Un medico ci scrive da Londra

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«Esercito la professione di medico a Londra e, proprio parlando in quanto medico, sono sorpreso e addolorato quando vedo che, a dispetto dell’evidenza (da noi i reparti di terapia intensiva sono pieni; 150.000 morti in U.K. nonostante le misure restrittive, colleghi e parenti di amici e colleghi morti …) c’è chi continua a negare che l’epidemia nemmeno esista, seppure con i distinguo del caso, e la liquida come “una brutta polmonite” al peggio o addirittura come “un’influenza stagionale”.

Se poi, pur ammettendo che l’epidemia esista e sia tanto grave quanto ce la presentano, si appartiene per età o per stile di vita e impegni di lavoro a fasce nelle quali il contagio è meno a rischio di conseguenze esiziali (e molti tra i miei colleghi e anche tra  miei pazienti se la sono “cavata” con una decina di giorni di malattia con sintomatologia da moderata a severa)  si è liberissimi di essere scettici alla luce dei rischi connessi a QUALUNQUE trattamento medico e che vanno valutati alla luce dei benefici che ci si aspetta dagli stessi. Noi stessi consigliamo la vaccinazione ai soggetti a rischio, ma altrimenti in generale non esercitiamo pressioni di sorta.

Sul problema etico e morale della liceità dei vaccini, mi limito a fare alcune considerazioni che sono semplicemente quelle di un Cattolico che ha ricevuto un’educazione classica e che ha esperienza della vita grazie alla sua professione. Premetto: l’aborto è un crimine particolarmente odioso e io capisco benissimo che coscienze delicate preferiscano non avere assolutamente nulla a che fare con procedure ad esso seppur remotamente connesse -anche se i moralisti tendono a scoraggiare gli scrupoli, se non erro, per quanto comprensibili.

Le cellule embrionali dei principali vaccini anti-Covid derivano da feti abortiti prima della legalizzazione dell’aborto, quindi frutto di un crimine a tutti gli effetti e assolutamente non collegato alla ricerca medica in generale o alla produzione di vaccini in particolare.  Tuttavia, la scienza medica per secoli è progredita grazie allo studio sul e del cadavere: dissezioni e autopsie. Tale uso è stato consentito dalla Chiesa stessa, benché a certe condizioni. 


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Nonostante il macabro e romanzesco episodio dei commercianti di cadaveri William Burke e William Hare e le pratiche criminali dei “resurrection men” dell’Ottocento, la pratica, regolamentata, non è mai stata interrotta: e come potrebbe essere altrimenti? Nessuno almeno che io sappia, si è mai sognato di sostenere che, poiché lo studio del corpo umano, dei suoi meccanismi e delle sue miserie avveniva su cadaveri di giustiziati o di prostitute, le scoperte frutto di tali studi e le cure che ne derivavano fomentassero l’omicidio e la prostituzione e pertanto andassero rifiutate. Diverso sarebbe stato, e nessuno lo nega, come nel caso dei sullodati assassini seriali Burke & Hare, se per procurarsi la “materia prima” si fosse fatto ricorso all’omicidio! Mi pare che il parallelo si possa ben tracciare.

Ma c’è di più: alcune delle nostre conoscenze, sui processi che regolano la gravidanza, per esempio, o la scoperta di alcune malattie, le dobbiamo a scienziati al servizio, se non proprio affiliati, al regime nazional socialista comunemente detto nazista…E allora? Condannando i loro perniciosi principi sarebbe nostro dovere distruggerne anche le scoperte, magari per poi “riscoprirle”? Io ho sempre letto che la Divina Provvidenza dal male sa trarre il bene e, dato che un crimine fu certamente commesso quando un aborto fu praticato, non è già qualcosa che la Provvidenza abbia permesso che da quel crimine derivi la salvezza più che probabile (se non si nega l’evidenza dei fatti) di tante vite umane?

Che l’odioso crimine dell’aborto venga soppresso. Che il monito all’industria farmaceutica risuoni alto e solenne, ma che non si ricorra, scusatemi il termine, a sofismi per giustificare i propri timori e il proprio scetticismo… Il fatto che i vaccini siano stati e siano utili ed efficaci è storicamente provato, e il principio secondo cui sia meglio prevenire (principiis obsta) che curare è uno dei fondamenti della scienza medica – che è poi anche un’arte.


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Questo mi sento di dire come medico, vaccinato in Inghilterra nell’era del coronavirus».
(Lettera firmata)

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