 3).

Le parole di papa Francesco, a proposito della Santa Messa, sono molto significative per comprendere l’attuale stato teologico in cui versa la Chiesa di Roma: «Fratelli e sorelle, dove “preparare la cena del Signore” anche oggi? […] Spezziamo la nostra vita nella compassione e nella solidarietà, perché il mondo veda attraverso di noi la grandezza dell’amore di Dio. E allora il Signore verrà, ci sorprenderà ancora, si farà ancora cibo per la vita del mondo. E ci sazierà per sempre, fino al giorno in cui, nel banchetto del Cielo, contempleremo il suo volto e gioiremo senza fine» (p. 126). Il Santo Sacrificio dell’altare per duemila anni non è mai stata una cena, la cena è stata introdotta dal protestantesimo, “grazie” a Lutero, il quale ha abolito con violenza il sacerdozio perché ha abolito il Santo Sacrificio del Salvatore, venuto in terra per liberarci dalla morte del peccato mortale e per salvare in eterno le anime attraverso il Suo Sangue e il loro pentimento e la loro conversione.

Un articolo non può certo snocciolare il contenuto di 304 pagine; tuttavia, è sufficiente per denunciare la confusione immensa che genera questo “cat”, partendo proprio dai termini. Si pensi già alla seguente domanda: «Con quali nomi si indica la cena di Gesù con noi, e che cosa significa?», siamo di fronte ad un quesito che non esprime un concetto corretto: l’errore lessicale tragico è proprio quello di «cena». La risposta è altrettanto tragica: un elenco di nomi che producono menzogne unite a vocaboli esatti della terminologia dottrinale: «Diversi nomi indicano questo insondabile mistero: Santo sacrificio – Santa Messa – Sacrificio della Messa – Cena del Signore – Frazione del pane – Assemblea eucaristica – Memoriale della passione, morte e risurrezione – Santa e divina liturgia – Santi misteri – Santa Comunione». Non è un palese esempio di confusione mentale, dove si danno per sinonimi concetti che non hanno nessun legame di parentela fra di loro?

Alcuni di questi nomi sono quelli che usano i protestanti nelle loro funzioni religiose e non liturgiche perché non sono Sante Messe, bensì cene e banchetti, dove non esiste il Santo Sacrificio dell’altare, bensì la memoria, il ricordo dell’Ultima Cena.

Il “cat” vuole essere anche ludico, infatti, in fondo alle pagine, al posto dei numeri in sequenza, c’è un omino raffigurato in tante posizioni diverse, in modo tale che, scorrendo le pagine stesse, esso si muove come in un cartone animato. Il numero delle pagine è invece posizionato lateralmente su di una sola facciata (a destra), creando confusione ulteriore a quella (assai più grave) di carattere dottrinale. L’evidente disagio, accompagnato da caratteri assai piccoli, si somma alle altre tipologie di disordine, quella grafica e cromatica.

Come non bastasse il libro, forgiato secondo i principi della laïcité rivoluzionaria (libertà, uguaglianza, fratellanza) presenta elementi definiti «complementari», ossia citazioni, immagini, definizioni tratti dalla Sacra Scrittura, da documenti del magistero della Chiesa e dalle realtà di non credenti e di appartenenti ad altre religioni. Tutto ciò non fa altro che sviluppare una sorta di labirinto cerebrale, che si dipana in un malessere impressionante, in un’inquietudine di carattere sia sensibile (la vista, per le ragioni grafiche e cromatiche che abbiamo detto) che di pensiero e di spirito. A proposito dei documenti della Chiesa è interessante notare come non siano presenti quelli anteriori a Paolo VI, quindi al Concilio Vaticano II.

In definitiva, viene proposta un’enorme zuppa, dove la dottrina di sempre si mischia ai connotati della Chiesa modernista, con fascinazione per le attuali esigenze globaliste, ecologiste, ambientaliste, interreligiose, che si allacciano alla nuova direttiva del pensiero unico “inclusivo”. Invece, il Vangelo e la dottrina cattolica sono “esclusivi” in quanto la porta è stretta; l’Ovile è uno solo; molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti; la libertà chi ama Cristo segue le Sue orme portando le proprie croci e la conversione all’unica Verità rivelata è indispensabile: «In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito» (Gv 3, 5-6). La nostra fede è esclusiva, lo ha detto Gesù: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada». La nostra fede conduce alla vera ed esclusiva libertà: «Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Gv 8, 31-32).Youcat banalizza, dissacra, conduce ad idee che pervertono, intossicano, traviano, gettando benzina sul fuoco del caos mentale che ha già raggiunto livelli da codice rosso. La povera gioventù dei nostri giorni è abbandonata al suo destino da tutti, compresi i genitori, che hanno perso la loro naturale identità, e la stessa Chiesa, molto responsabile del dramma contemporaneo. Le nuove generazioni vengono date in pasto all’ammasso illogico e antivaloriale di una cultura antiumana oltre che anticattolica ed è per questo motivo che molti, già da bambini, frequentano gli ambulatori di psicologi e psichiatri.

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