Un coordinamento nazionale del Summorum Pontificum ?

(di Veronica Rasponi) Dal sito www.summorumpontificum.org, si apprende che per il 3 novembre è in programma un pellegrinaggio organizzato dal neonato Coordinamento Nazionale del Summorum Pontificum con Santa Messa secondo il rito straordinario celebrata in San Pietro. Iniziativa lodevole, lodevolissima, che verrà presentata a Roma il 10 settembre, della quale ci si può solo rallegrare. E c’è da sperare che, per l’occasione, la basilica sia colma di fedeli. Scorrendo il suddetto sito, si rimane invece un pò più perplessi quanto alla natura del Coordinamento e ai suoi intendimenti.

La prima ragione di perplessità è l’evidente mancanza di rappresentatività di un’organizzazione che, al di là di qualche nome e qualche sigla rintracciabili alla voce “aderenti”, compresa “Una voce”, dice davvero poco. Per essere altamente rappresentativa del mondo tradizionale, un’associazione di questa portata dovrebbe presentarsi a volto scoperto poiché la sua bontà è anche legata alla credibilità e affidabilità dei promotori.

La seconda ragione di perplessità è che lo spirito con cui si presenta il Coordinamento pare la riproposizione in chiave, diciamo tradizionale, dell’infausto adagio secondo cui bisogna cercare ciò che unisce invece di ciò che divide. Ma proprio questo diventerebbe subito fonte di divisione. Nel “Patto di consultazione e di collaborazione” proposto dal Coordinamento, per esempio, con l’intento di unire il maggior numero di aderenti e accontentare un pò tutti, si auspica un reciproco arricchimento delle due forme d’uso “del medesimo rito romano”, equiparando Vetus e Novus Ordo. Anzi, per non scontentare proprio nessuno, sembrerebbe persino che qualcuno ne immagini una commistione. Ma questa equiparazione o, peggio, commistione non è per nulla condivisa da molti cattolici che fruiscono del Motu Proprio Summorum Pontificum.

La terza ragione di perplessità nasce dal fatto che in seguito al Motu Proprio pontificio si è sviluppato un movimento di fedeli della Messa tradizionale che per la sua vastità e ricchezza non può essere incanalato in un “coordinamento”.  Pretendere di “organizzarlo” o “normalizzarlo” in una struttura, quale essa sia, significherebbe immiserirlo e indebolirlo. La varietà e la molteplicità dei gruppi che aderiscono al Motu Proprio è tale che nessuno ha il titolo di presentarsi come leader o portavoce del movimento, senza che oltretutto si sappia chi muove le fila e in quale direzione.

Infine, il “Patto di consultazione e collaborazione” dice testualmente di voler «promuovere ed incrementare il pieno inserimento degli Aderenti nella vita pastorale delle Diocesi di appartenenza, in filiale obbedienza agli Ordinari Diocesani e in comunione con la Santa Chiesa Cattolica; intrattenere ogni utile rapporto con gli Ordinari Diocesani, i parroci e gli enti religiosi della Diocesi di appartenenza». Proprio così, i fedeli della Messa antica dovrebbero consegnarsi con mani e piedi legati a quei vescovi, parroci ed enti religiosi diocesani che fino a oggi hanno fatto di tutto per ostacolare l’applicazione del Motu proprio Summorum Pontificum a cui il Coordinamento si richiama.

Insomma, senza voler giudicare le intenzioni, ci sembra di intravvedere la costituzione di un organismo che intende ergersi a interlocutore dell’apparato burocratico fatto di curie episcopali, consigli pastorali e uffici di enti religiosi standone all’interno e condividendone metodi e scopi. Una sorta di opposizione interna a cui viene concessa la dose minima di possibilità d’azione in modo da tenere buono tutto quel mondo che invece, là fuori, scalpita. Ma forse le nostre preoccupazioni sono esagerate e per questo aspettiamo la data del 10 settembre per poter esprimere un giudizio più motivato e definitivo.

 

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