VIETNAM: cattolici in piazza per reclamare le proprietà della Chiesa

Ho Chi Minh City (ex Saigon), 12 gennaio 2008: migliaia di cattolici riuniti in una veglia di preghiera presso il convento dei Redentoristi per chiedere la restituzione di 60.000 mq di terreno appartenenti all’ordine religioso ma occupati da edifici governativi. È la più vasta protesta anti-regime dalla presa di potere dei comunisti nel 1975.





Ho Chi Minh City (ex Saigon), 12 gennaio 2008: migliaia di cattolici riuniti in una veglia di preghiera presso il convento dei Redentoristi per chiedere la restituzione di 60.000 mq di terreno appartenenti all’ordine religioso ma occupati da edifici governativi. È la più vasta protesta anti-regime dalla presa di potere dei comunisti nel 1975.

Già la notte di Natale 2007 circa 5.000 cattolici erano scesi in piazza ad Hanoi per chiedere al governo di rendere alla Chiesa l’edificio della Delegazione apostolica, requisito a suo tempo ed attualmente usato come night club. Alla luce delle candele, i cattolici hanno pregato perché la giustizia trionfi, come chiede in una lettera pastorale l’arcivescovo della capitale, Joseph Ngo Quang Kiet. Per la restituzione dell’edificio, che fa parte del complesso dell’arcivescovado e della cattedrale, è stata anche presentata una petizione. Ad Hanoi si dice che quando il governo prende dei posti, significa che sono «creduti religiosi».

«Pensano – dichiara un giovane all’agenzia “Asianews” – che qualcuno organizza azioni o persone contrarie al governo. Ma noi cattolici svolgiamo solo attività religiose secondo la nostra fede, non facciamo politica contro il nostro Paese».

L’11 gennaio scorso, dopo una Messa celebrata per l’89º compleanno del cardinale Paul Joseph Pham Dinh Tung, già arcivescovo di Hanoi, oltre mille sacerdoti, religiosi e fedeli sono usciti in processione fino all’ex-edificio della delegazione apostolica. La preghiera “di protesta” è avvenuta a mezzogiorno e ha sorpreso la polizia, paralizzando per ore il traffico nella zona.
In un messaggio a tutti i redentoristi del Paese, il Superiore provinciale p. Giuseppe Cao Dinh Tri denuncia che «il governo locale ha confiscato in maniera illegale il terreno appartenente al nostro convento di Thai Ha, ad Hanoi, e sostiene un progetto che vuole edificare nella zona».

I missionari della Congregazione del Santissimo Redentore – fondata da Sant’Alfonso Maria de Liguori nel 1732 – sono in Vietnam dal 1925. Hanno evangelizzato molte province del nord. Dal 1954, allorché il Vietnam viene diviso in 2 parti, molti di loro fuggono nel Vietnam del Sud e quelli che rimangono sono sottoposti dal governo comunista ad un trattamento molto duro che presto sfocia nella persecuzione. I sacerdoti, i religiosi e i fedeli di Thai Han chiedono più volte la restituzione dei terreni, ricordando che non hanno mai firmato un accordo per cedere la terra al governo, neanche in condizioni di coercizione e invocano la Costituzione, che salvaguarda la libertà religiosa ed i luoghi di culto. Nonostante ciò le autorità del distretto di Dong Da insistono nel voler rubare altra terra alla parrocchia. La protesta del 6 gennaio, però, li ha costretti a ritirare i soldati che presidiavano le nuove costruzioni in corso.

I fatti vietnamiti riflettono una realtà comune anche in Cina, ove alla persecuzione ideologica dell’ateismo contro la religione si aggiunge la vessazione economica: le proprietà della Chiesa cattolica subiscono confische, vendite e abusi da parte dell’Ufficio affari religiosi e dell’Associazione Patriottica. Sotto l’egida del regime comunista, i dirigenti locali intascano i proventi per affari che coinvolgono beni per un valore di 130 miliardi di yuan (circa 13 miliardi di euro). I governi varano leggi per la restituzione delle proprietà, ma i dirigenti locali utilizzano metodi violenti per colpire chi chiede giustizia. Emblematico l’episodio delle 16 suore francescane di Xian, bastonate a sangue da 40 “teppisti” per difendere una scuola di loro proprietà che il governo locale aveva venduto a un imprenditore.

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