Video blasfemo registrato nella Cattedrale di La Plata

AguerNon han chiesto autorizzazioni, né permessi. Così, alla chetichella, come ladri in chiesa – è il caso di dirlo -, i componenti di una troupe hanno registrato un video choc. Dai contenuti gravemente blasfemi. E’ accaduto la scorsa settimana nella Cattedrale di La Plata, in Argentina. All’insaputa di tutti.

Secondo quanto riportato da Aciprensa, un travestito –peraltro un attivista omosessista – ed una cantante peruviana abbigliata in modo indecente hanno ballato nelle ali del transetto, proponendo una vergognosa parodia del Sacramento della Penitenza e dell’Eucarestia, offendendo i segni della fede cattolica, distorcendo le parole di alcune preghiere tradizionali e simulando un atto omosessuale. Inutile entrare in ulteriori dettagli, davvero ignobili e disgustosi anche per un non credente.

L’Arcivescovo, mons. Hector Aguer, ha pubblicamente denunciato con parole forti l’accaduto, definendolo «un’abominevole profanazione del tempio». Dal canto suo, il Consiglio della locale Università Cattolica (di cui il prelato è Gran Cancelliere) ha voluto esprimergli il proprio sostegno e la propria vicinanza, ringraziandolo per il coraggio e per la saggezza con cui ha fatto fronte al terribile gesto, giunto peraltro dopo un primo, ingeneroso attacco sferratogli per la festa del Corpus Domini: in tale circostanza, la lobby gay, grazie anche alla grancassa dei media nazionali ed internazionali, distorse vergognosamente la sua omelia.

Eppure, c’è comunque qualcosa che non va. Non solo nel fatto in sé, questo è evidente: bensì anche in quest’ultimo comunicato, emesso dall’Ateneo cattolico in difesa dell’Arcivescovo. In un passaggio si legge: «Siamo certi che la Chiesa Cattolica meriti almeno lo stesso rispetto dovuto a qualsiasi altra confessione», quand’anche ad esser profanata fosse «una sinagoga, una moschea o un tempio protestante». Una similitudine, questa, che decisamente non regge. Sia perché, come scritto in un altro passaggio della stessa nota, la Chiesa Cattolica è l’unica ad avere «carattere di persona giuridica nel diritto pubblico» dell’ordinamento argentino e ciò in virtù del fatto d’esser parte fondante «della nostra nazionalità» ovvero di costituire la radice spirituale, morale e culturale di questo popolo. Sia soprattutto, perché – come evidenziato ancora da Benedetto XVI nel discorso tenuto il 31 gennaio 2008 alla Congregazione per la Dottrina della Fede – il compito missionario proprio della Chiesa «la impegna ad annunciare incessantemente Cristo come la via, la verità e la vita». Ed anzi pensare che la Chiesa possa esistere «di fatto in molteplici configurazioni ecclesiali, non potrebbe che generare la paralisi dell’ecumenismo», poiché «l’unità, l’indivisibilità e l’indistruttibilità della Chiesa di Cristo non vengono annullate dalle separazioni e divisioni dei cristiani». Figuriamoci di tutti gli altri. La Chiesa Cattolica è dunque l’unica, vera Chiesa di Cristo, come recita il n. 169 del Catechismo maggiore di San Pio X: «Fuori della Chiesa Cattolica, Apostolica, Romana nessuno può salvarsi». Per questo motivo, principalmente, e non per un livellamento sincretico ed egualitaristico rispetto alle altre confessioni, la Chiesa Cattolica, in Argentina come in tutto il mondo, merita in modo particolare e speciale il dovuto rispetto.

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