Violenza polemica, profezia, laicità

(Il Foglio del 13/01/2010) Abbiamo pubblicato martedì una pagina in cui un gruppo di fedeli cattolici chiedeva al Papa di “rifuggire dallo spirito di Assisi”, denunciando il rischio di sincretismo religioso o di relativismo della fede che a loro giudizio si è corso dopo la famosa cerimonia delle religioni presieduta da Wojtyla nel 1986, di cui dovrebbe esserci una sorta di replica nel prossimo mese di ottobre.

L’appello era accompagnato da un articolo sulle idee di Walter Kasper, il cardinale che ha amministrato la questione e l’ha illuminata con il suo lavoro teologico in questi anni, e da un corsivo in cui il vicedirettore di questo giornale inquadrava in termini storici, sine ira ac studio, quella specie di “festa del Dio unico” che in realtà fu la profetica intuizione wojtyliana del ritorno del sacro sulla scena pubblica del mondo. Il risultato è che il giornale più blasonato dell’Italia che si dice laica, il Corriere della Sera, ha ospitato ieri una violenta stroncatura dell’appello e una brutale polemica personale con i suoi firmatari, piena di insinuazioni e altre ingenerosità: una cosa grottesca. La vampata di intolleranza firmata da uno storico del cristianesimo da noi sempre rispettato e interpellato con interesse, Alberto Melloni, si spinge fino a delegittimare come zelanti e intimidatrici manovre curiali le idee tradizionaliste, universalmente note da gran tempo, di un gruppo di fedeli cattolici inermi, e responsabili soltanto del loro animo e della loro cultura della fede e della vita ecclesiale. Peccato. Sono spettacolini che sarebbe meglio evitare.

Sotto la rogna e la faziosità, però, sta un problema serio: è legittimo avere un punto di vista difforme da quello corrente in materia religiosa, in ambito cattolico in particolare, quando questo punto di vista non sia modernista ma tradizionalista? La stampa occidentale tende a relegare in una specie di clandestinità le posizioni antisecolariste, e usa ampiamente nei loro confronti il dileggio e la condiscendenza che un potere culturale sicuro di sé sa riservare a chi è fuori dal suo perimetro di osservanza conformista. Sono atteggiamenti che di volta in volta hanno colpito pezzi dell’episcopato e del clero, i movimenti cosiddetti carismatici, in certi periodi e a certe condizioni gli stessi pontefici. Ora è in atto, e dura da qualche tempo, e l’abbiamo riscontrata e raccontata ai lettori, un’operazione di rilettura del papato di Wojtyla e di quello di Ratzinger: erano rappresentati l’uno come un caso di papolatria mediatica, nell’interpretazione dello stesso Melloni, l’altro il custode arcigno di un’ortodossia contraria alle delizie del “relativismo cristiano” (Martini). Siccome pensano che tiri aria di svolta in curia e nell’appartamento pontificio, quelli che non si riconoscevano nella vita ecclesiale degli ultimi trent’anni, e nel magistero, ora si fanno guardie svizzere della presunta nuova ortodossia. Ma gli intellettuali e gli studiosi militanti, specie se cristiani e sostenitori di una cattolicità fondata sulla libertà di coscienza, non dovrebbero mai rinnegare le loro idee con il farsi banditori di violenze verbali contro la parte di chiesa che non le condivide. 

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