Un’analisi delle elezioni legislative nei Paesi Bassi

(di Christophe Buffin de Chosal) Basta poco per far cambiare le intenzioni di voto! Ricordiamo che due ministri turchi volevano organizzare dei meeting nei Paesi Bassi nell’ambito della campagna di Erdogan in vista del prossimo referendum in Turchia. Il primo ministro olandese, Mark Rutte, aveva rifiutato la loro presenza. Uno dei due era stato espulso, all’altro era stato vietato l’ingresso nei Paesi Bassi. Erdogan si infervora e l’ambasciatore olandese viene richiamato a La Haye.

Alcuni turchi residenti nei Paesi Bassi organizzano manifestazioni per protestare contro i “cattivi trattamenti” di cui i ministri sono stati vittime. Rutte fa disperdere i manifestanti. Poco dopo Erdogan annuncia che le frontiere turche saranno chiuse ai cittadini olandesi e si comincia a temere per il commercio tra i due Paesi. L’incidente assume una dimensione internazionale. Erdogan lancia a caso l’accusa di nazismo che fa sempre centro e minaccia di trascinare i Paesi Bassi davanti alla Corte di Giustizia europea.

In seguito si svolgono le elezioni legislative olandesi. I sondaggi danno il PVV di Geert Wilders allo stesso livello del VVD di Mark Rutte. Ma l’incidente ha colpito gli animi. La popolazione è spaventata dalla reazione turca e teme ripercussioni negative. Gli olandesi, che sono molto legati alle loro questioni e alla pace interna, non amano poi tanto diventare il centro dell’attenzione delle tensioni internazionali. Inoltre considerano le conseguenze di un piccolo gesto di chiusura – la decisione di Mark Rutte di rifiutare i due ministri turchi – e valutano cosa dovrebbero aspettarsi se Wilders diventasse Primo ministro… 28 partiti politici hanno partecipato alle elezioni legislative del 15 marzo scorso, che devono rinnovare i 150 membri della Camera bassa degli Stati generali.

Durante la legislatura uscente, la maggioranza era rappresentata dal VVD (partito liberale) con 41 membri, seguito dal PvdA (Partij van de Arbeid – Partito del Lavoro di orientamento socialdemocratico) con 38 membri, seguito dall’SP (Partito socialista, più a sinistra del PvdA) con 15 membri e infine il PVV (Partij voor de Vrijheid – partito populista libertario) con 15 membri. Il resto dei deputati si dividevano tra sette frazioni parlamentari e qualche indipendente. Vi erano, tra gli altri, il D66 (partito liberale di sinistra), l’SGP (partito protestante fondamentalista), il 50+ (partito delle persone anziane), e ancora il PvdD (Partij voor de Dieren che difende i diritti degli animali). Ciascuno a suo modo contribuisce alla diversità della gestione politica dei Paesi Bassi.

Ma questa diversità ha un prezzo che è l’instabilità politica del Paese. Tra il 2002 e il 2012, tutti i governi hanno dato le dimissioni prima della fine del loro mandato. Una certa stabilità era ritornata da allora con la coalizione presieduta dal VVD di Mark Rutte che ha governato con il PvdA e l’SP – il PVV era all’opposizione. Considerato il flusso migratorio di cui i Paesi Bassi sono vittime, il PVV di Geert Wilders aveva buone possibilità di diventare il primo partito del Paese. I sondaggi lo davano ex-aequo con il VVD.

Alla fine quest’ultimo ha perso 8 seggi e si ritrova con 33 seggi, ma resta comunque il primo partito. Il PVV arriva al secondo posto con 20 seggi, guadagnando 5 seggi, seguito dal CDA (partito democratico cristiano) e dal D66. Ci si può dunque aspettare che il VVD sia riportato a capo di una coalizione con Mark Rutte come Primo ministro per la terza volta. Poiché il PvdA ha solo 9 seggi (una perdita di 29 seggi!), la coalizione si farà senza di lui. Bisogna aspettarsi che entri il CDA o il D66 o entrambi.

Il PVV, nonostante sia il secondo partito del Paese, potrebbe essere lasciato all’opposizione, cosa che potrebbe solo rafforzarlo per le prossime elezioni.. Bisogna notare, inoltre, che il partito turco Denk (che significa “pensa” in olandese e “uguaglianza” in turco) è entrato in Parlamento con 3 deputati… (Christophe Buffin de Chosal)

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