Sulla vita è giunta l’ora di parlare chiaro

(di Alfredo De Matteo) Inutile illudersi: la battaglia contro l’aborto volontario ed in generale contro tutti gli attacchi alla vita umana innocente è estremamente complicata anche perché è necessario agire su più fronti se si vuole giungere al ripristino della vera legalità.

Da qui l’opportunità di un’attività a tutto campo che non tralasci né l’ambito culturale (il sovvertimento dell’ordine naturale ha anestetizzato le coscienze, il politicamente corretto ha eroso la capacità di ragionare sui fatti e le loro conseguenze, il relativismo morale e dottrinale ha reso vuote le affermazioni di principio) né quello giuridico.

E’ un dato di fatto che i due livelli si compenetrano fino a formare un’unica struttura: un cambiamento a livello culturale (ad esempio una maggiore sensibilità alle ragioni della vita) può riverberarsi a livello giuridico – normativo e viceversa. Nondimeno, costituisce sempre un dato di fatto che l’uomo è un animale sociale che tende ad adattarsi all’ambiente in cui vive e per natura rifugge dal sentimento di frustrazione che prova nel sentirsi isolato e in minoranza.

Per questo motivo le leggi fanno cultura, orientano il pensiero delle masse e influenzano le coscienze. All’epoca della promulgazione dell’omicida legge 194/1978 che ha regolamentato l’uccisione sistematica dell’innocente nel grembo materno una feroce e terroristica campagna mediatica guidata da minoritari gruppi di potere (femministi e abortisti) è stata all’origine del clamoroso “crollo” di un mondo politico già corrotto che ha portato ad approvare una legge di cui probabilmente la maggior parte delle persone non sentiva né l’urgenza né la necessità.

Dunque, un clamoroso scollamento tra il mondo reale e quello formato dalla politica del compromesso e dagli intrighi lobbistici e massonici. Eppure, sono bastati pochi anni per invertire la rotta e orientare la gente comune verso l’accettazione acritica dello sterminio di Stato. Allo stato attuale, dopo più di trent’anni, la situazione è disperata ed occorre ricominciare da zero per smuovere gli animi sopiti e addomesticati dall’illusione di un mondo falsamente solidale che invita ad ogni piè sospinto alla tolleranza ed al rispetto ma si accanisce senza pietà contro i più piccoli ed i senza voce.

Raccogliamo con favore, dunque, l’invito lanciato dal pro-life Carlo Bellieni dalle pagine del noto quotidiano on-line “La Bussola Quotidiana” circa la necessità di educare alla vita e non solamente di pensare ad incidere a livello legislativo (“Sulla vita è ora di educare”, 22 novembre 2011). Ci lascia però perplessi, alla luce della storia, l’affermazione secondo cui “fare buone leggi non serve a niente se la gente è convinta che siano leggi cattive”.

Malgrado la sproporzione di forze tra i fautori della cultura di morte e quelli della cultura della vita sia enorme, come giustamente ci ricorda Carlo Bellieni nel suo articolo, noi abbiamo un’arma che i nostri avversari non hanno e non possono avere: la verità e l’intrinseca coerenza del bene. Su ciò dobbiamo puntare per tentare di rovesciare la situazione senza appiccare incendi distruttivi ma neanche facendo i pompieri ad ogni costo.

Alfredo De Matteo

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