Vittoria della vita in Argentina

(di Alfredo De Matteo)  Lo scorso 15 giugno la Camera argentina aveva approvato, con 129 voti favorevoli e 125 contrari, il testo di legge che avrebbe reso l’aborto libero, legale e gratuito fino alla 14a settimana di gestazione. Grazie a Dio e alla battaglia portata avanti dagli attivisti prolife argentini, poco più di due mesi dopo, il 9 agosto, il Senato ha bocciato, con 38 voti contrari e 31 favorevoli, quello che sarebbe stato l’ennesimo atto suicida e criminale partorito da un governo democratico.

C’è da dire che la legislazione attualmente vigente in Argentina sull’aborto volontario è comunque ingiusta, dal momento che contempla l’omicidio dell’innocente nei casi di stupro o di grave pericolo di vita per la madre del nascituro. Tuttavia, la legge che sarebbe stata approvata in via definitiva dal Senato avrebbe allargato enormemente le maglie dell’aborto volontario, aprendo la strada a quella che sarebbe stata senz’altro una vera e propria mattanza dei bambini non nati.

La vittoria della vita in Argentina ci insegna che la deriva etica e morale della società civile non è irreversibile e può essere efficacemente contrastata, a patto che si formi un fronte oppositivo compatto e determinato disposto a dare battaglia e ad appropriarsi della piazza pubblica.

Infatti, lo scenario politico e culturale argentino è radicalmente mutato quando un ampio settore della società civile è sceso in strada a manifestare per la vita: dal sorprendente corteo del 25 marzo in molte città del paese fino all’imponente e impressionante manifestazione svoltasi nel centro di Buenos Aires, definita dagli stessi media come la più grande concentrazione di folla contro l’aborto mai registrata nella storia dell’Argentina.

Senza tenere conto delle decine di manifestazioni che si sono registrate nelle principali città dello stato sudamericano nei giorni successivi alla grande marcia di Buenos Aires. Non v’è alcun dubbio che gli ambienti politici sono stati influenzati dalla massiccia, determinata e continua onda di protesta innescata dal popolo prolife argentino, che è servita per confermare più di un senatore nel suo voto contro la legge abortista. Anche la Chiesa argentina ha cambiato atteggiamento a seguito della mobilitazione di massa partita dal basso, tanto che il presidente della conferenza episcopale, Ojeda, è passato dall’evitare qualsiasi tipo di sostegno ai manifestanti del 25 marzo a guidare una grande messa nel santuario della nostra Signora di Lujan, nel corso di cui ha chiesto ai politici di non approvare il testo di legge.

La vittoria della vita in Argentina ci insegna anche che giocare d’anticipo è una strategia vincente: infatti, il popolo della vita non ha atteso gli eventi, che i giochi fossero ormai chiusi per riversarsi nelle piazze a manifestare per la vita, contro l’aborto. Al contrario, esso ha inteso dare battaglia in maniera preventiva, nella speranza di orientare e infondere coraggio a chi aveva la responsabilità di influenzare l’esito finale della votazione.

Certo, i giochi non sono affatto chiusi. La storia recente delle democrazie relativiste ci dice che i poteri forti non accetteranno di buon grado l’esito del voto e cercheranno di ribaltarlo con ogni mezzo a disposizione. Sembra infatti che il presidente argentino, Macrì, abbia intenzione di depenalizzare il reato di aborto: il prossimo 21 agosto infatti approderà in Senato la revisione del codice penale e tra gli articoli da approvare c’è, guarda caso, la depenalizzazione del reato di aborto in molti casi.

La storia rischia dunque di ripetersi anche in Argentina: il sistema democratico altro non è che una buona copertura, utile per far credere alle persone di avere potere decisionale, quando poi sono le lobby di potere a tirare i fili della politica …

Tuttavia, l’attitudine al combattimento dimostrata del popolo prolife argentino ci induce a credere che esso non abbasserà la guardia e darà filo da torcere a chi vuole disconoscere la volontà di un congresso democraticamente eletto, decidendo a tavolino la sorte dei bambini non nati.

Da parte nostra, non possiamo che esprimere solidarietà agli attivisti pro vita argentini e moltiplicare gli sforzi per far crescere la nostra marcia per la vita, che tanti successi ha già ottenuto. Ma la strada è quella giusta, come dimostra il movimento per la vita argentino che non è sceso a compromessi e ha riversato per le strade del paese centinaia di migliaia di persone determinate a far valere le ragioni della vita, contro le pseudo ragioni del male e della morte.

Alfredo De Matteo

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