VIETNAM: i cattolici sfidano l’ultimatum del Governo

Sono oltre 3.000 i cattolici radunatisi nel giardino della nunziatura apostolica di Hanoi a pregare, sfidando l’ultimatum del Comitato del popolo della città che imponeva lo sgombro dell’area entro le 17 del 27 gennaio.





Sono oltre 3.000 i cattolici radunatisi nel giardino della nunziatura apostolica di Hanoi a pregare, sfidando l’ultimatum del Comitato del popolo della città che imponeva lo sgombro dell’area entro le 17 del 27 gennaio.

Alcuni manifestanti, riferisce l’agenzia “AsiaNews”, hanno dormito nel giardino dell’edificio – sequestrato nel 1959 dal Governo, che vorrebbe ora utilizzarlo per costruire ristoranti e night club – di cui Chiesa vietnamita chiede la restituzione. L’arcivescovo di Hanoi, mons. Joseph Ngô Quang Kiat ha diramato un comunicato in cui rivendica il diritto dei cattolici a manifestare in un’area della Chiesa sottratta ingiustamente dallo Stato.

L’ultimatum, firmato dalla Vicepresidente Ngo Thi Thang Hang, esige che l’arcivescovo ordini ai cattolici di togliere la statua della Madonna, presente nel giardino, e la croce che i fedeli hanno piantato all’entrata dell’edificio, e presentasse a lei «un rapporto entro le 18» del 27 gennaio.

Da parte sua, la stampa governativa ha inaugurato una campagna di disinformazione sui tafferugli avvenuti lo scorso 25 gennaio, allorché alcuni cattolici sono entrati nel giardino dell’edificio per salvare una donna picchiata dalla polizia perché portava fiori alla statua della Madonna. I media accusano i cattolici di aver attaccato le forze di sicurezza e domandano al Governo di ristabilire l’ordine con misure severe. Accusano inoltre i cattolici di distruggere proprietà dello Stato, occupare illegalmente suolo pubblico e disturbare l’ordine, nonché diffondere notizie distorte su internet.
Padre Joseph Nguyen, che ha assistito agli scontri del 25 gennaio, definisce la versione della stampa una «svergognata distorsione». La preghiera di protesta, spiega, si è tenuta alle 11.30, dopo la S. Messa. Durante la dimostrazione, una donna Hmong ha saltato il cancello e ha deposto fiori alla statua della Madonna.

«Il personale di sicurezza l’ha scoperta e ha cercato di afferrarla. Senza badare alle sue spiegazioni, hanno cominciato a picchiarla e a darle calci. Erano presenti almeno 2.000 cattolici come testimoni. Un comandante del personale di sicurezza ha perfino ordinato ad alta voce alle sue guardie di picchiare la donna fino a farla morire. L’avvocato Lê Quoc Quan, lì presente, è intervenuto, accusando le guardie di violare la legge. Le guardie allora hanno cominciato a picchiare anche lui (…). Vedendo tutto questo, i dimostranti non hanno avuto altra scelta che forzare il cancello e scontrarsi con la pubblica sicurezza».

Il 27 gennaio, in tutte le SS. Messe nella capitale, i cattolici sono stati informati sull’ultimatum. Ciò nonostante, hanno deciso di manifestare ancora davanti alla nunziatura con canti e preghiere.
Secondo radio, televisione e giornali di stato, l’Arcidiocesi non può pretendere la proprietà dell’edificio perchè «il 24 novembre 1961, il p. Nguyen Tùng Cuong, allora amministratore della diocesi, ha donato la proprietà al governo». L’Arcivescovado risponde che l’autorità competente per tale transazione è solo «il vescovo diocesano, col consenso del consiglio finanziario e il collegio dei consultori», precisando che «di sicuro egli [p. Nguyen Tùng Cuong] non ha mai fatto alcuna donazione» e  ricordando che la Costituzione vietnamita difende la libertà religiosa e i luoghi di preghiera. Inoltre, un’ordinanza del 18 giugno 2004 stabilisce che le proprietà legali delle organizzazioni religiose sono protette dalla legge e proibisce ogni violazione di tale diritto. In una dichiarazione del 14 gennaio 2008, il Comitato del popolo di Hanoi aveva accusato l’Arcivescovo della capitale di «usare la libertà di religione per provocare proteste contro il Governo» e così «danneggiare le relazioni fra il Vietnam e il Vaticano».

Donazione Corrispondenza romana