TURCHIA: minacce per Cipro

A luglio 2012 Cipro deve assicurare la presidenza di turno dell’Unione europea. La Turchia non teme che in questa fase i suoi rapporti con l’UE possano peggiorare, pertanto ha deciso di indurire i toni per spingere l’Unione europea a «risolvere la questione cipriota» prima di tale data. Il ministro degli Affari esteri turco, Ahmet Davutoglu, ha anche pensato bene di minacciare l’Unione europea di privarla della candidatura turca qualora l’enclave turca sull’isola di Cipro non venga definitivamente riconosciuta.

La Turchia ha iniziato le negoziazioni di adesione all’Unione europea nel 2005 e i progressi finora sono stati lenti, in parte a causa dell’enclave illegittima che solo la Repubblica turca ha riconosciuto. Nel 2008 sono state rilanciate trattative di pace tra i ciprioti e gli invasori turchi sotto l’egida dell’ONU senza tuttavia ottenere grandi risultati. «Se la parte cipriota greca – ha annunciato Davutoglu durante una conferenza stampa – blocca le negoziazioni e assicura la presidenza dell’Unione europea a luglio 2012, ciò comporta non solo un’impasse sull’isola, ma anche un blocco e un raffreddamento dei rapporti tra la Turchia e l’Unione europea». A tale proposito il Commissario europeo per l’ampliamento, Stefen Feule, ha risposto che bisognava considerare la soluzione a questo problema solo a lungo termine.

D’altronde cos’altro poteva dire se l’Unione europea ha intrapreso negoziazioni di adesione con un Paese che occupa uno dei suoi Stati membri dal 1974? Innanzitutto avrebbe dovuto pretendere che la Turchia lasciasse Cipro prima di accettarne la candidatura. Avendo fatto le cose al contrario, l’Unione europea si trova ora in una situazione delicata. Non bisogna pensare che ciò sconvolga l’Unione europea. Essa vuole a tutti i costi far rientrare i turchi per ragioni strategiche e commerciali e sostiene questo progetto contro l’opinione pubblica europea e l’opposizione ufficiale di alcuni Stati membri, tra cui la Germania e Cipro stesso.
Una tale situazione sarebbe presto finita in un qualunque sistema politico rispettoso del bene comune, dell’opinione maggioritaria del suo popolo o semplicemente per coerenza diplomatica. Ma nell’Unione europea, visto l’alto livello di corruzione della sua classe dirigente, questa situazione persiste.

L’atteggiamento dei turchi tuttavia fa capire molto bene il modo in cui potrebbero comportarsi se il loro Paese fosse ammesso nell’Unione europea: minacce, ricatti, falsità, arroganza. Nessun Paese candidato si è comportato come i turchi. Forse semplicemente perché i turchi non sono europei…

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