UNIONE EUROPEA: la parola “cristiani” è un tabù per i ministri degli Esteri

Durante la loro riunione del 1 febbraio, i ministri degli Esteri dell’Unione Europea non sono riusciti a trovare un accordo su un testo comune a difesa della libertà religiosa a causa del mancato riferimento esplicito alle comunità cristiane e hanno quindi deciso di rinviare la questione a una prossima riunione del Consiglio.


La parola “cristiani” appare come un tabù impronunciabile per il Consiglio dei capi delle diplomazie dei Ventisette, che non è riuscito a varare un documento critico nei confronti delle violenze contro i cristiani da Alessandria d’Egitto all’Iraq fino al Pakistan. Soltanto l’Italia aveva insistito perché la parola “cristiani” fosse citata esplicitamente, scontrandosi con il muro eretto dalla gran parte degli altri ministri. «Oggi è stata scritta una pagina non bella» ha dichiarato il 1 febbraio il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini.

L’iniziativa di far mettere la questione all’ordine del giorno della riunione a Bruxelles del 6 febbraio era stata proprio del ministro Frattini, che è stato poi spalleggiato dai colleghi francese e polacco, come lui preoccupati anche di non infliggere un vistoso affronto plateale alle richieste approvate a larghissima maggioranza nei giorni scorsi prima dall’Europarlamento e poi rafforzate ancora dall’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, massima organizzazione del nostro continente per la difesa dei diritti umani.

«L’Europa – ha dichiarato Frattini al termine della riunione dei ministri degli esteri della UE – ha dimostrato ancora una volta che questo laicismo esasperato è certamente dannoso per la sua stessa credibilità». Altrettanto forti le parole pronunciate ieri da mons. Rino Fisichella, responsabile della Santa Sede per la promozione della nuova evangelizzazione, secondo cui «ormai si è convinti, con lady Ashton, che il nome “cristiano” non possa entrare in una risoluzione. Del resto “nomen, omen”: sempre di cenere si tratta» ha dichiarato l’alto prelato con un gioco di parole tra il nome Ashton e la parola “ash”, che in inglese significa “cenere”.

«Ci siamo trovati davanti a un testo su cui avevamo lungamente discusso con i ministri del Ppe – ha affermato ancora Frattini – e riteniamo indispensabile che si menzionino le comunità cristiane e una larghissima maggioranza dei Paesi aveva condiviso la mia proposta di menzionare gli attentati terroristici contro le comunità cristiane e contro quella sciita a Kerbala»; ma era necessaria l’unanimità e, alla proposta italiana di modificare la bozza di dichiarazione, ha aggiunto il Ministro, «un certo numero di Paesi ha votato contro, scontatamente come il Lussemburgo e il Portogallo, e altri, come Irlanda e Spagna, sorprendentemente: a questo punto ho chiesto e ottenuto che il testo fosse ritirato».

Per Luca Volonté, relatore della Raccomandazione del Consiglio d’Europa su “La violenza contro i cristiani in Medio Oriente”, le difficoltà della UE nascono da tre elementi: anzitutto, un problema culturale: vediamo ora quali siano le conseguenze di non aver voluto nella Costituzione il riferimento alle radici cristiane dell’Europa, la mancanza di consapevolezza della propria identità rende incapaci di confrontarsi con i problemi veri.

In secondo luogo c’è l’opposizione attiva di alcuni Paesi guidati da governi laicisti, Spagna in testa ma anche il Portogallo, che per un pregiudizio ideologico non vogliono prendere la parte dei cristiani. Infine, buona parte la dobbiamo a Lady Ashton, il responsabile Ue per la politica estera.

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