Una strana lettera di Benedetto XVI per il V anniversario di Francesco

(di Emmanuele Barbieri) I cinque anni di pontificato di papa Francesco sono stati celebrati dalla Santa Sede in maniera certamente inusuale. Il Prefetto della Segreteria per la Comunicazione, mons. Dario Edoardo Viganò, ha reso pubblica «una lettera personale di Benedetto XVI sulla continuità con il pontificato di Papa Francesco» su cui si è concentrata tutta l’attenzione dei media. Il messaggio è stato diffuso in occasione della presentazione della collana La Teologia di Papa Francesco, edita dalla Libreria Editrice Vaticana (LEV), presso la Sala Marconi di Palazzo Pio.

Nella lettera Benedetto XVI scrive: «Plaudo a questa iniziativa che vuole opporsi e reagire allo stolto pregiudizio per cui Papa Francesco sarebbe solo un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica, mentre io sarei stato unicamente un teorico della teologia che poco avrebbe capito della vita concreta di un cristiano oggi».

Il Papa Emerito ringrazia inoltre di aver ricevuto in dono gli undici libri della collana di teologia, dedicati a Bergoglio, affermando che essi «mostrano a ragione che Papa Francesco è un uomo di profonda formazione filosofica e teologica e aiutano perciò a vedere la continuità interiore tra i due pontificati, pur con tutte le differenze di stile e di temperamento».

Il 7 marzo Corrispondenza Romana aveva messo in rilievo l’esistenza di una corrente, interna al mondo cattolico, che contrappone Benedetto XVI, “vero Papa”, a Francesco, “falso papa”. Secondo i sostenitori di questa tesi, il modo migliore di sbarazzarsi di papa Francesco sarebbe quello di dimostrare che Jorge Mario Bergoglio non è Papa, a causa dell’invalidità della sua elezione e/o della modalità delle dimissioni di Benedetto XVI, il quale non avrebbe mai rinunciato al Papato.

Sembra che la Santa Sede non abbia sottovalutato il diffondersi di queste posizioni e che, per spazzar via ogni equivoco, abbia chiesto a Benedetto XVI di ribadire la continuità non solo giuridica, ma “interiore”, tra lui e il suo successore. I più attenti osservatori sono rimasti tuttavia sconcertati dalle modalità del messaggio dell’ex-Romano Pontefice.

Marco Tosatti, su Stilum Curiae,osserva che «I media hanno sottolineato la ri-valutazione di papa Bergoglio da un punto di vista filosofico e teologico. Ora, non mi sembra esistano importanti opere filosofiche e teologiche del Pontefice, che peraltro non ha mai completato la sua tesi di dottorato in teologia. E i libri – piccoli, sottolinea il messaggio – di cui si parla non li ha scritti il papa, ma altri su di lui…Sbagliamo a considerare questa ri-valutazione, se proviene proprio da Benedetto, una forma di cortese carineria; quanto credibile lo scrivente lascia giudicarlo ai lettori. Ma è una gentilezza necessaria per aprire lo spazio alla seconda difesa, quella di se stesso. E cioè per smentire che Joseph Ratzinger sia stato unicamente “un teorico della teologia”. Accusa che sotto varie forme e modalità circola da decenni, e ancora serpeggia. E che, per qualche ragione a noi ignota, adesso si vuole contrastare».

Sandro Magister da parte sua rivela la parte finale (taciuta da Viganò) del messaggio di Ratzinger, in cui vede «“una finissima ironia”. “Tuttavia non mi sento di scrivere su di essi (i libri) una breve e densa pagina teologica perché in tutta la mia vita è sempre stato chiaro che avrei scritto e mi sarei espresso soltanto su libri che avevo anche veramente letto. Purtroppo, anche solo per ragioni fisiche, non sono in grado di leggere gli undici volumetti nel prossimo futuro, tanto più che mi attendono altri impegni che ho già assunti». Secondo Massimo Franco, politologo e vaticanista del Corriere della Sera, «più che limitarsi a registrare il messaggio irrituale del papa emerito Benedetto XVI in difesa di Francesco, viene da chiedersi perché lo abbia mandato».

Gli elementi che suscitano qualche interrogativo, nel messaggio del Pontefice emerito,sono soprattutto due: «Il primo riguarda la riaffermazione della «continuità interiore tra i due pontificati, pur con tutte le differenze di stile e di temperamento»: parole che sembrano rivolte a quanti, nelle file ecclesiastiche, continuano a guardare a Benedetto XVI come al «loro» Papa, in polemica con Francesco; e che non perdono occasione per contrapporre l’uno all’altro dal punto di vista dottrinale».

Il secondo punto che colpisce nel messaggio, è, per Franco, «il plauso alla pubblicazione dei volumi: un’iniziativa che «vuole opporsi e reagire allo stolto pregiudizio per cui papa Francesco sarebbe solo un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica, mentre io sarei stato unicamente un teorico della teologia che poco avrebbe capito della vita concreta di un cristiano di oggi». Parole durissime e inusuali, con le quali Ratzinger è determinato a difendere il proprio successore e se stesso. Ma potenzialmente, anche parole suscettibili di qualche fraintendimento. Sostenere che la collana sulla teologia di Francesco è stata pensata per opporsi a uno «stolto pregiudizio» su di lui, ha alcune implicazioni. Intanto, cresce il sospetto che questo pregiudizio esista al punto da essere in qualche modo ufficializzato, seppure involontariamente; che sopravviva e anzi rischi di diffondersi dopo cinque anni di pontificato; e che appaia così preoccupante da suggerire una risposta editoriale di questo livello. Un’altra implicazione riguarda l’insistenza sulla continuità tra i due papati. In teoria dovrebbe essere scontata. Ma il fatto che la sintonia tra il Papa dimissionario e quello in carica abbia bisogno di essere ribadita e puntellata da Ratzinger attraverso parole dai toni drammatici, la rende una verità complessa».

Malgrado alcuni vaticanisti si affannino a scrivere che, dopo cinque anni, la popolarità di papa Bergoglio non cala e che il bilancio del suo pontificato è pienamente positivo, il Vaticano stesso, con la lettera di Benedetto XVI resa nota da mons. Viganò, ammette l’esistenza di pesanti ombre ombre che avvolgono l’anniversario del suo quinquennio di governo.

Non a torto Franco conclude il suo articolo sul Corriere della Sera con queste parole: «Il testo del Papa emerito restituisce la realtà di una Chiesa che dopo cinque anni rimane un «ospedale da campo» incompiuto; attraversata da tensioni e incognite tali da confondere la divisione tra riformatori e conservatori, tra il «Papa di Casa Santa Marta» e la Curia. Le riforme rimangono in un limbo: tanto che la stessa Civiltà cattolica ricorda le parole di Francesco su una riforma che «è come pulire la Sfinge d’Egitto con uno spazzolino da denti». Non è più chiaro chi sia alleato con chi. Dover ricorrere al carisma discreto e appartato di Benedetto per sostenere Francesco, a ben vedere, è un segnale sul quale riflettere». (Emmanuele Barbieri)

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