TESTAMENTO BIOLOGICO: dubbi sulla legge in Parlamento

Il confronto sul Testamento biologico e sul disegno di legge Calabrò che introduce “Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento” si fa sempre più serrato. Il testo, approvato dal Senato nel marzo 2009, arriverà in aula a Montecitorio il 7 marzo dopo essere stato sottoposto all’esame delle commissioni parlamentari.

 

L’on. Alfredo Mantovano si è mostrato preoccupato sulle modifiche introdotte al testo del Senato dalla commissione Affari sociali della Camera. «Sono tre, in particolare, le novità che provocano preoccupazione: a) quella che ha introdotto la vincolatività del “testamento biologico”. In base a essa, se il medico curante non intende determinare la morte del paziente, il fiduciario può rivolgersi a un collegio medico, il cui parere diventa vincolante. Il compito del collegio non sarà tanto quello di fornire lumi al medico che vuol salvare il paziente, ma di interpretare la volontà espressa nel “testamento”: quindi, se tale volontà è orientata alla morte, di scegliere il miglior modo per adempierla.

E poiché sorgeranno contrasti, la sanità sarà materia sempre meno di competenza dei medici e sempre più di competenza degli avvocati e dei giudici. Infatti, è ovvio che contro le decisioni del collegio il fiduciario, e forse anche il medico, potranno ricorrere al giudice. E intanto del malato che si fa? Chi lo cura e come? È evidente il pericolo della “deresponsabilizzazione del sanitario”, all’insegna del principio delle “carte a posto”; b) l’estensione dei soggetti destinatari del “testamento”: non più, come dal testo del Senato, quello dei soggetti in “stato vegetativo persistente”, bensì quello dei soggetti in condizione di “incapacità permanente”. Nell’accettazione lata di incapacità permanente si collocano gli ammalati di Alzheimer e gli affetti da demenza senile. Ma in stato di incapacità permanente si trova pure chi versa nei primi stadi del coma: essi sfuggono a una valutazione di temporaneità della incapacità; ma quante persone escono dal coma e ritrovano una condizione di vita normale? c) l’idratazione e l’alimentazione che possono essere sospese quanto “risultino non più efficaci nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari”. È una puntualizzazione inutile: in simili situazioni nessun medico si accanisce a iniettare sostanze che non giovano più. E tuttavia l’esperienza insegna la pericolosità delle proposizioni inutili, in quanto mettono l’esegeta capzioso nelle condizioni di poter sostenere che “se il legislatore lo ha scritto, qualcosa dovrà pur significare!”» (“Il Foglio”, 25 febbraio 2011).

Tra coloro che hanno espresso la loro contrarietà verso la legge c’è il prof. Angelo Fiori, emerito di Medicina legale all’università del Sacro Cuore, per anni direttore con mons. Elio Sgreccia della rivista di bioetica “Medicina e morale”, che ha dichiarato: «Personalmente ritengo che a questo punto sarebbe molto meglio non votare alcuna legge. Sono convinto che la strada ottimale sia affidarsi ai medici che in certi frangenti così delicati si mostrano in gran parte ragionevoli e coscienti. Tanto più che, a mio avviso, al Testamento biologico ricorrerebbero pochi cittadini, così com’è accaduto con la donazione degli organi. Peraltro l’approvazione di una legge non farebbe che rendere più profonda la spaccatura tra medici favorevoli all’eutanasia e quelli che non lo sono» (“Corriere della Sera”, 28 febbraio 2011).

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