Unioni gay? Il no anche dell’ex rabbino capo di Torino

Alberto Moshe SomekhPer chi pensa che il dibattito sull’omosessualità sia vivace solo fra i cattolici, ecco la risposta dell’ex rabbino capo di Torino, Alberto Moshe Somekh.
Proprio sulle pagine dell’Osservatore Romano scrive: “
L’omosessualità non fa parte del piano della Creazione”. E aggiunge: “Ben venga dunque la collaborazione con i vertici della Chiesa cattolica, con la quale per molti versi il mondo ebraico può sviluppare un’adeguata azione comune per la difesa della dignità, della stabilità e della sacralità della famiglia”.
E tutto questo proprio mentre in Francia Hollande, e in Inghilterra Cameron, stanno per far approvare la legge sulle unioni gay.
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6 febbraio 2013

Nozze gay, l’anatema del rabbino
Il rav di Torino Moshe Somekh si scaglia contro le unioni omosex, mentre queste ottengono via libera in Gran Bretagna e Francia. Dalle colonne dell’Osservatore Romano afferma che “l’omosessualità non fa parte del piano della Creazione”

Nel giorno in cui Oscar Giannino, leader di Fare per Fermare il declino si dichiara favorevole alle nozze gay e il parlamento inglese si esprime a favore delle unioni tra individui dello stesso sesso, il rabbino di TorinoAlberto Moshe Somekh lancia il proprio anatema dalle colonne dell’Osservatore Romano, il quotidiano del Vaticano: «L’omosessualità non fa parte del piano della Creazione». E «solo nell’unione solenne di marito e moglie trova dimora la Presenza Divina». Cita il messaggio del rabbino francese Gilles Bernheim sullo Stato che non può «riconoscere benefici legali a un comportamento trasgressivo», visto che anche Francois Hollande sta approvando una legge in questo senso. «Ben venga dunque la collaborazione con i vertici della Chiesa cattolica, con la quale per molti versi il mondo ebraico può sviluppare un’adeguata azione comune per la difesa della dignità, della stabilità e della sacralità della famiglia».

Già in passato Somekh, tra i leader dell’ala più conservatrice del mondo ebraico in Italia, si era distinto per posizioni intransigenti sui temi etici. Nel maggio 2010 venne sollevato dal suo incarico di rabbino capo di Torino a causa “della sua eccessiva rigidità nell’applicazione delle regole”. Vi furono molte polemiche e la comunità subalpina si divise.

Dietro la decisione un contenzioso durato oltre due anni, il caso dell’adesione all’ebraismo di bambini nati in matrimoni misti: una pratica non ammessa dall’ortodossia, ma che ormai viene consentita in molte comunità.

Fonte: Lo Spiffero

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