Vigilia incandescente per le elezioni presidenziali in Francia

(di Mauro Marabini) Tutto sembrava scontato. Tutto era cominciato con un gesto clamoroso del Presidente uscente François Hollande, che a dicembre annunciava che non si sarebbe ripresentato. Di fatto il presidente uscente era impresentabile, la gestione del quinquennio era stata la peggiore che si potesse immaginare e la eventuale ricandidatura lo avrebbe messo di fronte, alle primarie della sinistra, ai tanti socialisti che avevano collaborato con lui al governo.

Si è così arrivati alle primarie di un partito in crisi: scarsa partecipazione, circa un milione e mezzo di votanti ed al ballottaggio sono andati Manuel Valls, capo del governo, che si era dimesso per candidarsi, e Benoît Hamon, esponente di quella sinistra del Partito socialista che in Parlamento aveva sempre contrastato il limitato riformismo del Presidente e del suo Primo Ministro.

Ha vinto Hamon. Scelta disastrosa per la sinistra; i sondaggisti prevedono che non c’è alcuna speranza per lui di andare al ballottaggio. Non staremo qui a spiegare il perché della crisi dei socialisti che da quando è al potere Hollande non hanno raccolto che disastri elettorali. Per dare un esempio, nella regione PACA (Provenza-Alpi-Costa Azzurra) la cui capitale è Marsiglia, nel Consiglio regionale eletto nel 2015 il PS non è neppure rappresentato, quando nella legislatura precedente aveva il presidente e la maggioranza.

La strada per la destra sembrava spianata; i soliti sondaggisti, che in Francia sono più seri che in Italia, prevedevano unanimamente che al primo turno sarebbero approdati il candidato della Destra, qualunque esso fosse, e Marine Le Pen. Nessuna possibilità per i socialisti, qualunque fosse il candidato. Al ballottaggio avrebbe vinto il candidato di Destra con largo vantaggio. Marine Le Pen, avrebbe fatto comunque una bella figura, ma non tanto per aggiudicarsi la Presidenza.

Dopo tutto quello che succedeva a sinistra la candidatura di François Fillon si faceva sempre più solida: aveva sbaragliato i sui concorrenti alle primarie della Destra: al primo turno aveva eliminato, fra gli altri, Nicolas Sarkozy già presidente della Repubblica prima di Hollande e che non era stato riconfermato per il secondo mandato. Al secondo turno veniva eliminato Alain Juppé, sindaco prestigioso di Bordeaux, personaggio eminente del partito “Les Republicains” come si era ribattezzato il partito ricostituito della destra storica e del centro. I risultati del ballottaggio a favore di Fillon era stato: 66,5% per lui, mentre a Juppé è andato solo il 33,5%. I sondaggi avevano previsto la sua vittoria alle primarie e prevedevano la conquista della presidenza della Repubblica nel ballottaggio con Le Pen.

François Fillon nella sua campagna per le primarie aveva mostrato di avere acceso l’entusiasmo di antichi e nuovi militanti e dietro di lui si era mobilitata una massa imponente di popolo: ben quatto milioni e mezzo di persone sono andate a votare. Una cosa eccezionale, una vera rinascita dell’impegno da parte di un elettorato fino a poco tempo prima sonnacchioso e rassegnato.

François Fillon, sposato con cinque figli, si presentava come conservatore nei valori, professava apertamente la sua fede cristiana e proponeva un programma radicale, quasi thatcheriano in economia, per guarire la Francia dei suoi mali. A suo tempo aveva definito il suo Paese «in stato di fallimento», e proponeva più libertà alle imprese, meno vincoli e grossi tagli alle spese improduttive dello Stato: sopprimere almeno 500.000 funzionari. La Francia ne ha 5,5 milioni su una popolazione di 66 milioni di abitanti, mentre l’Italia 3,5 milioni di statali su 60 milioni di abitanti. Proposte scandalose per l’establishment; da subito sono cominciate le proteste da parte delle variegate sinistre.

A fine gennaio 2017 scoppia la bomba: tutto sembra crollare. Il periodico satirico, Le Canard Enchaîné, rivela che la moglie di Fillon, Penelope, è stata da tempo impiegata dal marito come assistente parlamentare, cosa ammessa dai regolamenti della Camera, ma non ci sono tracce delle sue attività.

Si ipotizza pertanto il reato di impiego fittizio (noi diremmo impiego simulato). Il giorno stesso dell’annuncio una magistratura speciale, istituita da poco tempo, inizia l’indagine. Si tratta del Parquet National Financier (PNF). Molti amici di Fillon si chiedono: è in corso un complotto, si tratta di un intervento programmato per impedire l’accesso di Fillon alla presidenza?

Le canard enchaîné è un periodico satirico, di larga diffusione – 400.000 copie – un tempo sinistrorso ed anarcoide ma che ora si definisce «né di destra né di sinistra, solo al servizio della verità e del pubblico». Completamente indipendente, non accetta pubblicità ma distribuisce profitti.

In italiano si direbbe l’anatra incatenata; in francese con il termine “canard” si indica, nel gergo giornalistico, la notizia infondata.

Il clamore della rivelazione è stato enorme, i seguaci già entusiasti di Fillon si sono raffreddati e l’ipotesi di rinuncia alla campagna è stata subito ventilata. La destra smarrita si è messa alla ricerca di una soluzione alternativa, Sarkozy non era spendibile e per un po’ di tempo è stata avanzata l’ipotesi di riproporre Alain Juppé. Finalmente le cose si sono un po’ calmate mentre tuttavia continuavano le defezioni di tanti esponenti dei Repubblicani.

Poi un sussulto; Fillon riuniva i suoi fedelissimi, in piazza al Trocadero con grande successo di partecipazione e si impegnava a continuare anche in caso di messa in esame, anzi chiede al Parquet di anticipare i tempi per potersi difendere e difendere l’onore suo e di sua moglie. L’incontro con i magistrati ha avuto luogo il 14 marzo e al momento non si conoscono gli sviluppi.

Naturalmente i soliti sondaggi segnalano che la corsa di Fillon è ormai compromessa: ora Marine Le Pen col 26% dei suffragi é pari con Emmanuel Macron. François Fillon, sarebbe eliminato ed escluso dal ballottaggio.

Ma chi è Macron, l’uomo che sta ora emergendo?

Ragazzo prodigio della politica francese, giovanissimo, già con una carriera nelle alte sfere dell’amministrazione dello Stato e nelle banche, era stato chiamato nel governo Hollande, come ministro dell’Economia. Liberal-liberista, si scontra con tutti i suoi colleghi. Lascia il governo e crea un suo movimento, chiamato “En marche”, al di là della contrapposizione destra e sinistra. Subito incensato dalla stampa, ha un grande successo di pubblico e in tanti si chiedono chi c’è dietro. Non si sa bene, ma il suo movimento attira centristi, repubblicani moderati e riformisti.

Sarà lui che sfiderà Le Pen?

Fillon non demorde e tenta di rimontare lo svantaggio.

La stampa è scatenata, tante rivelazioni percorrono lo spazio mediatico. Le due settimane antecedenti il 23 aprile saranno incandescenti. (Mauro Marabini)

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