Verità della fede. Che cosa credere e a chi

Verità della fede. Che cosa credere e a chi(di Cristina Siccardi) La Chiesa, Corpo mistico di Cristo, nel corso della sua bimillenaria storia è cresciuta e si è sviluppata, spinta, per mandato di Cristo, sia dal suo essere missionaria, sia dalle esigenze provocate dai suoi nemici (esterni ed interni).

Per rispondere ad attacchi, errori ed eresie, i suoi Pontefici si sono trovati a definire con massima precisione, a seconda dei casi, la dottrina della Chiesa, offrendo esplicitazioni chiare e prive di ambiguità; ciò è accaduto, per esempio, per il dogma dell’infallibilità pontificia, sancito nella costituzione dogmatica Pastor Aeternus (18 luglio 1870) durante il Concilio Vaticano I, come ricorda il professor Roberto de Mattei nel contributo Quando e perché il Papa è infallibile, contenuto nel libro uscito recentemente Verità della fede. Che cosa credere, e a chi. I criteri di discernimento, tra Magistero e teologia a cura di Gianni T. Battisti (Casa Editrice Leonardo da Vinci, pp. 199, € 20.00), libro che raccoglie gli interventi dei relatori  della tavola rotonda che si è svolta a Rieti nel 2013 sul tema Le perle della buona teologia, organizzata dall’Associazione Internazionale Tomas Tyn e alla quale hanno partecipato, oltre a de Mattei, padre Giovanni Cavalcoli O.P., padre Serafino Lanzetta F.I., monsignor Antonio Livi e la dott.ssa Francesca Pannuti.

Lo storico de Mattei propone la chiave di lettura per comprendere come e quando l’azione del Papa è infallibile, essa è legata a tre requisiti essenziali: il soggetto che insegna; la materia su cui si esercita il suo insegnamento; il modo con cui l’atto di insegnare viene esercitato. Nel Medioevo il Decreto di Graziano precisa un principio tuttora valido: il Papa «a nemine est iudicandus, nisi deprehenditur a fide devius, ossia non deve essere giudicato da nessuno, a meno che non si allontani dalla fede» (p. 104), perciò «bisogna evitare di attribuire all’infallibilità del Papa un significato diverso da quello che gli attribuisce la Chiesa e che, se il Papa può errare (egli, seppure Vicario di Cristo in terra, rimane un uomo e non creatura perfetta ndr), vi sono casi in cui dal Papa è lecito dissentire» (p. 104).

Quindi resistere, in sede privata come in sede pubblica, a ordini ingiusti in natura di fede e di morale, è legittimo. Il tema dell’infallibilità pontificia è di grande attualità poiché la crisi della Chiesa ha assunto dimensioni drammatiche. Afferma il filosofo Monsignor Livi: «se ci sono periodi di crisi nella vita della Chiesa, questi dipendono sempre, essenzialmente, da quelle situazioni di confusione dottrinale che inducono in molti cuori il dubbio sulla verità rivelata e la fiducia nell’autorevolezza dei Pastori. È quanto succede in questi ultimi anni, a causa soprattutto di un sempre più evidente smarrimento, tra i fedeli, di quelli che in altri tempi erano i comuni criteri di discernimento riguardo a chi sia nella Chiesa un “maestro della fede” (…) è un problema che interpella la coscienza di tutti i fedeli» (pp. 21-22).

La confusione dottrinale è sempre causata da coloro che dovrebbero dichiarare e definire, ma preferiscono (soprattutto per compiacere la cultura del momento) esimersi da tale responsabilità, senza considerare il fatto che più si posticipa il problema e maggiore è il numero delle anime che si perdono. Mons. Livi precisa che negli ultimi cinquant’anni i teologi, caduti spesso nella tentazione di presentarsi come gli unici «maestri della fede» (p. 26), si sono permessi di squalificare non solo il magistero ordinario di Papi da loro considerati «reazionari», come il beato Pio IX, San Pio X, il Venerabile Pio XII, ma persino i Concili dogmatici di Trento e Vaticano I, riconoscendo come autorità somma le nuove direttive del Vaticano II, Concilio pastorale.

I cattolici «adulti», nati con il Vaticano II, pensano di essere tali perché slegano le questioni politiche (associative, pedagogiche, sanitarie, giuridiche ed economiche) da quelle naturali e soprannaturali; ma, ci ricorda il teologo padre Lanzetta: «La ragione non è autonoma né rispetto a Dio Creatore, né rispetto alla legge morale naturale e quindi ai beni inviolabili dell’uomo. La fede, poi, non ci autorizza a manipolare le realtà temporali e a spiegarle in modo nuovo con un discorso che trovi una sinergia tra credenti e non credenti o con altri in genere» (p. 187). Dio ha affidato all’uomo la terra e la vita affinché le coltivasse e le custodisse secondo le Sue leggi, ma l’uso improprio e insano del libero arbitrio, purtroppo anche fra gli uomini di Chiesa, conduce l’uomo lontano dalla Fede e dalla sua salvezza. (Cristina Siccardi)

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