Una preghiera per Parigi

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(su Il Foglio del 17-08-2012) Preghiamo per i bambini e i giovani, perché cessino di essere l’oggetto dei desideri e dei conflitti degli adulti e possano beneficiare pienamente dell’amore di un padre e di una madre”. E’ una bella preghiera, né illogica né omofoba. O così dovrebbe apparire anche alla laïcité francese, per quanto il contesto in cui è nata, come ha chiarito l’arcivescovo di Lione Philippe Barbarin parlando di “rottura di civiltà”, sia noto: è l’intenzione del presidente Hollande di introdurre per legge il matrimonio omosessuale, il cui vero corollario, fa notare la chiesa, è il diritto all’adozione dei figli. La tradizione di recitare nelle chiese una preghiera per la nazione il giorno dell’Assunzione risale in Francia al ’700, e il cardinale André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi e primate di Francia, ha contribuito a riportarla in auge.

Quest’anno ha voluto che ce ne fosse una sull’“amore di un padre e di una madre”. Ha fatto arricciare il naso a quel 45 per cento di cattolici che, per i sondaggi, sono tranquillamente favorevoli al matrimonio gay, e ha scatenato una pioggia di accuse di omofobia e violazione della laicità.

In Francia la chiesa è un’istituzione importante, culturalmente accreditata, ma da tempo minoritaria in politica e nella società. E’ sostanzialmente la chiesa ecumenica di Taizé, terzomondista dei sans papier e di qualche vecchia gloria letteraria. Molto applaudita quando la sua predicazione si incanala nel pensiero comune. E’ stato il Monde a riconoscerlo, con velenoso fair play. In un editoriale scrive che quando l’episcopato si sollevò contro Sarkozy sui rom tutti elogiarono “la chiesa fedele alla sua vocazione” e nessuno l’ha “accusata di oltrepassare la sua missione”. Dunque, concede il Monde, c’è forse un eccesso di “tartufferie” in chi si indigna per una preghiera che invita i politici a perseguire il “bene comune”. E c’è “una certa ipocrisia”, nel negarle “la libertà di difendere la propria concezione del matrimonio e della famiglia”. Dovrebbe essere normale, appunto.

E in fondo è il minimo sindacale per una chiesa mai stata particolarmente votata alla wojtyliana rievangelizzazione dell’Europa, né alla coltivazione di quello spazio pubblico caro a Papa Ratzinger. Tanto più su una battaglia già persa nei sondaggi, nella politica e, probabilmente, anche nella consapevolezza dei fedeli. Per il Monde, infatti alla chiesa si fa prima a opporre degli argomenti, visto che il rifiuto del matrimonio gay è difficile da giustificare da ogni punto di vista: “Logico, storico, antropologico e democratico”. Un giudizio tanto intransigente da far sorgere il sospetto che le obiezioni della chiesa
non siano invece tutte da buttar via. Ragione in più per lasciargliele esprimere.


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