“Voglio decidere io quando morire”. Video shock per promuovere l’eutanasia

Spot di 3 minuti promosso dai Radicali e da Exit Italia. Protagonista Gilberto, 53 anni, malato terminale di tumore. “L’eutanasia significa libertà di scelta”.
Ma intanto parte la raccolta firme per una proposta di legge “di iniziativa popolare”.
I sondaggi? Secondo Ipsos il 62% degli italiani è favorevole all’eutanasia.

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29 novembre 2012
Malato terminale ‘attore’ spot radicali per eutanasia legale
Ora 50mila firme per proposta di legge di iniziativa popolare
ROMA – Gilberto, cancro al fegato allo stadio terminale, è protagonista del nuovo video promosso da Radicali, associazione Coscioni e Exit Italia per lanciare una campagna per l’eutanasia. “Amo la vita” ma “voglio decidere di smettere quando non posso più fare le piccole cose, come chiacchierare con gli amici…” dice nel video di circa 3 minuti dalla quale sarà ricavato uno spot di 40 secondi. “Ora – dice Marco Cappato – parte la raccolta di 50 mila firme per la proposta di legge di iniziativa popolare”.
“La vita mi piace e vorrei essere io fino alla fine” aggiunge Gilberto, che ha contattato l’associazione Coscioni dopo la campagna shock, che ha portato con sé molte polemiche, ‘AAA malati terminali cercasi’ lanciata nelle scorse settimane proprio per trovare nuovi testimonial nella battaglia pro eutanasia. “Eutanasia significa libertà di scelta, di rifiutare le cure o di volerne altre” sottolinea Filomena Gallo, segretario dell’associazione Coscioni, che ha contribuito a stilare la proposta di legge, di 4 articoli, che riprende l’articolo 32 della Costituzione, nel passaggio che prevede il diritto di rifiutare le cure, e propone la depenalizzazione per i medici che pratichino la ‘dolce morte’ a determinate condizioni. Dopo la campagna alla ricerca di nuovi ‘attori’ per lo spot sulla legalizzazione dell’eutanasia, aggiunge Cappato, “abbiamo ricevuto decine di contatti e alla fine abbiamo scelto due persone, Gilberto e Piera, grazie ai quali realizzeremo questi spot”. La testimonianza presentata oggi, di circa 3 minuti, sarà oggetto “di promozione su Youtube e sui social network, e ogni euro versato sarà interamente utilizzato per la promozione degli spot di 40 secondi” che, spiega ancora Cappato, “offriremo a tutte le testate, così come cercheremo di portare il video lungo che abbiamo presentato oggi in Rai, nello spazio ‘Dieci minuti di’ dedicato alle associazioni”. Il tema, sottolinea Mario Staderini, segretario di Radicali italiani, “é totalmente assente dal dibattito politico italiano, perché non è politicamente accettato come sono oggi invece i matrimoni gay. Ma come è già successo per le unioni civili e per il testamento biologico, cercheremo di imporre all’attenzione anche questo tema altrimenti cancellato”.

Fonte: Ansa
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29 novembre 2012

Eutanasia: Exit, morire ‘in esilio’in Svizzera costa 8500 euro
Trenta ‘esuli’ registrati da associazione 2011, ma molti ‘casi magri’

ROMA – Bisogna passare “dalle parole ai fatti” perché oggi in Italia “per morire dignitosamente bisogna scegliere di farlo in esilio, in Svizzera”. Lo sottolinea Emilio Coveri, presidente di Exit Italia, associazione che si batte per “il diritto a una morte dignitosa”, riferendo che l’associazione lo scorso anno ha registrato “30 italiani” che si sono rivolti alla Svizzera per la ‘dolce morte’, anche se “sono moltissimi i casi come quello di Lucio Magri”, tra i fondatori del Manifesto, morto oltreconfine lo scorso anno, “che vanno in Svizzera senza passare dalle associazioni, le nostre o quelle elvetiche”.

In Svizzera, spiega, “c’é una procedura ben dettagliate e regole serie che vengono seguite” per ottenere “la luce verde ed essere accettati e ammessi alla morte assistita”. E la procedura costa “fra tutto, come un funerale italiano, circa 10mila franchi svizzeri, cioé 8.500 euro”. Chi non se lo può permettere, aggiunge, “si può rivolgere alle associazioni e in genere ottiene uno sconto”. Una prima tranche va pagata all’avvio della pratica, con l’invio della documentazione cui segue “anche una visita preliminare prima di dare appunto la ‘luce verde’ e attivare la procedura. I costi variano secondo i servizi richiesti, e aumentano, ad esempio, se si chiede la cremazione, e includono anche la permanenza di tre giorni, necessaria per espletare la procedura, o il trasporto della salma”.

Fonte: Ansa

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