Università di Firenze: via il crocifisso dall’Aula Magna

Tesi Alberto Rettore Universita FirenzeSenza polveroni e troppe spiegazioni, è stato tolto il crocifisso dall’Aula Magna. A volerlo il Magnifico Rettore dell’Università di Firenze, Alberto Tesi, che evidentemente ha pensato che fosse di cattivo gusto tenerlo in un “luogo di incontro e di confronto”.
E dire che in quell’aula è anche avvenuto uno dei primo convegni sul dialogo con l’Islam, organizzato da Franco Cardini. Lì si incontrarono e si confrontarono i massimi esponenti della Lega araba mondiale e il capo degli islamici italiani, ma non provarono nessun orrore per il crocifisso. Non sono però dello stesso parere i laici universitari.

Intanto sono iniziate le proteste. Franco Scaramuzzi, presidente dell’Accademia dei Georgofili, ha criticato il gesto, sottolineando che “In un momento non facile per l’università, il buon senso dovrebbe indurre a evitare di compiere atti che non siano indispensabili o da tutti condivisi in un momento”. Anche il docente Simoncini non è d’accordo e ha proposto, per provocazione, di modificare il simbolo dell’Ateneo e di togliere un altrettanto scomodo Re Salomone, “re biblico”.
L’arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori: “
Se i crocifissi danno fastidio negli spazi laici della cultura, verrebbe voglia di riprenderli, con Madonne e Santi, da Uffizi e altri musei
”.

A spiegare per bene tutta la vicenda, un ottimo articolo di Bonifacio Borruso apparso su Italia Oggi.
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12 maggio 2013

Rettore eletto per risanare i conti ha invece sfrattato il crocefisso

È il professor Alberto Tesi, che guida l’Università di Firenze

Non c’è stato nessuno attivista musulmano offeso, né alcun spirito laico indignato, né raccolte di firme studentesche, appelli del senato accademico, occupazioni minacciate o organizzate, indignazioni vibrate e inscenate, niente di niente. Il rettore magnifico dell’Università di Firenze, professor Alberto Tesi, ha sloggiato dall’aula magna il crocifisso che la presidiava, in una mattina di maggio, facendo dare una semplice indicazione alla direzione dei lavori che interessavano proprio la grande sala del rettorato: rimuovere, grazie.

Non che fosse un’opera di pregio. Lo stesso rettorato, nel cuore di Firenze, sorge nelle ex-stalle dei granduchi Medici e l’aula magna è una sala abbastanza anonima, salvo l’ornamento di alcuni arazzi di pregio. Ad accorgersi della sparizione del crocefisso, che stava su per aria, a sormontare il tavolone in cui, per anni, rettore e presidi hanno inaugurato gli anni accademici, è stato un giovane cronista del Corriere Fiorentino, che segue spesso i fatti universitari e che, un giorno, alzando gli occhi, ha trovato la differenza, come si direbbe nei giochi enigmistici. Chiesti lumi, s’è sentito appunto rispondere che la rimozione era stata disposta dal massimo organo accademico, il rettore appunto, in considerazione dell’opportunità che l’aula «sempre più luogo di incontro e di confronto, non preveda la presenza di simboli confessionali».

Contro la decisione è insorto uno storico rettore, come Franco Scaramuzzi, presidente dell’Accademia dei Georgofili: «In un momento non facile per l’università, il buon senso dovrebbe indurre a evitare di compiere atti che non siano indispensabili o da tutti condivisi», ha protestato l’ottuagenario studioso, mentre dalle pagine dello stesso giornale, che scoperta la vicenda la cavalca con determinazione, è stato più pungente il costituzionalista Andrea Simoncini, docente nello stesso ateneo. Simoncini ha invocato un po’ di logica, chiedendo se, con lo stesso metro, non si debba togliere dalla carta intestata dell’amministrazione il Re Salomone, simbolo ufficiale dell’ateneo e che, «come dice il sito stesso dell’università», ha scritto Simoncini, «è un re biblico».

Più diretto, come è nel suo stile, l’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, che fa parte anche del Pontificio consiglio per la cultura. Avendo da poco inaugurato un suo profilo Twitter, sua eminenza ha tuittato, o fatto tuittare, un cinguettio poco cinguettante: «Se i crocifissi danno fastidio negli spazi laici della cultura, verrebbe voglia di riprenderli, con Madonne e Santi, da Uffizi e altri musei». Ma il rettore è rimasto silente.

La svolta laico-militante, per quanto silenziosa e quasi strisciante, stride con le stesse origini dell’ateneo che nasce nel 1321 come Studium generale e presso il quale, con bolla pontificia, fu istituita una facoltà teologico, come alla Sorbona e a Bologna.

Né, in tempi recenti, si ricordano battaglie anticrocefissi della guarnita sinistra d’ateneo, che per anni ha visto, a capo della Cgil, un docente di diritto canonico molto apprezzato quanto appassionatamente anticlericale, il professor Gianni Cimbalo, autore dello statuto dell’Associazione per lo sbattezzo: a lui la croce dell’aula magna non ha mai creato soverchi problemi. Idem per un guru del pensiero progressista come Paul Ginsborg, che insegna qua, o per Pancho Pardi, leader dipietrista, anche lui docente a Firenze.

E mai spiriti laici, laicissimi, come Piero Calamandrei, Paolo Barile, Giovanni Spadolini, Silvano Tosi e Giovanni Sartori, docenti fiorentini, che sono sfilati sotto il crocifisso, hanno avvertito il simbolo come lesivo delle loro coscienze. Anzi, a guardare la storia di quell’aula, balza agli occhi il fatto che lo storico Franco Cardini vi organizzò uno dei primo convegni sul dialogo con l’Islam. Era il 1997 e il professore invitò i massimi esponenti della Lega araba mondiale e il capo degli islamici italiani Shaykh Abd al-Wahid Pallavicini, che sotto quella croce, a perpendicolo sopra le loro teste, discussero una giornata intera. E senza dover tenere a freno l’indignazione, ricordano molti.

Il rettore Tesi, ingegnere, uomo discreto, giocatore di pollone di buon livello in gioventù, deve aver pensato che i tempi siano cambiati. Da capo-ateneo votato al risanamento economico, avendo ereditato un passivo importante, passerà invece alla storia per esserne stato il laicizzatore simbolico.

di Bonifacio Borruso

Fonte: Italia Oggi  

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