Trapianti d’organi vitali: donazione o esproprio?

(Alfredo De Matteo) Nella sua accezione più comune, donare consiste nel dare ad altri liberamente e senza compenso qualcosa di utile e/o prezioso. Da ciò si può dedurre che affinché la donazione sia veramente tale è necessario che l’atto venga compiuto in piena libertà, senza alcuna costrizione o condizionamento; e che il donatore sia il legittimo possessore del bene che intende donare e ben conscio delle conseguenze che tale atto comporta.

Già con tali premesse è possibile escludere con certezza che la pratica dei trapianti d’organi vitali possa essere considerata un atto di donazione. Infatti, la gran parte degli espianti viene effettuata per conto terzi, dal momento che l’autorizzazione al prelievo degli organi viene richiesta ai congiunti del cosiddetto donatore. Inoltre, è da escludere che tale autorizzazione possa essere ritenuta un gesto autenticamente libero e consapevole: primo, perché i diretti interessati non vengono mai correttamente informati sui veri termini della questione (altrimenti non presterebbero il loro consenso …); secondo, per il fatto che la situazione di forte stress psicologico in cui si vengono a trovare non consente loro di avere la lucidità necessaria per prendere una decisione così importante. In più, essi subiscono una sorta di ricatto morale: anche qualora decidessero di non prestare il consenso al trapianto, la sorte del loro congiunto sarebbe segnata, dal momento che una volta dichiarata la morte cerebrale il paziente non donatore viene privato dei sostegni che lo mantengono in vita.

A rendere, se possibile, ancora meno credibile la tesi secondo cui la cosiddetta donazione degli organi rappresenti un gesto libero di generosità e altruismo, ci ha pensato il ministro della Salute Giulia Grillo che in pieno agosto ha firmato il decreto contenente le norme del regolamento sul Sistema Informativo Trapianti (Sit), previsto dalla legge n. 91/1999 sul silenzio-assenso. In pratica, con tale norma il legislatore si proponeva di aumentare il numero dei donatori di organi rendendo più difficili le opposizioni ai trapianti. Tuttavia, la legge 91 è rimasta, almeno fino ad ora, parzialmente inapplicata in quanto non è mai stato istituito e reso operativo il sistema informativo che contenesse i dati dei cittadini e raccogliesse le loro volontà. Ora, con il suddetto decreto il ministero della Salute ha inteso colmare tale lacuna normativa, anche se per renderlo completamente operativo è necessario che venga istituita un’Anagrafe Nazionale degli Assistiti e un sistema di notifica che avverta i cittadini dell’entrata in vigore della norma e dia loro la possibilità di esprimersi sulla donazione. Ma il più sembra fatto e, nel giro di pochi mesi, la trappola del silensio-assenso funzionerà a pieno regime, come promette il direttore del Centro Nazionale Trapianti, Massimo Cardillo: «A volte per i familiari è una decisione difficile da prendere e in circa il 30 percento dei casi c’è un rifiuto. Mentre con il silenzio-assenso, nel momento in cui non si dichiara nulla, nessuno si può opporre». Dunque, è evidente che la vera ratio della legge 91/1999 e ora del decreto attuativo del ministero della Salute non è tanto quella di raccogliere le volontà dei cittadini ma, all’opposto, di raccoglierne il meno possibile. E’ infatti molto probabile che tenderà ad esprimersi in un senso o nell’altro solo una piccolissima percentuale della popolazione, mentre la stragrande maggioranza non si esprimerà affatto, vuoi per scarso interesse verso l’argomento, vuoi per i legittimi dubbi che tale pratica solleva, vuoi per semplice noncuranza o disattenzione; in tal modo, l’attuale 30 percento di mancati consensi si ridurrà drasticamente.

Secondo il ministro Grillo «Due decenni sono troppi per attuare una legge di civiltà di cui il Paese ha bisogno. Potranno così essere salvate molte più vite, ma per farlo i cittadini devono essere adeguatamente informati e consapevoli e per questo lanceremo una nuova campagna informativa». Innanzitutto, c’è da chiedersi se ad aver bisogno di un provvedimento del genere siano davvero gli italiani oppure le strutture che operano in un settore, quello dei trapianti, che smuove molto denaro: secondo quanto si legge sul Programma Nazionale Donazione di Organi 2018-2020, «in molte regioni i risultati sono inferiori alle potenzialità stimate e i Centri Regionali per i Trapianti hanno difficoltà nel dimostrare l’importanza di un sistema organizzativo efficiente e nell’ottenere le risorse indispensabili per mettere in atto un appropriato modello organizzativo».

Detto in altri termini, dato che il numero dei trapianti non cresce ma anzi a crescere sono semmai le opposizioni, i centri per i trapianti rischiano di chiudere o di trovarsi in seria difficoltà. Il decreto del ministero della Salute sembra dunque promettere di risolvere in tempi relativamente brevi il problema del mancato incremento del numero dei trapianti. Ma almeno i cittadini saranno realmente informati e resi consapevoli, com’è nei proclami del ministro? Difficile, dato che informare in maniera adeguata significherebbe far sapere alle persone che, ad esempio, il criterio della morte cerebrale non è mai stato validato scientificamente, che non sussiste alcuna evidenza che la presunta cessazione delle sole funzioni cerebrali equivalga alla morte dell’individuo e che comunque gli strumenti atti a diagnosticare la morte cerebrale non danno alcuna garanzia che la funzionalità del cervello sia irreversibilmente compromessa. Che almeno non si chiami più donazione degli organi, ma esproprio da parte dello Stato … (Alfredo De Matteo)

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