Stupro: in Cile l’aborto per le donne, nulla per i violentatori

CilePessime notizie: la Commissione Sanità della Camera dei Deputati cilena, con 8 voti favorevoli e 5 contrari, ha approvato la depenalizzazione dell’aborto in caso di stupro, purché l’intervento venga compiuto entro le prime 12 settimane oppure entro le 14 in caso di 14enni. Da notarsi come tale disegno di legge, viceversa, non preveda incredibilmente alcuna pena nei confronti dell’aggressore. Un altro varco contro la vita si è così aperto, oltre ai due già approvati in passato dal medesimo organismo ovvero la depenalizzazione nel caso la donna si trovi in pericolo di vita oppure nel caso il bimbo presenti malformazioni letali di carattere genetico o congenito.

I parlamentari han purtroppo ritenuto che il dolore provocato da una violenza possa rendere la gravidanza una «tortura», ritenendo la «dignità» delle donne prioritaria anche rispetto al diritto alla vita di un feto senza colpe. Il ministro del Servizio Nazionale per la Donna, Claudia Pascual, dal canto suo, ha sottolineato come tale provvedimento ponga la vittima dello stupro nelle condizioni di scegliere: ma pare che l’unica scelta affidatale sia quella di decidere se far vivere o morire l’essere umano innocente che porta in grembo.

Entusiasti i socialisti, che, per bocca dell’on. Juan Luis Castro, presidente della Commissione Sanità, han definito questo un giorno «molto importante» per il Cile: «Questa è la democrazia», ha dichiarato, squalificandola, non essendo nulla di cui andare orgogliosi, stanti i frutti.

Di parere esattamente opposto l’on. Nicolás Monckeberg, della formazione di centrodestra Rinnovamento Nazionale, che ha definito il voto «una pessima notizia» per le donne, ridottesi così a non esser tutelate per la violenza patita e ad esser anzi incoraggiate ad uccidere loro figlio, aggiungendo un «secondo delitto» allo stupro patito, come evidenziato dall’on. Gustavo Hasbún del partito di destra Unione Democratica Indipendente.

La Commissione Sanità proseguirà ora con la discussione del resto dell’articolato, comprese le norme relative all’informazione, al programma di accompagnamento ed alla verifica diagnostica per le donne, che decidano di abortire. Un altro tragico passo indietro è stato compiuto (fonte: Corrispondenza Romana).

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