Verso un conflitto globale?

Verso un conflitto globale?
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Da tempo, lo scenario di cui parlano molti analisti è quello di una nuova Guerra Fredda. Ma la realtà è molto più in rapida involuzione di quanto sembri. Mentre la Cina continuerà ad estendere la sua influenza sulla Russia, a Mosca tutto continuerà come prima, fino al termine dell’epoca di Putin. Oppure assisteremo ad un periodo burrascoso, simile al periodo finale dello Stalinismo con le sue purghe. Al Cremlino è probabile il ritorno ad una nuova e forte polarizzazione: da una parte i riformisti filo-occidentali e dall’altra i filo-slavi, l’Ovest e l’Est del mondo che continueranno a lottare l’uno contro l’altro, in un confronto proxy dentro e fuori i confini della Federazione Russa. 

Questo inverno sta portando con sé la sensazione che l’equilibrio tra l’Occidente e una Russia assertiva diventi più incerto, nel contesto di un’alleanza ormai strutturale tra Mosca e Pechino, con Iran, Corea del Nord, Siria e altri Stati canaglia quali alleati minori. Sebbene la NATO abbia tutte le capacità di sconfiggere la Russia nel caso in cui il conflitto in Ucraina dovesse allargarsi alla Polonia ed ai Paesi Baltici, il Pentagono adesso deve tener conto della necessità di mantenere una forza deterrente sufficiente per contrastare un’invasione cinese a Taiwan e contemporaneamente gestire un mondo in subbuglio, dal Medio Oriente all’Oceano Pacifico. In pratica, in questo momento storico, non c’è un solo continente in cui vi sia un equilibrio geopolitico. Se la Russia dovesse conquistare l’intera Ucraina (ricordando che controlla già indirettamente la vicina Bielorussia), il suo confine con la NATO si estenderebbe attraverso Polonia, Ungheria, Slovacchia e Romania. E ciò esporrebbe anche la Moldavia, poiché sono noti i tentativi di destabilizzare questo Paese attraverso azioni di guerra ibrida russa in Transnistria.   

Nel mentre, il presidente ucraino Zelensky ha parlato del reclutamento di 500.000 soldati durante il 2024, definendolo una questione «delicata e costosa»; ma la preoccupazione è che questi nuovi soldati potrebbero non avere i mezzi per combattere, date le lotte in corso all’interno del Congresso degli Stati Uniti, così come dentro i governi europei, per approvare gli stanziamenti finanziari necessari.   Oggi Mosca controlla in Ucraina all’incirca lo stesso territorio di fine 2022: 100 mila km quadrati, meno del 20%, una porzione che corrisponde alla superficie dell’Olanda. Putin s’è accaparrato Lugansk, parte del Donetsk, il sud di Kherson e la centrale nucleare di Zaporizhia, buona parte del Mar Nero e punta a trasformare il fiume Dnipro in un confine naturale.  Gli ucraini hanno ripreso a fatica l’area intorno a Bakhmut e la sponda orientale del Dnipro, combattono per Avdiivka e vogliono fortificare una testa di ponte per arrivare al Mare d’Azov e sfondare in Crimea, riprendendo il controllo del Mar Nero e delle esportazioni di grano bloccate dai russi.

Senza il sostegno compatto dell’UE e nel caso in cui Donald Trump da presidente rimoduli il sostegno militare degli Stati Uniti, la possibilità che l’Ucraina riprenda il controllo dei suoi confini pre-2014 è remota. Alla vigilia dell’entrata nel terzo anno di conflitto ucraino è bene considerare le variabili interne allo Stato guidato da Zelensky. Per cominciare, le elezioni: frange consistenti dei Repubblicani americani pensavano che esse si sarebbero dovute svolgere il 31 marzo, mentre settori bipartisan della politica interna ucraina hanno deciso diversamente, per più motivi: impossibilità costituzionale del loro svolgimento nel momento in cui vige la legge marziale; costi insostenibili delle elezioni che drenano risorse dall’economia di guerra; possibilità realistica di interferenze e sabotaggi russi. 

Nel caso in cui vi sia una transizione soft che sostituisca Zelensky con una figura militare, l’Ucraina si avvierebbe a concludere, più che per consunzione, per un vero e proprio “spegnimento a candela” il conflitto militare e in ogni caso lo scenario che si andrà delineando sarà quello di un conflitto congelato sine die nei settori meridionale e orientale.  Quello che va osservato ora con attenzione è la ricostruzione dell’Ucraina. Sebbene l’Ucraina non possa diventare membro della NATO in tempo di guerra, il processo di adesione dovrebbe iniziare ora, ha dichiarato il presidente polacco Andrzej Duda durante un incontro con Zelensky a Davos. Zelensky ha affermato in passato di volere che il suo Paese diventi un «grande Israele» dopo la fine dell’invasione russa, sottolineando che la sicurezza sarà la questione principale in Ucraina nel dopoguerra. Con il conflitto congelato permarranno scontri militari in alcune porzioni di territorio ucraino ancora contese, mentre la ricostruzione procederà nel resto del territorio parallelamente alla messa in sicurezza operata dagli anglo-americani e dai polacchi. 

Gli apparati di intelligence russi sono sempre stati tra i più preparati al mondo nel progettare, condurre, supportare azioni non convenzionali, tra i quali rapimenti, uccisioni, sabotaggi, alterazione dei mercati finanziari, misure di intelligence prive di limiti di natura legale, attraverso operazioni dirette o “appaltate” a terzi, mafia russa, mercenari, spie fuori registro. Ed è ciò a cui americani e inglesi stanno preparando da molto tempo l’Ucraina, per accompagnare il Paese dentro la NATO. Nulla di più preciso quindi delle parole di Zbigniew Brzezinki: «senza l’Ucraina la Russia cessa di essere impero, con l’Ucraina subordinata e sottomessa la Russia automaticamente diventa impero». Terremoti geopolitici collegano i Balcani al Caucaso, Taiwan a Israele, il Medio Oriente all’Asia. Stando così le cose, sarà arduo se non impossibile per l’Europa prepararsi compattamente ad un conflitto globale, che potrebbe essere innescato dall’enclave militarizzata di Koenigsberg, dalla Bielorussia al confine polacco sul fiume Bug, o nell’Oceano Pacifico.

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