Ultimatum per gli ultimi cristiani di Mosul: conversione, tributo o spada

Cristiani in fuga da MosulConversione all’islam, pagare il tributo (jizya) o affrontare la spada. E’ questo il drammatico ultimatum imposto dai terroristi dell’Isis, l’esercito del califfo al Baghdadi, ai circa 500 cristiani ancora presenti a Mosul, la seconda città più grande dell’Iraq. Le loro case sono state marchiate con la lettera “N” di “nasara” (cristiano), in maniera che siano ben identificabili, anche perché, secondo quanto riferito dall’Assyrian International News Agency (Aina), «lo Stato islamico ha ordinato agli ufficiali governativi di non distribuire ai cristiani le razioni di acqua e cibo, cui hanno diritto tutti gli altri abitanti sunniti in difficoltà, in una città dove non c’è più lavoro a causa della guerra. Oltre ai cristiani, anche gli sciiti non potranno ricevere gli aiuti».

Mosul è una città letteralmente svuotata dalla presenza cristiana. Nello spazio di soli dieci anni si è passati dalle 100.000 presenze del 2004 alle 5.000 del giugno 2014. Oggi, dopo gli ultimi violenti e ripetuti attacchi ad opera dei gruppi islamici radicali, alle poche centinaia di cristiani rimasti, la fuga verso Erbil, Dohuk o altre località del Kurdistan iracheno, considerate più sicure, è l’unica possibilità per evitare di dover scegliere tra la conversione all’islam, il pagamento del tributo o la sicura morte.

Il Vescovo ausiliare caldeo di Bagdad, Mons. Saad Syroub, dopo l’abbandono forzato di Mosul da parte di numerose famiglie cristiane, come riporta l’agenzia Fides, ha dichiarato: «Siamo senza parole, perché quanto successo è davvero scioccante. I cristiani sono a Mosul da secoli e quelle famiglie sono state improvvisamente strappate via dalla loro città, dalla loro casa, dalla loro vita. Siamo davvero preoccupati per il futuro dei cristiani in questo Paese». Mons. Saad Syroub prosegue la sua drammatica denuncia, sottolineando come, non fosse «mai accaduto che i cristiani fossero cacciati dalle proprie case come se non avessero alcun diritto. Purtroppo è questa la realtà oggi in Iraq, soprattutto a Mosul. Le nostre peggiori paure si stanno avverando e non sappiamo come reagire. È ormai troppo tempo che in Iraq non c’è sicurezza e la gente è terrorizzata, specialmente i nostri fedeli».

Ci auguriamo che le parole di mons. Saad Syroub scuotano la comunità internazionale ad intervenire, per porre fine alle violenze e all’esodo forzato dei cristiani dall’Iraq.

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