Un’altra vittoria in tribunale, Femen intoccabili!

giustiziaL’hanno spuntata. Ancora una volta. Probabilmente ora si sentiranno inattaccabili, onnipotenti, al sicuro insomma. Perché la magistratura è con loro, anche se Giustizia e buon senso no. Le Femen sono state assolte. E’ accaduto martedì scorso, a Parigi.

Certo, il 18 novembre 2012, a seno nudo e con indosso, provocatoriamente, solo un velo da suora, avevano aggredito le famiglie cattoliche, semplicemente riunitesi per manifestare pacificamente il loro sì al matrimonio tra un uomo ed una donna con figli. Certo, si sono servite anche di un estintore, spruzzando contro i partecipanti un gas sconosciuto. Certo, questo avrebbe potuto provocare una situazione rischiosa di panico. Certo, hanno anche vomitato ingiurie infamanti contro un corteo, fatto di mamme, di papà e di figli.

Ma tutto questo per il giudice, semplicemente, non conta: le Femen sono state rilasciate. Hanno scimmiottato il motto americano, «In God we trust», trasformandolo in una parodia blasfema, «In gay we trust». Ma tutto questo, secondo questo magistrato “illuminato”, non costituirebbe «né un oltraggio, né disprezzo» verso la sensibilità cattolica. Ed anche altre espressioni, che non riportiamo per carità cristiana, perché bestemmie o quanto meno impregnate di vomitevole, dissacrante volgarità, non sarebbero, secondo lui, ingiuriose verso i presenti, bensì solo la rivendicazione dei “diritti” Lgbt. Compreso quello, ovviamente, di offendere il mondo. In una forma definita, “creativamente”, «umoristica», una parodia, una raffica di «metafore», una goliardata, insomma, che queste “ragazzacce” avrebbero messo in scena, ma così, per scherzare, mettendo insieme sacro e profano, associando religione e sesso, per prendere in giro una manifestazione da loro vissuta come «ostile». C’era un estintore di mezzo, è vero, ma mica per far del male, no, solo simbolicamente, per «spegnere le fiamme dell’intolleranza». Per cui quanto accaduto non oltrepasserebbe «i limiti ammissibili della libertà d’espressione», giungendo al colmo di ritenere «prevenuto» chi affermi il contrario. E queste sarebbero le motivazioni di un giudice? Quest’infamia ha soltanto reso tragicomico un dramma.

E’ una vergogna. Un oltraggio alla Giustizia, quella vera. Un’offesa al buon senso. L’Agrif, l’Alleanza Generale contro il Razzismo e per il Rispetto dell’Identità francese e cristiana, ha presentato appello contro questo abominio. Ma, fin quando Femen e dintorni, potranno contare sul collateralismo complice e compiaciuto di magistrati, media, direttori didattici, docenti e quant’altro, è impossibile anche pretendere che il buon senso si sappia cosa sia e dove stia di casa (fonte: Osservatorio Gender).

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