Torino. Rubano in chiesa durante la comunione

Torino. Santa CristinaSuccede nella centralissima chiesa di San Cristina, in piazza San Carlo. Il vescovo emerito, monsignor Livio Maritano, stava celebrando la funzione quando una signora, al ritorno dalla comunione, si è accorta che le avevano rubato la borsa.
I volontari della parrocchia l’hanno subito aiutata, ma della borsa non c’era più traccia. E neanche del ladro.
Il rettore, don Adolfo Ferrero, ha intanto ristampato un cartello con su scritto di non lasciare incustodite le borse. “
Non è solo il problema del valore economico,” spiega il il rettore “a colpire è lo choc di essere derubati in un luogo che si crede sicuro […] Succede periodicamente. C’è chi si intrufola tra le panche con aria devota”.
Il momento più delicato resta la comunione, quando c’è chi la lascia sul banco. Ma il rettore può anche raccontare storie di ordinaria sottrazione, con furti di denaro dalle elemosine e dalla sacrestia.
Al di là dell’evento contingente, quello che stupisce è la sempre maggior frequenza di questi casi. Non c’è più nessun rispetto né della sacralità del luogo, né del momento sacro. Le chiese vengono viste come vetrine da cui sottrarre quello che si vuole, complice una mentalità della scusante sempre pronta e la svalutazione del cristianesimo.
Se una borsa, una statua o un calice restano incustoditi, perché non rubarli?

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14 novembre 2013
Allarme ladri in chiesa
“Furti durante la comunione”
Le urla e le lacrime disperate di un’anziana mentre si celebrava la messa

Era da poco iniziata la Messa del mattino quando si è sentito un urlo. «Mi hanno rubato la borsa», ha gridato così lunedì alle 11 un’anziana dagli ultimi banchi della chiesa di Santa Cristina, una delle due chiese gemelle di piazza San Carlo (quella sulla sinistra guardando Porta Nuova). L’anziana ha continuato ad agitarsi e a piangere disperata.

Il vescovo emerito monsignor Livio Maritano, che stava celebrando la funzione, non si è interrotto. Discretamente, alcuni volontari della parrocchia, come Gaetano Nocita, si sono avvicinati per aiutare la donna, che era insieme al marito, ma non si dava pace neanche quando sono arrivate le forze dell’ordine. Tra gli avvisi all’ingresso della chiesa, il rettore don Adolfo Ferrero ha attaccato un bel cartello che a caratteri cubitali ricorda di non lasciare incustodite le borse. C’era già, ma dopo il furto di lunedì lo ha ristampato in grande. «Non è solo il problema del valore economico – dice il rettore – a colpire è lo choc di essere derubati in un luogo che si crede sicuro». Non è certo la prima volta, nonostante l’avviso della presenza delle telecamere. «Succede periodicamente. C’è chi si intrufola tra le panche con aria devota». Contro i furti, la chiesa ha fatto sistemare anche dei ganci nei banchi, per appendere la borsa davanti a sé. Il momento più delicato è la comunione, quando c’è chi la lascia sul banco.

Altri casi
«Da noi c’è un ladro seriale che passa ogni due mesi. Una sera l’ho beccato, ma è scappato» racconta don Alberto Calzoni, parroco di San Giacomo, quartiere Barca: «Tutti i nottolini della chiesa sono stati forzati. Quest’estate mi hanno rubato 400 euro dai cassetti dell’ufficio. Una volta ho beccato quattro ragazzini in chiesa di notte: non era eccesso di devozione. Abbiamo le telecamere: spesso sono persone del quartiere, che frequentano la chiesa».

Vigilanza
Telecamere anche alla parrocchia delle Vallette, mentre don Sandro Menzio, della Gran Madre, dice che dopo un tentato furto, i volontari si sono organizzati con turni di vigilanza. A febbraio, a San Gaetano, in corso Regio Parco, per l’aggressione al diacono e un tentato furto ci fu un arresto. Nella parrocchia di San Benedetto Abate, Pozzo Strada, i piccoli furti che si susseguivano non si sono più verificati da quando sono state installate le telecamere.

Fabrizio Assandri

Fonte: La Stampa

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