Un vaccino anti-COVID-19 sviluppato su cellule di bambini abortiti?

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(Dr. Maurizio Ragazzi) Siamo tutti ansiosi di vedere un vaccino anti-COVID-19 nel minor tempo possibile. Almeno alcuni di noi, però, sono ancora più ansiosi di fronte alla prospettiva che l’unico vaccino che alla fine ci venga proposto (o imposto… per via “democratica”) sia un vaccino connesso all’aborto. I problemi etici sollevati da ricerca, produzione, commercializzazione ed uso dei vaccini non sono pochi e non sono nuovi. Anche per i vaccini anti-COVID-19, la Children of God for Life con sede in Florida e diretta da Debi Vinnedge (da sempre l’organizzazione di punta, fra quelle pro-life, sul tema dei vaccini)1 ha gia’ suonato l’allarme: il vaccino attualmente in fase di sviluppo da parte della casa farmaceutica Moderna (mRNA-1273) e quello della Johnson & Johnson (che, fra l’altro, è destinataria di fondi pubblici per la sua ricerca anti-COVID-19) usano linee cellulari provenienti da bambini abortiti.2 Tutto ciò in netto contrasto con altri vaccini in preparazione, quali quelli della Sanofi Pasteur e della AVM Biotechnology, che non usano linee cellulari abortive.3

Ma cosa s’intende esattamente, quando si parla di linee cellulari provenienti da aborti? Angel Rodriguez Luño lo spiega in un articolo del 2005: «vaccini di ampia diffusione contro malattie come la rosolia, l’epatite A, la varicella, ecc., sono stati sviluppati con ceppi di virus ottenuti a partire da feti umani volontariamente abortiti… e/o sono stati elaborati attenuando il virus mediante successivi passaggi in colture di fibroblasti diploidi umani, principalmente… procedenti anch’essi da aborti volontari».4 L’elenco di queste “colture”, con tanto di specificazione di sesso e tempo di gestazione dei bambini uccisi tramite aborto le cui cellule vennero poi utilizzate, e’ disponibile nel sito della Children of God for Life,5 assieme ad una lista, regolarmente aggiornata, dei vaccini connessi all’aborto e delle loro alternative etiche, quando ne esistono.6

Si potrebbe però obiettare che sollevare problemi morali con rispetto a questi vaccini al giorno d’oggi, a distanza di decenni dagli aborti che furono all’origine del loro sviluppo, sarebbe del tutto pretestuoso. Inoltre, non è forse vero che i vaccini così ottenuti hanno fatto e continuano a fare del bene ai tanti loro beneficiari? Ebbene, c’è innanzitutto da chiedersi se le cose stiano effettivamente così. In una sua analisi molto articolata, Debi Vinnedge conclude scrivendo, fra l’altro, che (a) le “colture” non sono immortali, e quindi si richiede nuovo materiale biologico da nuovi aborti per creare nuovi vaccini; (b) l’uso di questi vaccini finisce per essere un incentivo alla ricerca basata sulla distruzione di feti ed embrioni; (c) il vaccino anti-polio, per fare un solo esempio, venne di fatto usato come grimaldello contro restrizioni imposte a quella stessa ricerca immorale.7

Ma, anche ammettendo che le cose stiano come presupposto dalle due obiezioni sopra riportate, la prima (quella basata sui decenni trascorsi dagli aborti iniziali) equivarrebbe a dire che dopo vari passaggi di mano in mano una banconota falsa dovrebbe poter essere utilizzata come se fosse vera.8 La seconda obiezione, invece (quella che si appella, per giustificare questi vaccini, ai benefici da loro prodotti), non fa altro che riproporre lo screditato ritornello che un buon fine giustifica un mezzo cattivo.


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In definitiva, comunque si rigiri la questione, il problema resta. In filosofia e teologia morale, questo è noto come problema della cooperazione al male. Applicato alla questione dei vaccini, il problema venne riassunto in una dichiarazione adottata dalla Pontificia Accademia per la Vita nel 2005,9 in risposta proprio ad una domanda sottoposta da Debi Vinnedge. In quel documento, il problema della cooperazione venne giustamente affrontato con riguardo a tre diverse categorie di soggetti: «(a) chi prepara i vaccini mediante ceppi di cellule umane provenienti da aborti volontari; (b) chi partecipa alla commercializzazione di tali vaccini; (c) chi ha necessità di utilizzarli per ragioni di salute». Venne ovviamente esclusa la liceità di ogni cooperazione formale (cioè condividendo l’intenzione di procedere ad un aborto). Quanto alla cooperazione materiale, la preparazione, distribuzione e commercializzazione di questi vaccini venne giudicata moralmente illecita in linea di principio (salvando quindi la possibilità di responsabilità differenziate fra i vari agenti cooperanti), perché tale cooperazione contribuisce di fatto ad incentivare l’aborto. Altrettanto illecita venne giudicata la cooperazione materiale passiva dei produttori di questi vaccini, colpevoli di non rinunciare all’atto cattivo di aborto e di non impegnarsi in forme alternative lecite. (A questo proposito, Debi Vinnedge ha chiarito che, per alcuni vaccini connessi all’aborto, esistono già, e venivano in passato prodotte e commercializzate, forme alternative lecite, che furono poi scartate per mero interesse che non aveva nulla a che vedere con l’efficacia o sicurezza del vaccino etico).

Quanto alla cooperazione materiale degli utilizzatori di questi vaccini, il documento considerò quella degli utilizzatori privati ben più debole di quella delle «autorità e dei sistemi sanitari nazionali che accettano l’uso dei vaccini». Per i vaccini senza alternative, il documento del 2005 concluse per la liceità, nell’attesa di vaccini etici, in quanto ciò fosse «necessario per evitare un pericolo grave non soltanto per i propri bambini ma anche e, forse, soprattutto per le condizioni sanitarie della popolazione in genere».10 Allo stesso tempo, però, il documento fece appello ai “fedeli e ai cittadini di retta coscienza” (padri di famiglia, medici, ecc.) «di opporsi, anche con l’obiezione di coscienza, ai sempre più diffusi attentati contro la vita e alla ‘cultura della morte’ che li sostiene». Di qui il “dovere grave” di ricorrere a vaccini alternativi dove esistano e, per i vaccini senza alternative, il dovere di esercitare pressione perché vaccini etici siano resi disponibili.

In questo stesso spirito, chiamando cattolici e uomini di buona volontà a farsi sentire affinché i vaccini siano prodotti in maniera eticamente ineccepibile, mons. Strickland, Vescovo di Tyler vicino a Dallas nel Texas, non poteva essere più eloquente in un suo tweet nel bel mezzo della crisi dovuta al COVID-19: «E’ così triste che, anche di fronte al COVID-19, stiamo ancora dibattendo l’uso di materiale abortivo nella ricerca medica. Che sia chiara la mia posizione: se un vaccino per questo virus può ottenersi solo usando parti di bambini abortiti, allora io lo rifiuterò. Per vivere, non ucciderò dei bambini».11 In altre parole: un vaccino anti-COVID-19, certamente e speriamo presto; ma un vaccino ad ogni prezzo, no. Come in tutte le cose, ci sono vie morali da perseguire e vie immorali da respingere. Grazie per la sua coraggiosa testimonianza, Vescovo Strickland! 


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1 Una breve presentazione di questa organizzazione è rinvenibile in italiano in http://www.renovatio21.com/vaccini-aborti-cosmetici-parlano-i-children-of-god-for-life/.

2 I due comunicati relativi a questi vaccini, datati rispettivamente 25 e 31 marzo 2020, sono disponibili nel sito della Children of God for Life: https://cogforlife.org/.

3 Si vedano i due comunicati in data 25 marzo e 19 aprile, presso lo stesso sito.


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4 “Riflessioni etiche sui vaccini preparati a partire da cellule provenienti da feti umani abortiti”, in Medicina e Morale, 2005/3, pp. 521-532, alle pp. 521-522.

5 https://cogforlife.org/wp-content/uploads/AbortedFetalCellLines.pdf. In questo documento, si legge ad esempio che, per la creazione del solo vaccino anti-rosolia, servirono cellule tratte da 99 aborti.

7 “Aborted Fetal Cell Line Vaccines and the Catholic Family. A Moral and Historical Perspective”, in https://cogforlife.org/vaccines-abortions/.

8 Così osserva giustamente Rodriguez Luño alle pagine 523-524 del suo articolo, citato sopra. Per altri esempi calzanti, si veda lo scritto di Michael Copenhagen in https://cogforlife.org/wp-content/uploads/VaccineFrCopenhagen.pdf.

10 In termini più ampi (ma con un ragionamento decisamente stringato), la liceità venne ribadita in una nota congiunta del 2017: http://www.academyforlife.va/content/pav/it/the-academy/activity-academy/note-vaccini.html.

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