Una vita offerta per il matrimonio cristiano

(di Cristina Siccardi) La Chiesa non ha mai fatto distinzione di santità fra il ricco e il povero, fra il dotto e il semplice perché Dio, Uno e Trino, giudica il grado di Fede e non altro. Allo stesso modo i vescovi Tomasz Peta, Jan Pawel Lenga, Athanasius Schneider nella loro Professione delle verità immutabili riguardo al matrimonio sacramentale, indicando coloro che hanno testimoniato con la loro morte la condanna del concubinato, pongono sullo stesso piano san Giovanni Battista, san John Fisher, san Thomas More e la giovane Laura del Carmen Vicuña.

Spiega, infatti, lo scrittore Ernest Hello in un passo che ben si addice ad ammonimento verso una Chiesa contemporanea che si lascia attrarre più dalle debolezze (peccati) che dal bene (le virtù): «Inutilmente il mondo crolla. La Chiesa conta i suoi giorni con le sue feste. Non dimenticherà mai uno dei suoi vecchi, né uno dei suoi fanciulli, non una delle sue vergini, non uno dei suoi solitari. Voi la maledite. Lei canta. Nulla potrà intimorire, nulla potrà addormentare la sua invincibile memoria» (Fisionomie di Santi, Fògola, Torino 1977, p. 7). L’invincibile memoria è la Tradizione ed è la Tradizione ad imporsi sulle chimere, sulle schizofrenie, sulle eresie.

Papa Francesco, autore dell’Amoris Laetitia, dovrebbe conoscere la bambina cilena che ha vissuto parte della sua breve esistenza in Argentina, ma di lei non ha parlato nel suo recente viaggio in Cile, conclusosi proprio il 22 gennaio, giorno della festa liturgica di Laura del Carmen: per i nostri tempi è sicuramente una beata non politicamente e religiosamente corretta.

Venerata fin dal suo dies natalis (22 gennaio 1904), la causa di canonizzazione fu aperta il 19 settembre 1955 e il 5 giugno 1986 le venne conferito il titolo di venerabile. «A seguito del riconoscimento ufficiale di un miracolo avvenuto per sua intercessione, Laura del Carmen Vicuña, poema di candore, di amore filiale e di sacrificio» (http://www.santiebeati.it/dettaglio/38450) fu beatificata da Giovanni Paolo II il 3 settembre 1988 a Castelnuovo Don Bosco (Asti). Alla sua tomba, nella cappella del Collegio Maria Ausiliatrice di Bahia Blanca (550 km a sud-ovest di Buenos Aires), i pellegrini più frequenti provengono dall’Argentina e dal Cile.

Laura del Carmen Vicuña nasce a Santiago del Cile il 5 aprile 1891 da José Domingo, militare in carriera di nobile famiglia, e dalla sarta Mercedes Pino. La piccola, dal nome mariano (del Carmen), viene battezzata nella chiesa di Sant’Anna il mese successivo: è il 24 maggio, festa di Maria Ausiliatrice. Proprio quell’anno scoppia il conflitto fra il Presidente José Manuel Balmaceda e il Congresso del Cile, causando la Guerra Civile.

Un parente di José Domingo, Claudio Vicuña, partecipa alle elezioni come oppositore e successore del Presidente in carica, ma fallendo nell’intento i suoi avversari politici iniziano a perseguitare l’intera famiglia Vicuña. José Domingo con la moglie e le due figlie, Laura del Carmen e Giulia Amanda (nata nel 1894), nel 1897 è costretto a fuggire verso la frontiera con l’Argentina, sulle Ande; ma tre anni dopo muore, lasciando la moglie in gravi difficoltà economiche.

Mercedes decide allora di passare il confine per raggiungere l’Argentina: ad accompagnarla a Junín de los Andes si offre il facoltoso imprenditore agricolo Manuel Mora. Città e villaggi della Patagonia, nell’inverno del 1899, vengono devastati dalle inondazioni, sino al versante Atlantico, da dove il salesiano Monsignor Giovanni Cagliero, futuro Cardinale, scrive ai confratelli di Chos-Malàl, colpiti dall’alluvione, che «mai da quelle parti si era è visto un cataclisma tanto spaventoso e generale».

Le tre esuli cilene sono scosse dagli eventi in mezzo ad acqua e fango. Arrivano nel paese di Neuquén, dove Mercedes trova lavoro e mantenimento per sé e le figlie nella tenuta di Mora, pertanto accetta di diventare la sua amante.

Il 21 gennaio (giorno di sant’Agnese) del 1900, Laura di 9 anni e Giulia di 6 vengono accolte nel salesiano collegio femminile delle Figlie di Maria Ausiliatrice a Junín de los Andes. Nella scuola maschile salesiana dello stesso paese argentino si formerà anche un altro giovane destinato a salire la scala di un’intensa vita spirituale, il beato Zeferino Namuncurà (1886-1905).

Fin dalla nascita Laura non gode di buona salute, inoltre le difficoltà, i grandi freddi, il lungo viaggio verso Junín l’hanno debilitata. Essere battezzata e consapevolmente sapersi figlia di Dio Padre sveglia in lei il desiderio della santità per essere in comunione con il Signore.

Il 2 giugno 1901 si accosta alla Prima Comunione e, sull’esempio di san Domenico Savio, formula i propositi di amare Dio con tutta se stessa: 1°: «Dio mio, voglio amarti e servirti per tutta la vita; perciò ti do la mia anima, il mio cuore, tutto il mio essere». 2°: «Voglio morire prima di peccare; perciò voglio mortificarmi in tutto ciò che mi potrebbe allontanare da te». 3°: «Mi propongo di fare quanto so e posso perché tu possa essere conosciuto e amato e per riparare le offese che ricevi ogni giorno dagli uomini, specialmente dalle persone della mia famiglia. Mio Dio concedimi una vita di amore, di mortificazione e di sacrificio». 

Scopre qui e ora il senso della sua vita: liberare la madre dal peccato. Terribile, infatti, il dolore che le provoca la presenza della mamma che l’accompagna al grande evento senza poter ricevere l’Eucaristia e ne conosce la causa: Mercedes Pino convive con un uomo che non è suo marito.

Il 29 marzo 1902 le due sorelline ricevono la cresima, presente la madre, che però si astiene ancora dalla confessione. È proprio in questa occasione che Laura fa richiesta di poter essere ammessa tra le postulanti delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ma ottiene una risposta negativa a causa della condotta privata e pubblica della madre.

Poco dopo Laura prende i voti di povertà, castità e obbedienza in forma privata, perché, come riporta il suo biografo e Direttore spirituale, Don Augusto Crestanello: «Voglio essere tutta tua anche se dovrò restare nel mondo» (cfr. Vida de Laura Vicuña, Escuela Tip. Gratitud Nacional 1911). «

La pazzerella di Gesù», come firma i suoi compiti scolastici, può rinunciare a tutto, ma non alla confessione, alla comunione, all’adorazione del Santissimo: la Santa Ostia e il suo traboccante amore per Maria Immacolata sono le due incrollabili colonne su cui fonda la sua santità. A cominciare dal battesimo, la Madonna è sempre stata presente ogni giorno della sua vita e dall’8 dicembre 1900 è iscritta alla Pia Unione delle Figlie di Maria, legando a sé la medaglia filiale.

Durante un periodo di vacanza del 1902, Laura e Giulia raggiunsero la madre a Quilquihué, fu allora che Manuel Mora cercò di abusare della primogenita, ma lei, che già si era accorta delle inopportune attenzioni dell’uomo, riuscendo a gestirle, si difese con prontezza, resistette e vinse.

Sull’esempio di don Bosco, gli insegnanti di Junín, portavano le loro allieve alla Santa Messa quotidiana e tutti ripetevano più volte al giorno: «Maria aiuto dei cristiani, prega per noi». Alle invocazioni di questa bimba di dieci anni, ricolma non solo di innocenza, ma anche di sapienza, la Madonna accorse in sostegno. Mora si vendicò rifiutandosi di pagare la retta scolastica, tuttavia la Direttrice dell’Istituto accolse ancora e gratuitamente le sorelle Vicuña. 

Il 24 maggio del 1903 Laura del Carmen manifestò in forma singolare la pienezza del suo amore per l’Ausiliatrice: alla presenza delle autorità locali civili ed ecclesiastiche, lesse con ardore e grazia un magnifico saluto a Maria preparato da lei stessa. Arriva poi la grande decisone: offre la sua vita al Signore, come scrive il suo Direttore spirituale: «Laura soffriva nel segreto del cuore… Un giorno decise di offrire la vita e accettare volentieri la morte, in cambio della salvezza della mamma. Mi pregò anzi di benedire questo suo ardente desiderio. Io esitai a lungo».

La convivenza con un uomo fuori dal sacramento cattolico del matrimonio e il suo allontanamento dalla fede sono per Laura fonte di atroce dolore. Padre Crestanello cede alle insistenze della fanciulla: sono tre i capisaldi della «regola di vita» che si era data alla Prima Comunione e gli impegni presi con Dio non si possono tradire. Il Signore presta ascolto alla sua donazione.

Nel settembre 1903 non riesce a prendere parte, talmente è debilitata, agli esercizi spirituali. È costretta a lasciare il collegio e ad essere assistita dalla mamma in un appartamento di Junín de Los Andes, dove, nel gennaio 1904 giunge in visita Manuel Mora, con il proposito di trascorrere la notte nella medesima abitazione. Ma Laura è risoluta, nonostante le sue drammatiche condizioni di salute: «Se egli si ferma qui, io me ne vado in collegio dalle suore», così avviene.

Mora la insegue, la percuote violentemente, ma lei riesce comunque a raggiungere l’Istituto, dove incontra Padre Crestanello, rinnovando l’offerta della propria vita per la conversione della madre, che fa chiamare quella sera del 22 gennaio, dopo aver ricevuto il Viatico: «Mamma, io muoio! Io stessa l’ho chiesto a Gesù. Sono quasi due anni che gli ho offerto la vita per te, per ottenere la grazia del tuo ritorno alla fede. Mamma, prima della morte non avrò la gioia di vederti pentita?». Mercedes finalmente cede e la sua bambina se ne va serenamente: «Grazie, Gesù! Grazie, Maria! Ora muoio contenta!».

Fu ai suoi funerali che la madre tornò ad accostarsi ai sacramenti della confessione e dell’Eucaristia. I santi partecipano alle sofferenze di Gesù Cristo e talvolta, come Cristo, attraverso Maria Immacolata, giungono all’immolazione di sé, per la redenzione del prossimo, proprio come fece Laura del Carmen Vicuña. Se la sua immolazione non fu inutile è perché quella di Cristo continua e continuerà a non esserlo. (Cristina Siccardi)

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