TURCHIA: non cessa la persecuzione dei cristiani

L’apertura religiosa della Turchia detta laica non è mai andata oltre le parole e si può presumere che la situazione non cambierà. Il rifiuto di riconoscere il genocidio armeno è un segno della determinazione del governo turco a non applicare la libertà religiosa nel suo territorio. Gli accordi del 1923, che prevedevano il riconoscimento giuridico delle Chiese e altre misure di protezione delle minoranze, non sono stati messi in pratica. In questo periodo, al contrario, decine di migliaia di greci sono stati espulsi. Il riconoscimento delle proprietà del patriarcato di Costantinopoli, il “Phanar”, residenza di Bartolomeo I a Istanbul, è continuamente rimandato.

Nuovi ostacoli si aggiungono a ciò che resta della vita monastica in questo paese, membro attivo dell’Organizzazione della Conferenza Islamica: si smette di creare problemi ai monaci di “Mor Gabriel”, un monastero a sud-est del paese, dove ci sono solo tre monaci, tredici monache e un metropolita. «Mor Gabriel è stato costruito nel 397 – dichiara Kuryakus Ergün, il portavoce del monastero –. Eravamo lì prima dell’islam, prima dell’Impero ottomano e prima della Repubblica turca. Queste terre ci appartengono e abbiamo tutti i documenti per provarlo». L’oggetto delle liti è il progetto di appropriazione da parte dello Stato delle terre del monastero. I monaci sono stati allora accusati di darsi ad «attività antiturche», «missionarie», o a «tentativi di distruggere l’unità nazionale incitando la gente alla rivolta». Il tribunale, tuttavia, non ha preso in considerazione queste accuse.

Continuano invece a circolare voci secondo le quali il monastero – costruito nel IV secolo! – è stato edificato su una moschea. «È anche venuto un procuratore a verificare», racconta Kuryakus Ergün. Naturalmente non ha trovato nessuna traccia. Negli anni ’70 vi erano ancora 70.000 siriaci in questa regione della Mesopotamia, situata tra il Tigri e l’Eufrate. Oggi ve ne sono appena 2.000. Del centinaio di monasteri che vi erano nella regione, ne rimangono solo quattro ancora attivi (“Bulletin de l’Etude du Christianisme des Origines”, aprile 2009).

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