USA – Università “cattolica” e violenze filoabortiste

person holding red Stop Abortion Now signage
Photo by Maria Oswalt on Unsplash
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Se poco meno di vent’anni fa si poteva ancora parlare di «apostasia silenziosa», come fece Giovanni Paolo II nell’esortazione post-sinodale Ecclesia in Europa, oggi la si può purtroppo ridefinire “conclamata” e continua, come una metastasi, che ormai ha roso in molti, troppi punti l’organismo sano, compromettendo lo stato di salute del Corpo Mistico di Cristo.

L’ultima notizia in tal senso giunge dagli Stati Uniti, dall’Indiana per la precisione, dove l’Università “cattolica” (solo sulla carta…) di Notre-Dame ha recentemente ripreso e linkato sul proprio account Twitter ufficiale gli articoli di propri docenti, che sostengono, giustificano e promuovono la legalizzazione dell’aborto come forma di «giustizia sociale» e di rispetto della «dignità intrinseca delle donne», condannandone il divieto come una forma di «violenza».

È il caso, ad esempio, delle professoresse Tamra Kay e Susan Ostermann, le cui esternazioni sono apparse sulla rivista Salon lo scorso 4 maggio e sul Los Angeles Times dello scorso 6 maggio, dove assieme alla sociologa Tricia Bruce, in forze presso il Center for the Study of Religion and Society del medesimo ateneo, hanno affermato che l’aborto legale salverebbe la vita delle donne e che la sua abolizione viceversa non ridurrebbe il numero complessivo degli aborti praticati.

La decisione dell’Office of Outreach and Communication dell’Università di Notre-Dame di riprendere sul proprio account Twitter ufficiale tali articoli è stata immediatamente condannata dal gruppo Notre-Dame Right to Life, che ha ricordato come «l’aborto» rappresenti «un attacco diretto e selettivo alla dignità della vita umana. L’Università di Notre-Dame si presenta come un’istituzione “cattolica”, che sostiene la protezione della vita, ma allo stesso tempo diffonde la narrativa pro-aborto sotto il velo del sostegno al lavoro delle professoresse».

D’altro canto quella che si sta giocando negli Stati Uniti è un’autentica guerra tra pro-choice e pro-life, tra la morte e la vita. Da una parte la Corte Suprema ha chiarito come non esista un diritto costituzionale all’aborto, dall’altra l’inquilino della Casa Bianca, Biden, sedicente “cattolico”, minaccia di reintrodurlo con una legge federale. Da una parte lo stesso presidente parla, in merito alla sentenza della Corte Suprema, di «un giorno triste per il Paese», dall’altra i vescovi cattolici lo hanno definito invece un «giorno storico».

D’altronde, è proprio negli Stati Uniti che si è manifestato con chiarezza il volto violento del mondo abortista, mettendo a segno 52 attacchi a centri ed istituzioni pro-life nel giro di soli 46 giorni, specialmente a quelli che offrono gratuitamente alle donne in difficoltà test di gravidanza, ecografie, consulenze, supporti post-aborto ed informazioni sull’adozione. All’ordine del giorno, incendi dolosi, bombe molotov, imbrattamenti, scritte allo spray, vetri in frantumi. Finalmente l’Fbi, dopo settimane di silenzio, ha deciso di indagare sull’accaduto, come confermato da un comunicato emesso lo scorso 17 giugno. Nel mirino, in particolar modo, chiese cattoliche (come quella intitolata a Giovanni XXIII a Fort Collins e quella intitolata al Sacro Cuore di Maria) ed organizzazioni cattoliche. Resta da capire come le forze deputate alla sicurezza abbiano potuto tollerare tanto a lungo che impunemente si consumassero vandalismi e distruzioni di proprietà, senza intervenire.

Qualcosa si è mosso solo dopo una lettera inviata da nove leader conservatori al Dipartimento di Giustizia e solo dopo un intervento molto duro del sen. Tom Cotton, repubblicano, membro della Sottocommissione per la Giustizia Penale e l’Antiterrorismo, che ha chiesto esplicitamente le dimissioni del Procuratore Generale Merrick Garland per la passiva inazione evidenziata dal Dipartimento di Giustizia di fronte ad atti, che pure hanno minacciato e minacciano direttamente la sicurezza nazionale. Comunque, meglio tardi che mai, anche perché sempre più spavaldi, arroganti e violenti si sono fatti i proclami dei facinorosi. Il gruppo filoabortista «Jane’s Revenge» ha rivendicato la paternità di numerosi degli attacchi incendiari e vandalici compiuti contro centri pro-life (ad esempio, quelli di Lynnwood, di Madison nel Wisconsin, di Keizer nell’Oregon, di Denton nel Texas, di Reisterstown e di Frederick nel Maryland, di Alexandria in Virginia) ed ha dichiarato in un proprio comunicato che «il guinzaglio è allentato», promettendo dunque nuovi atti criminali.

Come mai le forze dell’ordine procedono con tanta esitazione nel fare il proprio dovere? 

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