UE: l’Europarlamento “deplora” l’opposizione della Chiesa alla contraccezione

Una risoluzione propone l’accesso universale alla “salute riproduttiva” per il 2015. il Parlamento Europeo ha recentemente votato una risoluzione sul quinto Obiettivo del Millennio proposto dalle Nazioni Unite, riferito alla salute materno-infantile.






Una risoluzione propone l’accesso universale alla “salute riproduttiva” per il 2015. il Parlamento Europeo ha recentemente votato una risoluzione sul quinto Obiettivo del Millennio proposto dalle Nazioni Unite, riferito alla salute materno-infantile.

Secondo quanto riporta “L’Osservatore Romano”, nella risoluzione si propone di arrivare entro il 2015 all’«accesso universale alla salute riproduttiva», che comprende esplicitamente il ricorso all’aborto, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, per arrestare – si dice – l’elevata mortalità materna in molti di questi Paesi.

In uno dei suoi paragrafi, la risoluzione deplora «il divieto, sostenuto dalle Chiese, di usare contraccettivi, dal momento che l’uso del preservativo è fondamentale per la prevenzione di malattie e gravidanze indesiderate».
Mons. Giuseppe Merisi, Vescovo di Lodi e rappresentante della Conferenza Episcopale Italiana presso la COMECE (Commissione degli Episcopati della Comunità Europea), ha lamentato il riferimento all’aborto come «diritto».
In alcune dichiarazioni al quotidiano vaticano, mons. Merisi ha spiegato che il vero aiuto alle popolazioni del Terzo Mondo è rappresentato dalla «tutela della vita» e dalla «condanna dell’aborto, che non è un diritto». «Purtroppo, sui temi della difesa della vita come su quelli della famiglia e altri ancora esiste una sensibilità diffusa, presente come si vede anche nel Parlamento europeo, che privilegia i diritti della libertà individuale contro e oltre i grandi valori della vita e della dignità umana», ha osservato.

Per il presule, è necessario un «maggior impegno per sensibilizzare le coscienze e le istituzioni su queste tematiche essenziali», e che ciò avvenga «a livello europeo». A questo scopo, ritiene utile creare una sorte di rete perché «le realtà di ispirazione cristiana si ascoltino, si raccordino e trasmettano il giusto messaggio ai politici cattolici impegnati in Parlamento». (ZENIT.org, 5 settembre 2008)

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