VENEZUELA: raid contro i simboli cattolici

Statue prese a martellate. Profanazioni. Murales dissacratori. Non sono atti vandalici casuali, quelli che negli ultimi giorni hanno scosso il Venezuela. L’obiettivo sono sempre immagini sacre, simboli della religione cattolica. L’ondata vandalica sembra essersi accanita in modo particolare contro le raffigurazioni della Madonna.

L’ultimo episodio avvenuto nello Stato di Lara: un affresco della “Divina Pastora” è apparso macchiato di rosso. In meno di quindici giorni, la storia si è ripetuta in più regioni. Mercoledì scorso dei vandali hanno mozzato le mani della statua della Vergine di Coromoto, nello spazio di Portuguesa. «Questi orribili eventi offendono il sentimento cattolico della gente venezuelana», lamenta monsignor Jesús González de Zárate (“Avvenire”, 4 giugno 2011).

In un Paese con un’ampia maggioranza di fedeli cattolici – come tutto il resto dell’America Latina – in tanti si chiedono quali siano le origini di questo misterioso vandalismo anticlericale. Gli attacchi contro le raffigurazioni cattoliche alimentano le polemiche politiche e le accuse incrociate fra il governo socialista di Hugo Chávez e l’opposizione di centrodestra. Il Ministro degli Interni Tareck El Aissami ha assicurato che i colpevoli verranno catturati. Poi, ricordando gli attacchi contro i simboli sacri che la dittatura cilena di Augusto Pinochet addebitava alla sinistra, ha aggiunto: «Storicamente queste sono azioni dell’estrema destra fascista». Al contrario, l’opposizione venezuelana è convinta che dietro ai murales e alle profanazioni si nasconda l’ala più radicale dei sostenitori di Chávez.

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