Uzbekistan. Sei cristiano? Vietata la sepoltura nei cimiteri di Stato

Uzbekistan ImamContinuano le discriminazioni ad opera di imam islamici, anche in uno Stato che dovrebbe essere laico. Nelle ultime settimane, sono state negate le sepolture di tre cristiani che si erano convertiti dall’Islam. Nonostante le proteste dei parenti, i leader musulmani non hanno voluto sentir ragioni: i cimiteri appartengono allo Stato, dunque gli apostati «non possono riposare nello stesso cimitero con i musulmani». Un divieto particolarmente doloroso in un luogo, come quello dell’Asia Centrale, dove il culto dei morti è radicato nel profondo ed è importante essere sepolti nei luoghi in cui riposa il resto della famiglia.
Secondo quanto riportato da Asia News «il leader religioso islamico avrebbe a più riprese “apostrofato con insulti e improperi” la famiglia dello scomparso e affermato di agire “in base alla sharia, la legge islamica”».
I parenti si sono rivolti alle autorità amministrative, ma senza alcun risultato. Difficile ottenere un trattamento equo, o anche solo comprensione, quando circa l’88% della popolazione è musulmana e solo l’8% è cristiano.
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28 aprile 2014
Dietro pressioni degli imam, sepolture vietate ai cristiani nei cimiteri di Stato uzbeki

UZBEKISTAN – Tre casi nelle scorse settimane hanno rilanciato il problema della libertà religiosa nel Paese asiatico. I leader religiosi islamici hanno bloccato i funerali, perché i membri di altre fedi “non possono essere sepolti con i musulmani”. Ignorate le proteste dei parenti, secondo cui l’Uzbekistan è uno Stato laico.

Tashkent (AsiaNews/Forum18) – Alcuni imam uzbeki, con il sostegno delle autorità locali, hanno negato il permesso di sepoltura a fedeli non-musulmani nei cimiteri di proprietà dello Stato; nelle ultime settimane si sono verificati già tre casi, che hanno coinvolto cristiani protestanti e rilanciato il problema della libertà religiosa in Uzbekistan. È quanto denuncia il sito d’informazione Forum18, impegnato a documentare le violazioni alla libertà religiosa in Asia centrale. Il rifiuto ha colpito tre persone che, in passato, si erano convertite dall’islam. Per questo, in punto di morte, è stato imposto alle famiglie il bando dai tradizionali luoghi di sepoltura delle famiglie.
In Asia centrale il culto dei morti è radicato nel profondo ed è importante essere sepolti nei luoghi in cui riposano gli altri parenti, con il saluto partecipe della comunità locale. Il primo episodio documentato da F18 risale al 9 aprile, anche se è emerso solo in questi giorni, e riguarda il cristiano Gayrat Buriyev, 68 anni, originario di un villaggio poco distante la capitale Tashkent. L’imam locale ha rifiutato la sepoltura nel cimitero statale, insultando a più riprese la famiglia del defunto; i parenti si sono appellati alle autorità amministrative, senza alcun risultato.
Dietro il mancato permesso, vi è la decisione dell’uomo di convertirsi al cristianesimo: i cimiteri “appartengono allo Stato”, ha affermato l’imam, e quanti passano ad altre religioni “non possono riposare nello stesso cimitero con i musulmani”. Fonti locali riferiscono che il leader religioso islamico avrebbe a più riprese “apostrofato con insulti e improperi” la famiglia dello scomparso e affermato di agire “in base alla sharia, la legge islamica”.
A nulla sono valse le rimostranze dei parenti, secondo cui l’Uzbekistan è (o dovrebbe essere) uno Stato laico e i cimiteri sono pubblici. Per l’imam “è un cimitero musulmano” e i cristiani non sono ammessi.
Due casi analoghi si sono verificati anche nella regione autonoma di Karakalpakstan, nel nord-ovest del Paese. Funzionari dell’amministrazione locale hanno imposto alle famiglie di due donne – cristiane protestanti, morte nel febbraio scorso – la sepoltura nel cimitero russo-ortodosso, dopo che l’imam locale aveva vietato l’uso del camposanto statale. Anche in questa vicenda è risultata fondamentale l’azione del leader islamico locale, secondo cui “quanti accettano una religione diversa, non possono essere sepolti nello stesso cimitero con i musulmani”.
L’88% delle popolazione uzbeka è di fede musulmana sunnita mentre i cristiani costituiscono l’8%. Nel Paese, la libertà confessionale è soggetta a forte limitazione da parte del governo. La legge uzbeka considera “illegale” la detenzione di letteratura religiosa “solo se questa è collegata all’estremismo e incita l’odio”. Ma le autorità giudiziarie spesso dispongono di distruggere il materiale confiscato nelle abitazioni dopo il “parere positivo” di alcuni “esperti del settore”, che di regola definiscono “estremisti” tutti i libri che parlano di religione.
Fonte: Asia News

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