UE: il Crocefisso resta a scuola

Il Crocifisso è un simbolo religioso, ma non un elemento di «indottrinamento», quindi può restare nelle aule scolastiche come deciso dalle autorità italiane che «hanno agito entro i limiti dei poteri di cui dispone l’Italia». Così la Grande Chambre della Corte europea per i diritti dell’uomo di Strasburgo ribalta il verdetto del 2009 e dà ragione all’Italia.

La vicenda inizia il 27 maggio 2002, allorché il Consiglio d’Istituto di una scuola di Abano Terme (Padova) respinge la richiesta di rimozione del crocifisso nelle aule fatta da Soile Lautsi, cittadina italiana di origine finlandese. La donna ricorre al Tar del Veneto ma il ricorso è rigettato dal Tar stesso e dal Consiglio di Stato. Quindi il ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo che il 3 novembre 2009 condanna l’Italia per aver mantenuto il Crocifisso nelle scuole violando le norme sulla libertà di pensiero, convinzione e religione.

Ma l’Italia non si arrende: il 29 gennaio 2010 il Governo presenta ricorso alla Grande Chambre che, il 2 marzo, ammette l’istanza. Il 18 marzo 2011, con 15 voti favorevoli e 2 contrari, la sentenza che assolve l’Italia a cui è stato riconosciuto di aver agito «nel quadro dei suoi obblighi di rispettare, nell’esercizio delle funzioni che assume nell’ambito dell’educazione e dell’insegnamento, il diritto dei genitori di garantire l’istruzione conformemente alle loro convinzioni religiose e filosofiche».

Attraverso un comunicato internazionale, la Santa Sede esprime la propria soddisfazione sottolineando che «la cultura dei diritti dell’uomo non deve essere posta in contraddizione con i fondamenti religiosi della civiltà europea, a cui il cristianesimo ha dato un contributo essenziale».

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