TELEVISIONE: una falsa immagine di San Francesco

La fiction su Chiara e Francesco, trasmessa di recente da Rai Uno, ha avuto una buona accoglienza di pubblico (fino a sette milioni di spettatori e al 30% di share) e di critica, anche da parte dei religiosi.

La fiction su Chiara e Francesco, trasmessa di recente da Rai Uno, ha avuto una buona accoglienza di pubblico (fino a sette milioni di spettatori e al 30% di share) e di critica, anche da parte dei religiosi.

Nonostante riprenda, in alcune scene letteralmente, il più oleografico film di Zeffirelli, quest’opera tv, al di là dei consueti limiti di questo genere di fiction, ha trasmesso alcuni messaggi sicuramente positivi. Intanto, la centralità cristologica nel messaggio francescano, che non è una via “particolare” alla santità, ma la continua adesione al dettato evangelico (mediante il sistema delle sortes, cioè aprendo a caso una pagina della Buona Novella come indicazione).

Inoltre, l’opera assegna a Santa Chiara l’importanza dovuta: fu infatti la risoluta scelta della posata e razionale ragazza a colpire gli assisiati, oltre e quasi più di quella fatta dal figlio di Pietro di Bernardone, che da sempre si era distinto per un carattere carismatico e avventuroso. Insomma, l’imprimatur della “Lux Vide” della famiglia Bernabei e anche la scelta di attori di buone convinzioni anche fuori dal set (tra gli altri, Lando Buzzanca nel ruolo di Pietro e il protagonista Ettore Bassi) ha assicurato un prodotto sufficiente, specie in rapporto alla media disastrosa delle fiction televisive.

La nota più fuori luogo, in un’opera di divulgazione religiosa ma anche storica come quella diretta da Alberto Negrin, è la scelta di affidare la parte centrale della seconda serata al racconto del viaggio in Terra Santa – che Francesco intraprese nel 1219 – e al suo conseguente incontro con il Sultano. Questo avvenimento – non a caso mai messo in scena nei film precedenti, neppure in quello di Liliana Cavani che pure grondava di politically correct – occupa un posto spropositato, anche rispetto all’enorme impatto che il francescanesimo ebbe nella storia della Chiesa, e sembra rispondere soprattutto alla personalistica visione di uno degli autori, Franco Cardini, sostenitore come è noto di un embrassons nous acritico tra cristiani e islamici. Oltretutto, l’intento della missione francescana presso i saraceni in tempo di crociata non era quello, come appare da alcune battute e scene, di un “pacifismo” senza radici, ma quello di tentare la conversione dei musulmani e, tramite quella, ottenere la fine delle ostilità. (M.Fe.)

Donazione Corrispondenza romana