TESTAMENTO BIOLOGICO: riflessione sulle DAT

Nell’inserto È vita del quotidiano dei vescovi italiani “Avvenire” del 14 aprile è apparso un interessante articolo dal titolo: Dieci anni di eutanasia, e l’Olanda non si ferma più. Nel pezzo vengono sommariamente ma efficacemente ripercorse le tappe fondamentali che hanno portato alla legalizzazione dell’eutanasia e del suicidio assistito in Olanda, «tutti casi che hanno spinto in modo decisivo verso l’approvazione di una legge che negli anni ha visto sempre più ampliare il proprio raggio d’azione, con un costante aumento del numero dei morti procurati registrati…

Dieci anni dopo, insomma, l’Olanda non riesce più a fermarsi». Tale esame di realtà dovrebbe far riflettere soprattutto coloro i quali ritengono necessaria una legge sulle cosiddette DAT (dichiarazioni anticipate di trattamento) al fine di scongiurare la deriva eutanasica. È opportuno osservare, infatti, come praticamente tutte le leggi inique approvate dai Parlamenti negli ultimi decenni sono nate per rispondere politicamente alle pressioni dei laicisti, i quali, spalleggiati dalla magistratura e sponsorizzati dai media, hanno creato ad arte “casi di rottura” per indurre i governi a legiferare e così aprire un varco giuridico ove progressivamente inserirsi e compiere opera di demolizione, anche culturale. Così è stato in Italia con la legge 194 sull’aborto, ma anche negli Stati Uniti, Francia ed altri Paesi, il percorso di scardinamento dell’ordine naturale ha presentato caratteristiche simili.

C’è da rilevare che in un clima politico e culturale avvelenato dal relativismo etico, fondato sul consenso, dove non esistono valori assoluti, bensì valori il più possibile condivisi, ogni qual volta si mette mano alle questioni fondamentali che concernono la salvaguardia della vita umana innocente ed indifesa, si rischia di creare una falla nel sistema giuridico ben più ampia di quella che si vorrebbe chiudere. Come ha efficacemente ricordato il presidente del Comitato Verità e Vita, Mario Palmaro, in Italia l’eutanasia è tuttora illegale e non è il classico caso di rottura che ha avuto come protagonista Beppino Englaro e la sua cricca di complici ad avere il potere di abrogare le leggi che vietano l’eutanasia nel nostro ordinamento.

Viceversa, un insieme di norme che pretende di disciplinare e regolamentare ciò che è intrinsecamente indisciplinabile e non regolamentabile, perché espressione non già di una costruzione umana ma di una verità immutabile di origine divina, apre la strada all’errore e permette ai demolitori del bene comune di muoversi e di agire non più nell’illegalità di fondo. Ci auguriamo che le forze cattoliche presenti nel Parlamento e, soprattutto, la gerarchia ecclesiastica, facciano uso di quel sano realismo, frutto di una visione cristiana della storia, che porta a diffidare delle vie larghe e facili che ci propone il mondo ma a preferire quelle strette che ci indica il Vangelo.

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